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Pd, parla Ilaria Buggetti: “Nuovo programma e congresso a primavera” Politica

Prato – La candidatura di Nicola Zingaretti a Segretario Nazionale del Partito Democratico ed il suo progetto Piazza Grande che aprirà a Roma il 13 ottobre, trova dei convinti sostenitori anche a Prato. Lo appoggiano i consiglieri comunali Lorenzo Rocchi, Cristina Sanzò, i Sindaci di Cantagallo e di Carmignano, l’ex Sindaco di Poggio a Caiano Marco Martini e la vicepresidente della seconda  commissione  della Regione Toscana, la consigliera Ilaria Bugetti. 

“Zingaretti pone un’idea di candidatura mettendosi a disposizione del partito prima ancora di sapere la data del Congresso – afferma la consigliera –  E a chi dice che questa candidatura è prematura, rispondo che invece dobbiamo darci il tempo di dialogare e discutere. Negli ultimi anni abbiamo fatto troppe cose di fretta compreso questo Congresso Regionale. Nei circoli di partito in cui si vota  per eleggere il futuro segretario regionale diamo oggi l’impressione di apparire schierati, allineati con un danno enorme per la democrazia interna di un partito e per l’immagine stessa del partito che offriamo alla società e alla gente. Oggi abbiamo bisogno di una piattaforma programmatica su cui discutere, quali metodi e quale visione si vuole dare al partito. E questi temi Zingaretti li ha posti in tempi lontani dalla data del Congresso che si farà sicuramente nel 2019.”

Pensa che la figura di Zingaretti possa riunire le diverse anime del partito?

“Non lo so, non ho la ricetta in tasca ma trovo nei suoi temi punti di convergenza con quelli che dovrebbero essere della nostra identità, ovvero missione e interpretazione della società; un centrosinistra riformista e progressista che sottende a un nuovo modo di stare insieme cioè inclusivo, gentile, rispettoso senza il ricorso a quelle parole aggressive  usate anche nei confronti di colleghi di partito.”

Dunque un segretario gentiluomo,ma oggi con i social e i media in cui il linguaggio ha toni sempre più accesi, dove vince lo spot urlato perché efficace,non pensa invece che una figura così rischi di non scaldare i cuori di un elettorato sempre più esigente circa la comunicazione?

“Personalmente vorrei combattere culturalmente la crescita esponenziale dell’urlo perché se tu urli io urlo di più e si innesca un meccanismo non virtuoso che non si interrompe mai. Si dice che i giovani vogliono messaggi forti, io invece credo che ai giovani bisogna offrire un sogno,tempi certi, guide e regole.”

Cosa vuol dire Piazza Grande?

“Significa riprovare a parlare a tutti, ad ascoltare tutti, perché ascoltare è quel qualcosa di cui abbiamo un urgente bisogno. Mettersi in ascolto vuol dire provare a farsi carico delle necessità delle persone e cercare di risolverle. Nel mio piccolo m’impegno per questo, portando avanti alcuni dei temi che mi stanno a cuore come la legge sull’amianto, il tema dell’usura, del sovraindebitamento e poi l’Art Bonus, i centri di formazione, lo sviluppo economico dunque le piccole e medie imprese ,la scuola. Il 13 ottobre sarò a Roma, mentre il 19 a Milano insieme a Cuperlo, Cacciari, Orlando e probabilmente il segretario Martina. Per adesso Piazza Grande non ha che gruppi spontanei all’interno del partito che creano dei comitati ma è tutto in divenire, anche se secondo me una delle parole più importanti deve essere coerenza.”

Cioè? 

“Sono personalmente favorevole che una persona cambi idea e che dopo una riflessione si arrivi a risposte e e soluzioni diverse, proprio per questo ritengo che anche per il cambiamento ci debbano essere dei tempi per elaborare e non scelte per opportunità o per comodo. Su Renzi dico che non l’ho mai attaccato pubblicamente se non per alcuni suoi metodi che non ho condiviso, ma sempre nel rispetto della persona perché non sono una rottamatrice e dunque non lo sono anche per lui. Renzi è un fuoriclasse, è un politico che  poteva avere il passo di un grande statista  ma ad un certo punto vuoi per i toni usati e per la situazione contingente è diventato un segretario divisivo.”

Sul Congresso del Partito Democratico non c’è ancora una data precisa e non mancano le voci che lo danno presumibilmente dopo le elezioni europee; non crede che allungare troppo i tempi del Congresso sia una decisione che non piace ai militanti?

“Se fossimo davvero capaci di mettere insieme tante forze e di fare una discussione vera probabilmente potremmo fare un Congresso anche a marzo con l’idea che un secondo dopo affrontiamo più forti le elezioni; se non ne siamo capaci allora è meglio prenderci il tempo per discutere e approfondire i temi che ci stanno a cuore. Certo è che se riuscissimo a fare il Congresso entro la primavera del 2019 vorrebbe dire che il partito ha la capacità di ripartire con un piede diverso.”

Cosa risponde a chi dice che il partito democratico ha perso gran parte del suo elettorato perché non ha capito i problemi della gente, i disagi e in qualche caso le sofferenze dovute anche a causa di una crisi economica senza precedenti?

“Credo che ciò sia accaduto principalmente per il modo in cui ci siamo posti, ovvero l’arroganza non paga; in un partito non si può  dire o stai con me o contro di me, (la forma è sostanza), ragion per cui anche le riforme importanti che sono state fatte non sono state recepite. Alla fine siamo rimasti a parlare al ceto medio borghese, persone che ci comprendono, ma abbiamo lasciato dietro tutta una parte di società a cui non abbiamo dato quelle risposte che si aspettavano. Se poi ci mettiamo da un lato i modi divisivi all’interno dello stesso partito e dall’altro la crisi economica che stiamo ancora vivendo e che non è stata semplice da interpretare, ecco che è arrivata inesorabile la risposta negativa del nostro elettorato. Ribadisco che per affrontare le difficoltà di una crisi economica era ed è necessario un partito compatto che non deve dare l’impressione di  un comitato elettorale e basta, altrimenti c’è il rischio di passare dal 40% al 17% come è avvenuto. Aggiungo anche che basta con le parole rottamare e cooptazione retaggi di vecchi modi di fare politica che ci hanno fatto tirare fuori il peggio nel partito e non il meglio.”

Parlando di elezioni tra meno di un anno ci saranno quelle di Prato e circa la candidatura a Sindaco di Matteo Biffoni, che sebbene auspicata da più parti a tutt’oggi ancora non viene fuori ufficialmente…

“Sono preoccupata per Prato perché il clima che si avverte in città è nuovamente aggressivo per cui non si riesce a vedere con obiettività i progetti buoni fatti. Sembra che si guardi solo a ciò che non è stato fatto e che probabilmente è frutto di scelte e priorità. Ritengo che in questo momento noi dobbiamo essere compatti, cioè ricostituire  anche a Prato un modo solido di stare insieme, che non è accaduto in questi anni. Mi chiedo infatti come mai la minoranza del partito non sia mai stata coinvolta anche dalla Segreteria del partito in certe scelte. Vede noi paghiamo l’incapacità di superare la fase congressuale e su Matteo Biffoni penso che se farà un progetto troverà persone pronte ad ascoltarlo. Ma deve sciogliere il nodo della sua candidatura in fretta perché abbiamo bisogno di cominciare a lavorare.”

In foto la consigliera regionale Ilaria Bugetti

 

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