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Perché “L’urlo della Scuola” Opinion leader

Dagli anni ’50 al 2000, nel corso dei quali il paese è passato da agricolo a post-industriale,  il tema della scuola pubblica, con i suoi aspetti di criticità ma anche con le sue innovazioni, è stato presente nel dibattito pubblico. Dal 2001 della scuola pubblica si è parlato sempre meno. Dal 2008 la scuola pubblica sembra entrata in un cono d’ombra “difeso” da un singolare silenzio della pubblica opinione.
La scuola è un bene pubblico che determina il futuro del paese:
a) per motivazioni tradizionali, in quanto la maturità e le conoscenze  da parte dei cittadini   sono fondamentali per il livello di vita del paese  in termini di civismo, sviluppo economico, etc.
b) per motivi specifici di questo tempo che si caratterizza per i cambiamenti, quali  lo sviluppo degli strumenti informatici; la “rete internet” che collega i cittadini delle varie città, paesi, continenti; la riduzione  dei libri , dei documenti stampati, etc.
In questo contesto la garanzia per i cittadini è data dal fatto che lo stato operi in modo avveduto ed impegni le proprie risorse solo nella scuola pubblica, come indica con chiarezza l’art.33 della Costituzione. In quest’ultimo decennio questa garanzia  è andata progressivamente diminuendo.
Agli istituti tecnici e professionali sono state ridotte le attività di laboratorio. Il loro orario scolastico da 38 ore  è passato a 32 , in alcuni casi a 34. L’insegnamento della geografia è diminuito nelle scuole superiori.
Gli insegnanti di sostegno  sono disponibili solo per i ragazzi  invalidi. Non sono più previsti   per  ragazzi con disagio ed in difficoltà. L’organico è diminuito, ad oggi, di 130.000 tra docenti e personale ATA. Il personale scolastico “precario” –docenti ed ATA- è costituito da circa 200.000 persone; è inutile sottolineare quanto sia negativa la non stabilizzazione dei docenti Il tempo pieno è stato significativamente ridotto. Gli alunni sono aumentati nelle singole classi: “ufficialmente” fino al 10%
Nel contempo non sono diminuiti  i finanziamenti alle scuole private paritarie. Per questo si chiede la soppressione della legge 10 marzo 2000 n. 62, che prevede questi finanziamenti,  in contrasto con l’art. 33 della Costituzione.
Gli insegnanti italiani sono tra i peggio trattati in Europa. Questo malgrado le ricerche internazionali indichino che quando gli insegnanti  dispongono di dignità economica e condizioni di lavoro adeguate, si sviluppano sia rapporti fra insegnanti  che fra insegnanti e studenti. Il risultato è  che la qualità dell’insegnamento ed il percorso di apprendimento ne traggono vantaggi sostanziali.
Non si può continuare nell’errore di considerare la formazione scolastica una spesa sociale. La scuola è un investimento strategico per il futuro, in particolare in Italia che ha nella cultura uno specifico fattore di crescita. Una “giusta” formazione scolastica per i giovani cittadini  è fondamentale, certamente per la qualità dei rapporti sociali nel paese, ma anche per la credibilità del paese stesso e quindi per la sua capacità di attrarre investimenti esteri. In un periodo storico di profondi cambiamenti, come l’attuale, caratterizzato dalla mondializzazione e dalla relativa dinamica dei rapporti internazionali, investire nella formazione scolastica, nella università e nella ricerca è una scelta di base per il paese che, incredibilmente, non è stata fatta in questi decenni. Che poi tanti, troppi giovani laureati, in questi ultimi anni, abbiano deciso di lasciare il paese, è solo una ulteriore conseguenza 

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