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Pergola: Eduardo e Luigi, grande arte in dialetto napoletano Spettacoli

Firenze – “Natale in casa Cupiello” da giorni riempie ogni ordine di posto al Teatro della Pergola di Firenze. Una commedia che lo stesso autore, il grande Eduardo, definì “parto trigemino con gravidanza di quattro anni”. Andò in scena la prima volta come atto unico proprio nel giorno di Natale del 1931, al cinema Teatro Kursaal di Napoli dalla compagnia «Teatro Umoristico I De Filippo». Successivamente il testo subì numerose modifiche tra il 1931 e il 1934, fino ad arrivare ad oggi, nella forma definitiva assunta che tutti conosciamo.

Nel 1934 il grande maestro aggiunse il terzo atto, che venne recitato per la prima volta a Milano, e nel 1936 i tre atti furono rappresentati per la prima volta a Napoli. La rivista «II Dramma» nel 1943 pubblica “Natale in casa Cupiello” nella versione in tre atti. È la prima opera di Eduardo pubblicata in dialetto. Nel 1946 viene trasmessa una prima registrazione radiofonica, e la sera di Natale del 1977 approda in Rai la sua registrazione. All’epoca c’era Eduardo (Luca)il protagonista, con il figlio Luca (Tommasino) e Pupella Maggio (Concetta) come moglie.

Oggi vediamo il maestro Luigi de Filippo nei panni di Luca Cupiello, in un’interpretazione inedita della più famosa commedia di Eduardo. Per la prima volta in assoluto Luigi De Filippo si cimenta con quel ruolo che valse al ” fu” drammaturgo napoletano la sua importante fama internazionale. Oggi, ad 86 anni, possiamo dire averlo visto vincere egregiamente la prova più difficile della sua carriera, quella di vestire i panni del grande Eduardo. Finora Luigi aveva firmato la regia dell’opera ma non aveva mai osato oltre. Bene ricordare che nel 2010 Luigi De Filippo è stato nominato Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, nel 2004 diventò Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, e prima ancora fu riconosciuto Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Accanto a De Filippo vediamo Stefania Ventura, attrice da anni della sua compagnia teatrale, nei panni della moglie Concetta. Un ruolo interpretato in passato da Pupella Maggio. L’attrice veste perfettamente i panni di Concetta, esprimendo tutta la forza e la drammaticità, allo stesso tempo, di colei che è parte principale e pilastro dello spaccato familiare napoletano rappresentato. Mimica e postura, timbro e personalità degne di nota. La trama è semplice. Se ognuno di noi potesse silenziosamente entrare dalla porta di tante famiglie, specie al sud, potrebbe rivivere le stesse identiche scene ed emozioni.

Amori difficili e contrastati, mariti gelosi, amanti innamorati, figli sfaccendati, madri eccessivamente protettive, padri capo famiglia che alla fine non contano proprio nulla, vicini curiosi e via dicendo. Alla fine la commedia rappresenta la vita quotidiana, in questo caso calata nella serata della vigilia di natale. Una serata che nel sud viene particolarmente festeggiata ed onorata come tradizione vuole ormai da sempre.

Quello che colpisce e che ha innamorato i tanti presenti, non solo toscani, è proprio la ricerca continua di un dialogo tra lingua italiana e napoletana. Se fosse stata in italiano corrente l’opera non avrebbe potuto esprimere la sua drammaturgia. Ma la chiave di tutto, alla fine, è il Presepe. Il Presepe è corpo, voce, parola, sguardo, è il dono che ogni personaggio porta al suo Creatore. E come espresso nei saluti finali da Luigi De Filippo, dopo lo scroscio interminabile di applausi : ” Il Presepe è la speranza del domani migliore”

Emblema di famiglia, di Napoli e della napoletanità, il maestro De Filippo è il messaggero di un modo di fare teatro che ha inciso la storia dell’intera Italia e che l’ha resa famosa nel mondo intero. Auguri di cuore a tutta la compagnia, ed in particolare al grande maestro che ho avuto l’onore di conoscere e portare i saluti della redazione e della grande terra di Toscana.

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