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Pd in attesa fra tensioni e tentazioni “giustizialiste” Politica

Firenze –  Fra tentazioni di pugno di ferro contro i leader che hanno fatto campagna referendaria per il No e “frenate” dei vertici, ci si avvia alla Direzione nazionale del Pd (fra meno di un’ora) con un colpo di scena: niente discussioni, l‘ipotesi confermata da fonti del Nazareno è che il segretario prenda la parola, spieghi le sue intenzioni, metta in luce il ruolo del Quirinale in questa fase, poi si diriga verso il Colle dove, alle 19 (così in un tweet) darà formali dimissioni  al Presidente della Repubblica. E il dibattito interno su referendum e scenari di nuovo governo?  Rinviati. Anche se chiarezza bisognerà sia fatta, al Nazareno, per quanto riguarda il futuro del governo, del partito, l’analisi sul voto e la vita politica. Tutti compiti che spettano al segretario del Pd, insieme a ciò che bisognerà pur dire al capo dello Stato nel corso delle consultazioni.

Intanto, voci di tutti i generi si allargano nel Pd e in particolare in quello toscano. Boatos che emergono e vengono distrutti in poche ore, come i tentativi giustizialisti di un piccolo gruppo (non solo toscano) nei confronti di chi ha fatto campagna referendaria per il No, mentre altri giurano che ci sarà un congresso a breve e si tornerà alle primarie. Lo scontro si incanala tuttavia in due alvei noti: da un lato, coloro che vogliono andare alla consultazione elettorale popolare subito (quelli che ritengono che l’allungarsi dei tempi possa incidere sull’ormai famoso 40% “che rimane nostro”), dall’altro coloro che vogliono prendersi il tempo per il confronto, magari in sede congressuale, magari dopo qualche mese di governo di “responsabilità”.  In questo panorama, si innesta anche il ruolo di Enrico Rossi, il governatore regionale, che pur unito a Renzi dal Sì, se ne discosta grandemente per quanto riguarda la gestione del dopo referendum, che dovrebbe passare dal congresso dal partito, magari anticipato, e. Appunto.

I motivi che, secondo gli schieramenti che sostengono la necessità di giungere al congresso (è necessario parlare di schieramenti in quanto un’altra ricaduta della vittoria del no è quella di frantumare ancora le già frantumate correnti interne del Pd, facendo emergere nuove divisioni spesso trasversali rispetto all’usata geografia interna piddina) sembrerebbero in buona sostanza tre: in primo luogo, la necessità di ripensare un programma da proporre ai cittadini, dal momento che in molti ormai ritengono che i due precedenti su cui si è concentrata la proposta del Pd finora siano ormai “svuotati”; in secondo luogo, prendere atto una volta per tutte, che, piaccia o no, non solo le correnti ci sono, ma devono, proprio perché esistono e hanno molta forza, andare di pari passo con una regolamentazione interna al partito che riesca a gestirne i rapporti interni. Norme che, in questi mesi, sono state messe a punto sotto forma di proposte di modifica dello Statuto e che dovrebbero passare dall’approvazione del congresso. Infine, si affacciano le sempre richiamate primarie. Una prospettiva che non dispiacerebbe a tanti, in modo più o meno trasversale rispetto alle posizioni, che le intendono come un “totogioco”, vale a dire: chi vince, vince tutto: prende il segretario, il programma e il partito. Addirittura mettendo in campo anche l’ipotesi estrema che si possa procedere alle primarie senza passare dal congresso.

Sulla posizione di Rossi, che si propone come candidato alle (eventuali) primarie, la sua posizione sembra non sollevare altro, per ora almeno, che una buona dose di diffidenza, dal momento che gli spazi politici interni del Pd sembrerebbero ampiamente “occupati”: la sinistra, la sinistra un po’ meno sinistra, e poi le due corazzate dei renziani (uniti e incattiviti dal risultato referendario) e dei seguaci di Franceschini, questi ultimi “ricompattati” se mai ce ne fosse stato bisogno, dall’eventualità di un incarico importante in un eventuale governo a termine o di “scopo”. Intanto, le bocce rimangono ferme e si aspetta ciò che dirà il segretario prima di rassegnare le dimissioni.

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