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La seconda volta del Cav e i mal di pancia del Pdl Politica

Piazza Affari continua a cedere all'incertezza dei mercati sulla scia della crisi di governo, innescata venerdì scorso dal  minacciato appoggio del PdL a Monti. Standard's & Poor intanto avverte che potrebbe tagliare il rating dell'Italia se la recessione proseguira' nel secondo semestre del 2013. I listini americani esprimono forti preoccupazioni per le sorti politiche italiane e chiudono in rosso, mentre la Spagna teme il contagio.
Tutto questo accade nello stesso momento in cui Berlusconi annuncia la sua ricandidatura alle ormai imminenti elezioni politiche del 2013. L'unica quasi certezza è che Monti lascerà la guida del paese alla ratifica del D.d.L. Stabilità, come si legge da alcune note del Quirinale.

Ma è possibile che la semplice notizia di ridiscesa in campo di Berlusconi scateni il caos  sui mercati finanziari?
Lo chiediamo a Francesco Torselli, esponente del direttivo giovanile nazionale, oggi consigliere comunale del PdL nella città di Firenze e sostenitore della candidatura di Giorgia Meloni alle primarie. Il dubbio che gli scandali che si sono susseguiti al termine dell'ultimo governo di centrodestra siano davvero la causa scatenante la paura dei mercati, che ritengono non credibile la candidatura dell'ex-premier, si contrappone a quello che vedrebbe, secondo la "difesa" dello stesso ex-premier, l'Europa unita in un complotto contro il fondatore di Forza Italia e cofondatore del Pdl. 

Francesco Torselli ha le idee chiare in proposito “Berlusconi più di ogni altro è sotto il tiro della finanza internazionale, come l'uomo che ha contribuito a scardinare l'asse economico-finanziario che era andato costituendosi tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, allacciando rapporti nuovi con Russia ed i paesi del Nord-Africa”, facendo di conseguenza assumere all'Italia un ruolo alternativo e non di sudditanza all'interno dell'assetto politico internazionale.

Se questa lettura appare essere una spiegazione alla reazione della finanza, certificata dal crollo della borsa di ieri, apparirebbe, secondo Torselli, come una conferma ulteriore del blocco di "poteri forti" che stava alla radice del governo Monti.  Le interpretazioni del consigliere Pdl si basano sulla lettura "diversa" di alcuni elementi: basti pensare, ragiona Torselli, che i titoli maggiormente penalizzati sono stati quelli del comparto bancario: è sufficiente ricordare come le prime e più forti reazioni contro la ricandidatura di Berlusconi siano arrivate dal ministro Passera, ex-ad di Banca Intesa e come "le attuali rappresentanze istituzionali abbiano in molti casi risonanti appartenenze a circoli della finanza, riconducibili all'ormai noto Gruppo Bilderberg". Insomma, sembrerebbe davvero di trovarsi di fronte a un Berlusconi "rivoluzionario" , paladino e alternativo ai poteri dei banchieri e della finanza, secondo il consigliere Torselli. Dunque, che problemi potrebbero porsi alla sua ridiscesa in campo? …. 

….. eppure, problemi ci sono.  Torselli non condivide la ricandidatura a premier di Silvio Berlusconi, solidarizzando in ciò con Giorgia Meloni, l'unica esponente del PdL che coerentemente non ha espresso parole di soddisfazione per questa scelta.
Cosa succede tra le fila del PdL, allora?
“Per il momento siamo in balia delle notizie Ansa”.  Non è stata data, infatti, alcuna informazione dalla direzione del partito su quali siano i punti su cui procedere. Angelino Alfano, uno degli attori principali nel richiedere le primarie dall'anno scorso, si è chiuso in un ristretto riserbo. A parte il balletto di una settantina di rappresentanti del PdL che si complimentano per la ridiscesa in campo di Berlusconi, la base sembrerebbe nutrire profondi dubbi.
“La scelta di Berlusconi di ricandidarsi – si sbottona Torselli –  per me e per il popolo delle primarie è una scelta sbagliata per due ragioni, una di merito ed una di metodo”.

La questione di merito riguarda, per il consigliere Pdl, la necessità di cambiamento profondamente sentita dalla base del partito, che avrebbe dovuto palesarsi, in seguito alla presa d'atto dell'ultimo periodo di malgoverno, in un ricambio dei vertici ed in una ridefinizione puntuale dei programmi.
Dal punto di vista del metodo, sottolinea il consigliere del Pdl, si rischia di dar ragione alle critiche degli avversari politici, confermando l'idea che il PdL non sia un grande partito democratico che privilegia il dialogo e la partecipazione, bensì che risponde a decisioni prese dall'alto, da un Berlusconi che pare cucirsi da solo l'immagine di padre-padrone del partito.

Dunque, Torselli ritiene che le primarie sarebbero state una grande occasione per ricreare consenso e stimolare la partecipazione attiva degli elettori, quelli che al momento invece restano ancora più storditi da tali dinamiche, voci inespresse, come quelle dei tanti rappresentanti del partito, più giovani, che si vedono togliere ancora da sotto le mani la possibilità di dimostrare le capacità di innovare ed assumersi responsabilità importanti, come il concorrere alle decisioni che riguardano la politica di governo nazionale.

“Non avrei avuto niente in contrario se Berlusconi si fosse candidato alle primarie, sarebbe stata una sfida stimolante, magari l'avrebbe vinta, ma sarebbe stata tuttavia l'occasione per ritrovarsi nel confronto e così gettare le basi per il futuro. La sua ricandidatura avrebbe così trovato la legittimazione degli elettori.” “Primarie annullate di fatto, ma non sulla carta”, vale a dire   un motivo in più di perplessità sul metodo attuato che non fa comprendere le sorti del centrodestra attuale. Torselli in modo lucido esclude la possibilità di approvare una linea politica che vada nella direzione di uno sgretolarsi del polo per tornare in una filiazione di tanti piccoli soggetti politici, che etichetterebbero l'esperienza del PdL come un errore.

“Berlusconi ha tutta la mia stima per essere stato l'uomo politico che in Italia è riuscito a segnare lo spartiacque tra la politica del pentapartito ed il nuovo sistema bipolare, di matrice anglosassone sancito dal sistema maggioritario. Questo processo accelerato con la creazione del PdL non può dirsi ancora concluso, perché al suo interno vi sono molte anime politiche, che a fatica hanno cercato di fondersi in un unico soggetto, abbandonando la storia dei partiti di diversa origine ed estrazione, da cui provenivano.”
Basti pensare agli orientamenti centristi filo-cattolici che devono convivere con i liberisti dell'ex Psi, agli ex-radicali di Della Vedova, agli ex-An, sino ad alcuni rappresentanti del Msi.
“E' proprio all'interno di un così grande soggetto politico, il primo partito italiano davvero “moderno”, per la cui creazione bisogna rendere il merito a Berlusconi, che deve esserci dialogo e confronto per creare una linea comune d'intenti programmatici che possano definire con chiarezza un'identità politica”.

Quali saranno i punti su cui si concentrerà la campagna elettorale del centrodestra berlusconiano, allora?
“E' facilmente presumibile che si tornerà a parlare di togliere l'Imu, di pensioni e di riforma del  lavoro" spiega Torselli, pur ammettendo di essere scettico sulla bontà di questa ricandidatura che non è a suo avviso adeguata per “età politica” ad incarnare il cambiamento.  "Sarebbe stato preferibile – spiega il consigliere – che Berlusconi assumesse incarichi più prettamente di rappresentanza, volti a conservare l'anima dei contenuti, che hanno portato alla nascita del PdL". Insomma, una sorta di "padre nobile" verrebbe da pensare. 

D'altro canto, un altro dei forti interrogativi che si pongono sulla proposizione di un programma del Cav è che ruolo giocherà la sua spiccata antipatia per la Germania e la sua posizione estremamente critica sull'Europa, o meglio, sulla moneta unica. E' possibile che Berlusconi voglia farsi sostenitore del progetto di un'eventuale uscita dell'Italia dal sistema dell'euro-gruppo, vista la passata strenua difesa dell'identità nazionale già dimostrata con il netto rifiuto al sistema di aiuti “gentilmente” offerti dal  Fondo Monetario Internazionale, nella persona di Madame Lagarde e la critica dell'obbligo di pareggio di bilancio firmato da Monti a Bruxelles, che costringe il paese nella stretta del rigore?

Torselli si dice convinto che anche questo potrebbe essere un ipotetico cavallo di battaglia intrapreso dal Cavaliere, ma ciò che importa adesso al popolo delle primarie del centrodestra è riportare il dibattito su contenuti non propagandistici, ma che si possano concretizzare in punti programmatici, come in un insieme di proposte, che vedano al centro dell'attenzione le regole organizzative del partito, per “evitare che altre generazioni, dopo quelle dei cinquantenni prima, vengano cancellate dalla politica”

“E' a questo proposito e per discutere di questi contenuti che domenica 16 dicembre a Roma –  fa sapere Torselli – abbiamo deciso di organizzare una giornata di dibattito, a cui parteciperanno  Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Oscar Giannino ed altri. Una giornata all'insegna dei contenuti e per fare chiarezza”.

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