energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Pergola: aspettando Godot si ride e si piange in diretta Spettacoli

Firenze – Non si vede spesso, nonostante la fama che lo circonda, Aspettando Godot di Samuel Beckett. Personalmente, fra i più lucidi e affascinanti, ne ricordo uno di tanti anni fa inscenato con pulizia e stupore dal Gruppo della Rocca, quando la prima cooperativa teatrale italiana fondata a San Gimignano nel 1970, faceva la differenza (in tutti i sensi).

Qualcosa di quell’allestimento, sfumata ogni impronta ideologica o forzatura intellettuale e ricomposto un certo clima circense, da avanspettacolo metafisico, che di certo non sarebbe dispiaciuto al suo autore, ci è sembrato di cogliere nel Godot di Maurizio Scaparro, in replica fino a domenica alla Pergola di Firenze.

Quando si tocca Beckett c’è sempre il rischio della “bocciatura”. Nel senso che gli eredi del drammaturgo irlandese pretendono che il testo (dei cui diritti sono detentori) non venga toccato di una virgola. Come Samuel lo scrisse così deve essere recitato. Scaparro, che per la prima volta nella sua lunga carriera si cimenta con Beckett, accetta per così dire la sfida tratteggiando nell’attesa del Nostro, un nome diventato un’istituzione, anche ingombrante, gonfio di significati e accerchiato dalle reti della filosofia, una contemporaneità senza tempo, ludica e leggera, affettuosamente riversata nel gioco dei suoi attori, complici e eccellenti compagni di viaggio: Antonio Salines e Luciano Virgilio sono Estragone e Vladimiro, Edoardo Siravo e Fabrizio Bordignon fanno Pozzo e Lucky.

Il bello di questa partitura drammatica, e qui la sostanziale novità dell’ingranaggio scenico messo in atto da Scaparro, è che fin da subito ci si dimentica di Godot. Chi sia, cosa rappresenti e perché debba o non debba arrivare, in fondo ci interessa il giusto. Ci interessa piuttosto sapere perché a Estragone fanno male i piedi, perché Pozzo si tiri dietro Lucky come un fardello da controfigura clownesca più che da tirannide inveterata, perché un albero secco (un salice) all’improvviso fiorisce, come e perché un semplice abbraccio fra due barboni, bombetta e baffetti chapliniani, possa diventare un autentico gesto d’amore, e di solidarietà, come difficilmente capita di vedere.

Che sia nella finzione della scena o nella veridicità della vita quotidiana. C’è “messaggio” fra le pieghe del Godot di Scaparro? Ognuno può coglierci le sfumature che vuole. Noi preferiamo il significato moderno di un teatro che lavora sulla tradizione, sui tempi d’attesa e sulla pulizia del montaggio, le pause e i movimenti, il dosaggio delle luci e il candore della scenografia, una altalena drammatica dove si ride e ci si commuove in diretta, cullati dalle “foglie morte” ondeggianti nell’aria come valse musette.

E dove alla fine, forse, arriva qualcosa.

foto:  Aspettando Godot – L. Virgilio, A. Salines ph. Andrea Gatopoulos

Print Friendly, PDF & Email

Translate »