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Per l’ex Assessore Parigi non vale una messa in duomo con Betori Società

Dopo essersi scagliato contro il Sindaco Matteo Renzi ora l’ex Assessore comunale Claudio Fantoni si scaglia contro la Sovrintendente del Maggio Musicale, Francesca Colombo, e il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze. Non tenendo presente la frase storica “Parigi val bene una messa” –  detta da Enrico IV di Borbone, che dovette convertirsi al cattolicesimo per ottenere il trono di Francia, in quanto era di fede ugonotta, frase che oggi viene citata per sottolineare un minimo sacrificio per ottenere un bene di maggior valore – Fantoni sottolinea come la messa non sia un obbligo professionale, tantomeno per i musicisti dell'orchestra e del coro del Maggio musicale fiorentino.

La rovente critica dell’ex assessore, ora ritornato a fare il corista del Maggio, si riferisce alla partecipazione, coro e orchestra, del Maggio Musicale alla solenne messa del Patrono di Firenze, San Giovanni Battista, domenica scorsa in duomo a Firenze. Su un post sulla sua pagina facebook, Fantoni, citando anche la spiegazione data dalla sovrintendente Francesca Colombo scrive: “Il Maggio Musicale Fiorentino entra nella cattedrale di Firenze il giorno della festa del suo patrono, San Giovanni, con la qualità delle sue masse artistiche, che si uniscono con la musica di Wolfgang Amadeus Mozart alla liturgia della messa officiata dal Cardinale in un momento di alta spiritualità per tutti. Negli anni, abbiamo suonato e cantato tante messe come da programma di tanti concerti ma, per l'appunto, si trattava di concerti e semplicemente di musica. Mai era successo, a mia memoria, che i musicisti del Maggio che è un'istituzione sostanzialmente pubblica, non fosse altro perché finanziata quasi esclusivamente con fondi pubblici e di conseguenza governata da enti pubblici, fossero chiamati a prendere parte attiva in ragione del proprio rapporto di lavoro ad una funzione religiosa”.

“La questione – spiega Fantoni – è che nei fatti, a prescindere dalle intenzioni  è stato sancito per i lavoratori del Maggio una sorta d'obbligo di adesione quantomeno fisica ad uno specifico culto. Potere esercitare il proprio culto, quindi andare a messa è certamente un diritto, anzi un diritto fondamentale che in nessun modo e con nessuno strumento deve essere negato o compromesso. Creare le condizioni per cui ciò risulti nei fatti un obbligo professionale è invece una lesione del medesimo diritto che non giova a nessuno, credenti di tutte le religioni e non credenti”.

Ovviamente i commenti sulla sua pagina si sprecano, a favore e non, a volte anche a sproposito.

Tuttavia due sono esplicativi: Daniela Pini scrive “Ma non vi va mai bene nulla !!! son tempi duri…. meglio in chiesa che in miniera!!!”. Mentre Franco Bonciani “non vado in chiesa, non sono credente, ma non concordo. La storia della cultura, e della musica, è intrisa di rapporti con la Chiesa Cattolica, e suonare e cantare da Maggio, anche durante una funzione religiosa, è comunque un'opportunità straordinaria per dare valore e qualità ad un momento significativo per la città. Chi suona e canta non credo debba forzatamente essere un credente, vorrei vedere che le interpretazioni della messa da Requiem di Mozart fossero ad esclusivo appannaggio di musicisti devoti e bacchettoni”.

Non a caso il Cardinale Betori aveva detto alla vigilia dell’iniziativa: “La partecipazione del Maggio Musicale lo considero un gesto importante. Lo è anzitutto perché espressione di una unità di intenti della città, che attorno al suo Patrono, si esprime con uno dei suoi vertici culturali. Lo è anche perché permette di riportare nel suo contesto più proprio, quello della celebrazione, un patrimonio musicale che nato per la liturgia in essa si ripropone così come è stato inteso dal suo compositore. Lo è infine perché dà modo di ribadire la naturale alleanza tra fede e arte, che ha attraversato i secoli e che vogliamo ribadire e rafforzare. Grazie a quanti, pur nelle oggettive difficoltà del momento, hanno collaborato a che questo si realizzasse”.
 

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