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Per la Camerata Strumentale di Prato, una serata romantica Cultura

Il nuovo anno si inaugura per la Camerata Strumentale Pratese con un lungo applauso. L’ Ouverture che ha aperto il concerto di giovedì 12 gennaio n’è stato il prodromo. E’ il poema sinfonico “Le Ebridi” di Mendelssonh, composto nel 1829, dal titolo “ Die einsame Insel”, seguito dalla versione definitiva del ’32 “Die Hebriden”, conosciuta con il titolo di “Grotte di Fingal”. Direttore, Piero Bellugi, applaudito con merito dal pubblico. Un uomo così, apparentemente gracile, di luminosa carriera, che ha sorretto l’impeto degli archi nel riprodurre le onde tempestose del mare, richiamando l’inquieto animo romantico che ispirò la Sinfonia in La minore detta “Scozzese”, in seguito al viaggio verso le isole Ebridi, dell’artista tedesco nell’estate del 1829. Il fascino che esercita la natura di quei luoghi, ha animato Mendelssonh, e noi oggi, ascoltando l’Ouverture attraverso l’esecuzione della Camerata. In questa serata, dedicata al romanticismo, ecco il concerto per pianoforte e orchestra in La minore di Robert Shumann eseguita al pianoforte dal maestro Nardi. Il capolavoro fu completato soltanto nel 1845 ed eseguito per la prima volta dalla moglie Carla a Lipsia il primo gennaio del 1846. Nel 1841, Shumann scrisse per pianoforte una fantasia che la signora esortò ad ampliare, completata alcuni anni dopo con l’intermezzo e il finale. Questo resterà l’unico vero concerto per pianoforte ed orchestra del critico e musicista Tedesco. La versione proposta dal maestro Gregorio Nardi, fiorentino, artista per tradizione di famiglia, è impeccabile. Gioca in casa con questo concerto, che rientra nel suo ampio repertorio, ammirato e goduto dal pubblico numeroso in sala, per la presenza anche di molti giovani delle scuole di Prato. Nardi e Bellugi, generazioni lontane, ma vicine per i grandi meriti internazionali riconosciuti ad entrambi si conoscono da molto tempo e non hanno trovato nessuna difficoltà a collaborare. Proprio, quindi, un concerto fatto in casa, tutto toscano, con un solo bis concesso dal maestro Nardi, per un delicatissimo Mendelssonoh. Nella seconda parte della serata, l’attesa Sesta Sinfonia di Beethoven. Scritta contemporaneamente alla drammatica e concitata Quinta, la sinfonia numero 6, richiama l’amore, l’ammirazione per la natura campestre allietata da un animo sereno, “più espressione del sentimento che pittura” come scrisse l’autore. Le due sinfonie furono presentate durante un più ampio programma e dedicate a Lobkoviz e Rasumowsky, amici e protettori di Beethoven.

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