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Pd, Giani rottama i cerchi magici, si riparte da liste civiche e associazioni Breaking news, Politica

Firenze – Rigenerazione del partito, si riparte da territori. O meglio, dagli uomini dei territori. Meglio ancora, da coloro che i territori stessi si sono scelti: sì a liste civiche, candidati sindaci “civici”, impegno fatto anche di piccoli finanziamenti per pro loco, eventi tradizionali, iniziative identitarie del luogo. Il tutto legato dal fil rouge dell’identità toscana. Se non si tratta di una chiara indicazione per il partito, nel senso di indicare la via per riemergere dall’impasse disastrosa che ha preso corpo con le ultime disfatte delle roccaforti rosse, poco ci manca. E a indicarla è Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale toscano, che ieri sera, all’hotel Laurus, in mezzo a un tripudio di folla accorsa per sentirlo e che è rimasta anche in piedi, ha “festeggiato” il triennio di conduzione consiliare. Mettendo in campo ciò che è apparso un vero e proprio “piano” per la riconquista della fiducia di un elettorato fuggito verso la destra.

Fondamentale, per questo “ritorno” del partito sul territorio, il ruolo delle associazioni e dell’associazionismo, vale a dire di tutta quella ragnatela di gruppi che rendono ospitale, vivo e produttivo il territorio. Una logica che trae la sua linfa vitale dalla passione per i propri luoghi, ma non solo: è l’associazionismo infatti con il numero elevatissimo, in particolare in Toscana, di volontari, che diventa cinghia di trasmissione fra esigenze, bisogni e desiderata del territorio e il reparto della politica. Un’intermediazione necessaria se non indispensabile, la cui distruzione rischia da un lato di lasciare solo il cittadino, dall’altro di inibire l’accesso alla politica dei veri bisogni e delle esigenze della gente.

Il punto è, come sottolinea Giani nel suo appassionato intervento punteggiato di applausi a scena aperta da parte della numerosissima platea, che è necessario ripartire dalle battaglie comuni senza schemi di partito. Cosa significa? Ad esempio, il problema dell viabilità delle zone interne, dalla Cassia, al Casentino, all’Amiata, il problema generale delle infrastrutture che devono essere la chiave di volta di un buon governo regionale, conducono alla necessità di valorizzare gli amministratori locali, che siano del Pd e non solo. E’ il bene comune insomma ciò che deve premere, al di là degli schemi dei partiti. E il bene comune si identifica in una ottima vivibilità, protezione, tutela della Toscana, delle sue montagne, dell’ambiente in generale.

Una linea che senza dubbio va nel senso di unire sulle battaglie comuni, senza steccati nè ideologici nè di clientele di partito e che potrebbe estrinsecarsi, in particolare in vista della tornata elettorale regionale del 2020, in una particolare attenzione a gruppi locali ben radicati sul territorio,  a quella “civicità” che garantisce il trait d’union fra politica e gente. Non a caso Giani cita il sindaco di Casole d’Elsa, amatissimo dalla sua gente, ex-pci, arrivato alla poltrona di primo cittadino con una lista civica, in opposizione al candidato ufficiale del Pd. E nel corso della discussione, il presidente del consiglio regionale cita il riformismo turatiano, il metodo di governo del confronto e non dello scontro.

Poi, incombono due importanti date politiche: l’elezione del sindaco di Firenze il prossimo anno, e le presidenziali regionali del 2020. A domanda diretta, Giani non ha dubbi: per quanto riguarda la prima questione, il fatto che a quanto risulta il candidato già ci sia e sia Nardella, taglia la testa al toro, in quanto “non sono abituato a contestare les celte del partito”; per quanto riguarda le presidenziali regionali, senz’altro  il presidente del consiglio c’è. E con che seguito e entusiasmo, l’ha dimostrato ieri sera al Laurus.

Tirando le fila, si potrebbe pensare che la strada indicata  da Eugenio Giani, ovvero riacquisire il contatto con i territori tramite il confronto e perché no, la valorizzazione dei rappresentanti accreditati dai cittadini, potrebbe diventare in concreto una possibile nuova rilettura delle liste, fatte coinvolgendo e inglobando le realtà locali esistenti, il che comporterebbe una cancellazione di ogni forma di ripartizione dei candidati fra gruppi e correnti. Insomma, una “rottamazione” di metodo, magari meno plateale ma più sostanziale di quella già annunciata, al di là di cerchi o gigli magici o clientele di vario tipo.

platea laurus

 

 

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