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Pergola: Aspettando Godot di Beckett, grande classico del ‘900 Spettacoli

Firenze – Al Teatro della Pergola da martedì 2 a domenica 7 maggio Maurizio Scaparro affronta un ‘classico’ del teatro contemporaneo, Aspettando Godot di Beckett, testo cardine del ‘900.

Scritto tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949, andato in scena per la prima volta a Parigi, al Théâtre de Babylone, il 5 gennaio del 1953, è uno dei lavori più amati, rappresentati ed enigmatici, tra quelli firmati dal Premio Nobel irlandese.

Protagonisti di questo allestimento prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano sono Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Fabrizio Bordignon.Protagonisti sono Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Fabrizio Bordignon, a rappresentare l’inquietudine dolorosa dell’attesa di Vladimiro, Estragone, e l’ansia disperata di Pozzo e Lucky, “creature deboli e immortali che, in una terra desolata aspettando Godot che non arriverà mai, vivono in un lontano e vicino ‘900 nel ricordo romantico di una Tour Eiffel che resiste come immagine e nell’aridità di un presente che esclude loro e quelli che vorrebbero cantare, ballare, parlare, vivere”, dice Maurizio Scaparro presentando lo spettacolo che segna anche, in 50 anni di spettacoli da lui firmati, il suo primo incontro con il teatro di Beckett.

Creature deboli e immortali, i due vagabondi Vladimiro ed Estragone (e anche Pozzo e Lucky), sono diventati l’emblema della condizione dell’uomo del Novecento, essere in eterna attesa, vagante verso la morte, punto minuscolo nella vastità di un cosmo ostile, segnato fin dalla nascita. Una produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano.

Aspettando Godot, nelle parole di Jean Anouilh “un capolavoro che provocherà disperazione negli uomini in generale e in quelli di teatro in particolare”, fu considerato da molti una provocazione, un trucco, prima di essere universalmente accettato come opera d’eccezione. Vladimiro (Luciano Virgilio) ed Estragone (Antonio Salines) sono i due vagabondi in perenne attesa dell’arrivo di Godot, un personaggio simbolico che non compare mai durante la commedia. Compaiono invece altri due personaggi Pozzo (Edoardo Siravo) e Lucky (Fabrizio Bordignon): il primo trascina l’altro legato a una corda come uno schiavo. Godot ha un’assonanza con God (Dio in inglese) e c’è chi vi ha visto la Morte, chi la Speranza, chi la Rivelazione: l’opera è dunque incentrata su questa figura da cui dipendono i destini di tutti, a cominciare da Vladimiro ed Estragone. La lettura di Scaparro si discosta da quella ‘semplicemente’ tragica.

Chi è Godot? Questo è il punto. È qualcosa che ci aspettiamo e non sappiamo definire, che vorremmo ma che non siamo capaci di desiderare perché non abbiamo desideri? Certamente un’entità astratta, così come lo sono i due poveri vagabondi: speculazioni poetiche, lunari, ma per questo intriganti e attraenti. Tra Vladimiro ed Estragone, però, risalta una differenza: Vladimiro è una vittima, è succube, mentre Estragone è quello che comanda, che decide. Comunque, sono una coppia indissolubile, non possono fare a meno l’uno dell’altro, non si possono separare. E quando si conclude la messinscena, non resta certo allo spettatore un attimo di certezza sul fatto che Godot possa arrivare e che l’attesa dei protagonisti non sia stata vana. Una condanna senza soluzione. L’attesa non finisce mai.

Maurizio Scaparro chiuderà poi la stagione ‘16/’17 della Pergola dal 23 al 28 maggio con Teatro del Porto interpretato da Massimo Ranieri.

Foto: Aspettando Godot, A. Salines,  L. Virgilio, ph. Andrea Gatopoulos

 

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