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Penalisti in sciopero: non zittiranno la nostra voce Società

“Non zittiranno la nostra voce, questo potrebbe essere il nostro slogan” così ha esordito oggi Giovanni Flora, Presidente della Camera Penale di Firenze, alla conferenza stampa indetta per comunicare e spiegare l’astensione dalle udienze e da ogni altra attività giudiziaria da parte degli avvocati penalisti per cinque giorni.
I legali aderenti all’Unione Camere Penali di tutta Italia protestano per l’attacco alla funzione e figura del difensore e per chiedere una riforma che rispetti il principio fondamentale dell’indipendenza dell’avvocatura.
Processi fermi per una settimana , a partire da ieri, con due manifestazioni  nazionali organizzate dall’Ucpi il 14 a Verona ed il 17 a Roma.
Stamani nell’aula 3 del tribunale di Firenze si è tenuta la conferenza stampa dei legali aderenti alla Camera penale di Firenze per spiegare le motivazioni dello sciopero  che vertono essenzialmente sul tema del discredito di cui i penalisti sono oggetto e sulla perdita di efficacia del diritto di difesa.
Nel corso dell’incontro è stato distribuito un manifesto indirizzato ai cittadini per sensibilizzare l’opinione pubblica e sono state analizzate tutte le violazioni del diritto di difesa: emblematiche in questo senso le intercettazioni telefoniche attivate dalla magistratura anche durante semplici colloqui tra legale ed assistito che ledono il segreto professionale, per altro osteggiato in alcuni casi anche da Pm che con provvedimento hanno sollevato i legali dal segreto difensivo.
Altri nodi critici evidenziati da Flora in conferenza stampa, la necessità della qualificazione dei legali stessi e l’indipendenza dei magistrati. L’attacco al diritto di difesa sembra infatti favorito dall’enorme numero di legali, ben superiore alle esigenze del paese, che determina un eccesso di offerta di servizi ed un abbassarsi del livello di professionalità. In questo senso, da tempo, è stato proposto un disegno di legge di riforma della professione forense, a cominciare dall’accesso alla professione stessa, ma la proposta di riforma costituzionale inerente questi aspetti è  ancora ferma per motivi diversi.
La delibera della Giunta delle camere penali italiane del 24 ottobre, che stabilisce lo sciopero, attacca pesantemente una situazione più volte denunciata anche in sede politica senza nessun riscontro, e si sofferma sulla necessità di una riforma della giustizia che separi le carriere dei magistrati, distingua gli organi di governo autonomo rispettando l’indipendenza del PM dall’esecutivo, istituisca un organo disciplinare differenziato per magistratura giudicante e requirente.
La richiesta è di un processo giusto, “inteso come luogo in cui vi sia una effettiva parità delle parti processuali”.

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