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Pensioni, Usb: “La Consulta legittima la mancata perequazione” Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Ribaltata la precedente sentenza del 2015, che considerava incostituzionale il blocco della perequazione avvenuta con il decreto Salva Italia, la Corte Costituzionale decide: un rimborso parziale  della mancata perequazione, come è avvenuto con il decreto Poletti, estingue il diritto dei pensionati a vedersi riconosciuto l’intero ammontare dell’integrazione, vale a dire, per pensioni da 1500 euro lorde, 90 euro mensili.

Una decisione che fa infuriare l’Usb, che lancia una nota di fuoco: “È evidente come l’operato della Consulta abbia considerato l’impatto finanziario sui conti dello stato, giustificandolo con il pareggio di bilancio e altri vincoli legislativi, anziché evidenziare il sacrosanto diritto dei pensionati. Stiamo parlando di una platea di  5,2 milioni di cittadini aventi diritto a diverso titolo”.

Secondo il sindacato di base, ci si trova di fronte a un pericoloso “processo di trasformazione del riconoscimento giudiziario dei diritti costituzionali ormai subordinati al pareggio di bilancio e alle compatibilità economiche del governo. È la negazione del diritto stesso”.

Così, pur avendo ormai perso la fiducia nella via giudiziaria per il “ripristino dei diritti violati”, dicono dal sindacato, la battaglia non si fermerà, tant’è vero che verrà messo in campo un  ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con l’obiettivo di smascherare questo processo di subordinazione del diritto alle politiche di bilancio”.

La sentenza della corte Costituzionale rischia di gettare olio sul fuoco di una questione molto delicata. Infatti, con l’aumento dell’aspettativa di vita, l’età pensionabile sarà, secondo quanto previsto dalla legge Fornero,  innalzata  a 67 anni dal 2019. Ma si può a quell’età fare il bracciante agricolo, lavorare in un cantiere o alla catena di montaggio, guidare un bus, prestare servizio in una corsia di ospedale o in una casa di riposo, fare l’educatrice di un asilo nido,  lavorare in una cooperativa sociale? …

Domanda retorica, secondo l’Usb, con risposta obbligata: no. In particolare in un Paese in cui “coloro che siedono a Montecitorio e Palazzo Madama con 4 anni sei mesi e un giorno maturano il diritto a pensione”. 

 “Per chi l’avesse scordato – continua la nota del sindacato di base –  questi sono gli effetti nefasti della cosiddetta Legge Fornero, una legge approvata in nome dell’Europa  da tutte le forze politiche presenti allora in Parlamento in primo luogo PD e PDL, e non osteggiata in alcun modo dai sindacati “storici”  CGIL CISL UIL”.

 I numeri “dell’iniquità”, dicono dall’Usb, sono sotto gli occhi di tutti: 5 milioni di poveri, 12 milioni di persone che rinunciano a curarsi per i costi eccessivi della sanità, decine di migliaia di giovani che emigrano in cerca di un lavoro che non sia pagato  5 € l’ora. Non solo: “Nel contempo l’allungamento della vita lavorativa produrrà una riduzione dei rendimenti pensionistici, un po’ a causa della diminuzione dei coefficienti di rivalutazione, un po’ per le retribuzioni sempre più in discesa grazie anche alla precarizzazione del mercato del lavoro”.

La cura, per l’Usb, c’è. Ed è anche semplice: “Anziani in pensione e giovani a lavorare”.

Per fare questo, l’Unione sindacale di Base ricorda un appuntamento, quello del 10 novembre, uno sciopero generale che oltre alla battaglia contro precarizzazioni,  esternalizzazioni, erosione dei diritti del lavoro, porterà in piazza anche la questione dei pensionati. E, inevitabilmente, della legge Fornero e della mancata perequazione delle pensioni.

 

 

 

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