energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Penderecki, compositore classico dell’avanguardia Cultura

Si narra con semplicità il compositore  e direttore polacco appena arrivato a Firenze per ricevere Il Premio per la musica NEM-Nuovi Eventi Musicali istituito nel 2006 su un progetto di Mario Setti e Matteo Fossi. Una circostanza che non vuol essere solo celebrativa ma una sorta di laboratorio  legato ad occasioni concrete di lavoro e incontro con artisti di fama mondiale. L’incontro con i giornalisti  diventa un pretesto  per discutere  di un compositore che, quasi con un ossimoro, viene definito  classico postmoderno. “L’avanguardia è arrivata in Polonia alla fine degli anni ‘50 – dichiara Penderecki –  a quell’epoca non potevamo viaggiare. Io ero giovane e ribelle.  Avevo da poco cominciato la mia ricerca musicale soprattutto all’interno della  musica elettronica. Allora andava di moda il percorso neoclassico di Stravinski ma era una strada che a me non interessava. La mia musica, all’inizio, era considerata sperimentale, e fece molto scalpore. Solo adesso la si può considerare “classica”.

Questo soprattutto perché  le forme sono classiche. Io mi rifaccio alla Passacaglia e alla Ciaccona, mentre il contenuto è di ricerca. È impossibile innovare le forme, la forma-sonata  è già perfetta così  com’è”. Una carriera che ha avuto i suoi primi riconoscimenti internazionali negli anni ‘60 con la composizione di  “Trenodia per le vittime di Hiroshima” –, e dopo di “Polymorphia” che è diventato la colonna sonora del film Shining di Kubrick. È di questo periodo il Capriccio per oboe e orchestra (1964, in esecuzione martedì sera) “ Un brano che ho scritto sperimentando con lo strumento oboe e che ho potuto fare perchè avevo la possibilità di lavorare con il grande oboista Heinz Holliger”.

Non esita a ricordare con umiltà i primi passi nella composizione.
  “Alla fine degli anni ‘50, non era possibile andare all’estero a causa della guerra fredda. Poi, esattamente nel 1958, ho letto sul giornale che c’era un concorso, e il premio  era un viaggio all’ovest. Ho composto tre brani, con stili molto differenti e ho vinto. Grazie a questo ha potuto viaggiare. Ho girato in tutta Italia viaggiando anche di notte perchè non avevo i soldi per pagare l’hotel”.
In epoca recente ha fatto molto scalpore il suo rapporto con i Radiohead.  “Riguardo alla mia collaborazione con il musicista John Greenwood (chitarrista solista dei Radiohead), posso dire che lui ha scritto le Variations of Polymorphia. Abbiamo suonato insieme le variazioni insieme a Trenodia e al “Canon” del 1961 per un grande pubblico. L’ultima volta abbiamo fatto un concerto nell’aeroporto militare russo vicino Danzica, davanti a 50.000 giovani. Questa musica torna così all’attenzione del pubblico dopo 50 anni. Con la collaborazione con John Greenwood e i Radiohead ho trovato un nuovo audience. A quasi 80 anni, è stata per me una vera e propria rinascita”.

La due giorni di  Krzysztof Penderecki  è composta da un programma fitto di concerti e incontri   (patrocinato dal Comune di Firenze, in collaborazione con l’Associazione Culturale Italo-Polacca in Toscana e il Conservatorio Cherubini di Firenze), che si svolgerà tra  la Sala del Buonumore (Piazza delle Belle Arti, 1) e il Cenacolo di Sant’Apollonia (via San Gallo).

Alle ore 21 di lunedì 26, presso la Sala del Buonumore del Conservatorio Cherubini, Prove aperte con Penderecki e il sestetto Klimt. Martedì 27 Novembre al Cenacolo di Sant’Apollonia (dalle ore 11), Penderecki incontrerà i giovani musicisti di Firenze
Ad aprire il concero alle 21,  il Capriccio per oboe e 11 archi (1965), interpretato dall’oboista Fabio Bagnoli e dall'Orchestra da Camera I Nostri Tempi, diretta da Edoardo Rosadini. L’Orchestra è stata fondata nel 2007 e tenuta a battesimo dal Piero Bellugi. Seguirà la prolusione del prof.Alberti e la consegna del Premio, con  il solo per violoncello Per Slava, dedicato a Rostropovich, interpretato da Alice Gabbiani. Dopo un intervento del Maestro, la serata si chiuderà con la prima italiana del Sestetto per violino, viola, violoncello, pianoforte, clarinetto e corno (2000), interpretato dal Quartetto Klimt, formato da Matteo Fossi al pianoforte, Duccio Ceccanti al violino, Edoardo Rosadini alla viola e Alice Gabbiani al violoncello insieme a  Paolo Faggi al corno e Carlo Failli al clarinetto.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »