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Pd e potere, il rischio dell’autosufficienza Breaking news, Politica

Firenze – Sinistra fuorigioco, destra che cresce ma sotto il nome di Salvini non ce la fa. La vera notizia, il giorno dopo delle lezioni regionali, è che il Pd è autosufficiente, dall’alto dei suoi 22 rappresentanti in consiglio regionale che gli assicurano la maggioranza. Il dato politico parrebbe favorevole al Pd, a Zingaretti in particolare, come si legge quasi ovunque. Del resto, il primo discorso da presidente della Toscana di Eugenio Giani non ha dato adito a dubbi per quanto riguarda la linea: grazie a tutti ma il passagio decisivo per la mia candidatura è stato quello della direzione nazionale del partito. Ovvero, Zingaretti. E proprio da qui bisogna partire.

Il terreno di incontro e scontro sono due giunte: da un lato, quella gianiana, dall’altro quella di Nardella. l’una fatalmente dipendent all’altra, non foss’altro per il fatto che ci sono nomi che abbiamo ritrovato finora nell’una e altri che potrebbero essere in avvicinamento nell’altra. Ma anche l’una profondamente diversa dall’altra, anche grazie a un regolamento non scritto, che vuole, se fiorentino il presidente della Regione, una giunta di esponenti dei territori. Una posizione che forse Giani ha adombrato in campagna elettorale con il famoso patto dei sindaci, 189 sindaci su poco più di 200 impegnati a sostenere colui che si è definito “sindaco fra i sindaci” e che può voler dire, ora che lo spavento è passato e il punto conquistato, che i territori verranno premiati con la partecipazione al governo, come senz’altro sottoliea il nuovo presidente quando afferma che è giani a rappresentare Firenze.

Territori, dunque il grossetano Leonardo Marras, 18mila preferenze, l’aretino assessore uscente Vincenzo Ceccarelli,  13mila e poi via via tutti coloro che “hanno fatto bene”: dal senese Simone Bezzini e via via tutti gli altri. Preferenze e vicinanze, come la big renziana Stefania Saccardi, i lottiani, gli zingarettiani, i sodali di Simona Bonafè, Monni e Nardini lanciate anche oggi dalla stampa cittadina come possibili candidate alla vicepresidenza … si arriva così alla schiera delle liste che hanno sostenuto Giani che con Italia Viva hanno ampiamente fornito al presidente voti per il distacco dalla Ceccardi. Quale sarà il loro destino? A volte separate da un soffio dal risultato, è il caso d Sinistra Ecologista che è rimasta fuori per una manciata di voti, 300 circa, imortantissime nel portare acqua alla nomina del nuovo presidente, forse sarà proprio da questa congerie a uscire il nome per la vicepresidenza, donna, universalmente stimata, Serena Spinelli. E, a proposito di donne, qualcuno considera in corsa anche Cristina Gireco, vecchia giunta e molta esperienza.

In definitiva, Eugenio Giani in questo primo passaggio, dovrà dimostrare di avere il fiuto politico e le capacità di trovare rea di manovra per mettere isnieme nuovi equilibri che tengano conto del fatto che il Pd, in buona sintesi, può essere considerato un agglomerato di solide correnti. Il che inficia un po’ la solidità che gli viene dall’essere il partito della maggioranza, e impegna Giani a un lavoro comlesso e delicato, che vede in campo anche uno dei suoi sostenitori più entusiasti, il sindaco Dario Nardella, che, alle prese con il rimpasto dato dal fatto che i suoi due assessori sono passati in Regione, dice che apsettaerà la giunta regionale per ricostruire la sua.

Interessante affermaizone, che potrebbe preludere, ad esempio, a un ritorno importante per Firenze, vale a dire all’incarico a Elisabetta Meucci nel ruolo di vicesindaca al posto di Cristina Giachi, che con le sue 11mila preferenze si è onorevolmente seduta negli scranni regionali, come del resto gli 8mila di Andrea Vannucci hanno portato l’ormai uscente assessore alla casa a sedere in Regione, sebbene, al momento, sia difficile immaginarne un ruolo in giunta. Senza dimenticare che l’uscita di Vannucci lascia scoperto un assessorato importantissimo a Firenze, città ad alta tensione abitativa, che è quello alla casa, per cui continuano insistenti voci di “figura della società civile”.

Dunque, giunta in costruzione, primo delicato compito del neo presidente, che potrebbe optare, per una figura di tutto rispetto come l’ex assessore alla casa regionale Ceccarelli, per un ruolo di prestigio e senso politico come la presidenze del consiglio regionale. Senza dimenticare che da qualche parte sarà quasi gocoforza immettere un assessore “renziano”. Del resto si vocifera che, se la squadra maschile è più o meno in mente al presidente, è la parte femminile a preoccuparlo di più, come potrebbe dimostrare l’ancora non chiaro ruolo di Stefania Saccardi, regina del volontariato e terzo settore, renziana di ferro mai pentita. Del resto, Giani è politico troppo avvertito per non sapere che il rischio della solitudine al potere è quello di fare i conti fra fratelli e cugini. Tant’è vero che ha adombrato almeno due settimane per formare la squadra.

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