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Peperoni e buccellato: Elsa divide (anche) in cucina Cronaca

La parola del giorno è produttività. Ma, in un certo senso, la parola del giorno è anche cucina. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero arriva a Firenze ed entra dall'ingresso sul retro. Davanti ci sono infatti Cobas, sindacati di base e centri sociali pronti a contestarla. La polizia è schierata. Oggetto della protesta, l'accordo siglato a Roma sulla produttività, sottoscritto da tutte le parti sociali tranne la Cgil.  La Fornero si dice «dispiaciuta» del no grazie di Susanna Camusso, più come cittadina che come ministro. Un dispiacere, precisa, «personale». D'un tratto, dal gruppo dei protestanti – non più di sessanta persone – esce fuori un impiegato delle Ferrovie. Si chiama Nilo Giambini. Alla detassazione sui salari risponde picche. «Diminuiranno i salari – cerca di precisare – perché le aziende se ne approfitteranno e taglieranno». È preoccupato per la contrattazione di secondo livello, ma a fargli male, più che altro, sembra essere lo stomaco. «La Fornero affama la gente. Ho saltato il pranzo che mi ha preparato mia moglie, una peperonata, e gliel'ho portato». Tra lo stupore dei giornalisti e dei colleghi di protesta, tira fuori dallo zaino il contenitore di plastica con il pranzo ancora intatto. Iconografie dall'anti-montismo.

Dall'altra parte del viale, a pochi metri dall'ingresso dello Stensen, una signora anziana ripete la scena, ma per motivi opposti. Si è portata un buccellato, dolce tipico siciliano diffuso, malgrado la marcata differenza, anche in Toscana. «Tutti ce l'hanno con questa povera donna, ma lei è brava – spiega – così le ho portato un dolce. L'ho comprato confezionato perché non creda che sia avvelenato». “Legittimi” i sospetti, visti i tempi.Un gesto comunque di stima e di affetto verso il Ministro che, intanto, dentro l'auditorium sciorina le motivazioni dell'accordo, richiamandosi alla continuità esistente fra la riforma delle pensioni e quella del lavoro.

«La disoccupazione è un male della società» – dice. Ridurre la flessibilità in uscita rafforzandola in entrata è l'obiettivo del Governo. Per raggiungerlo, si deve passare per una modifica degli ammortizzatori sociali, atta ridurre sprechi di «risorse» e di «dignità delle persone». È necessario tagliare, quindi, perché «dieci e passa anni» di sussidi sono troppi. Con il ricavato si cercherà di favorire un ingresso più solido nel mondo del lavoro. «Lo Stato» – spiega il Ministro – deve aiutare il disoccupato a trovare il lavoro».

Fuori la protesta rifluisce. Nilo il ferroviere se ne è già andato. La signora del buccellato, invece, è ancora lì che aspetta il Ministro. Nessuno dei due riuscirà al termine della serata a consegnare il proprio cadeau alla Fornero. Dopo l'uscita di quest'ultima dall'auditorium, ancora per vie laterali, la signora del buccellato riesce ad avere accesso allo Stensen. Si guarda attorno, non c'è più nessuno.     

Si augura comunque che il lavoro del Ministro non vada sprecato. Sembra credere a questo tecnico che fa tanto arrabbiare il maggiore sindacato italiano. «L'ammiro. Le ho scritto un biglietto. Son donna anch'io ma l'esperta è lei» – dice. La signora non vuole che il mondo del lavoro e delle pensioni finisca a tarallucci e vino. Per ora, è finito a peperoni e buccellato.

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