energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Pergola: l’emozione del pubblico di fronte all’arte di Glauco Mauri Spettacoli

Firenze – Ingrandite per favore la foto qui a fianco e osservate l’espressione di Glauco Mauri a conclusione della prima nazionale del progetto Interno Bernhard nel quale ha recitato la pièce “Minetti, Ritratto di un artista da vecchio” dello scrittore e drammaturgo austriaco. Tralasciate solo un momento chi gli sta a sinistra, Roberto Sturno, protagonista de “Il riformatore del mondo”, l’altro atto unico di Thomas Bernhard, e osservate attentamente la sua espressione.

Sentirete la stessa emozione che martedì 10 gennaio ha attraversato il pubblico della Pergola accorso ad applaudire l’ultimo di una grande generazione di attori. Lo sguardo sereno, il volto forte e consapevole. A 92 anni Glauco Mauri è tornato a regalare allo spettatore il significato profondo del teatro: conoscere se stessi attraverso il gioco della finzione e la parola densa e levigata di un artista contemporaneo.

Lo ha fatto interpretando un testo duro e pessimista, feroce e impietoso, com’è tutto il teatro di Bernhard. La pièce era stata dedicata dall’autore a Bernhard Minetti, attore tedesco del secolo scorso protagonista di tante sue opere. Il sottotitolo che stravolge il joyciano “ritratto dell’artista da giovane” introduce alla figura di un attore anziano e in cattive acque che nella notte di capodanno attende nella hall di un  albergo un direttore di teatro che gli ha promesso di allestire un Re Lear, ma che non arriverà perché con ogni probabilità l’invitato si è sbagliato sulla data dell’incontro.

Il Minetti di Bernhard è un uomo ferito. Allontanato con disonore dal teatro di Lubecca perché non voleva sottostare alle richieste di un teatro di routine popolare, l’anziano attore ha condotto una vita modesta e ritirata in una cittadina di provincia fino a che gli è giunta la proposta di interpretare per l’ultima volta la tragedia di William Shakespeare, l’opera che ha amato e che lo ha aiutato a sopravvivere, perfino interpretandola ogni giorno davanti allo specchio.

Nell’attendere invano il direttore di Flensburg, città tedesca al confine con la Danimarca, la più lontana dai centri artistici e teatrali – uno sguardo dunque dalla periferia del suo mondo – il vecchio attore riflette sulla sua vita e le sue vicissitudini, sul mondo che ha visto dissolversi nei suoi valori e nei suoi significati. Intorno a lui impazza la festa di San Silvestro con personaggi mascherati da conigli, una donna solitaria che affoga nell’alcol le sue frustrazioni, una giovane che attende il fidanzato e un portiere di professionale cortesia. Minetti diventa involontariamente il centro di quanto accade, dileggiato dai festaioli, incompreso dai solitari, accolto senza riserve nel suo continuo vaneggiare solo dalla ragazza. In questo caos che lo circonda, l’unica ancora di salvataggio è la valigia che contiene i ritagli dei gironali che hanno parlato di lui e una maschera di Lear realizzata da James Ensor, l’inquietante pittore delle “Maschere e la morte” e di tante variazioni sul tema.

C’è voluto del tempo prima che Mauri accettasse di entrare nei panni di Minetti in un atto unico che sembra scritto per lui che ha recitato Re Lear almeno 300 volte. Alla fine si è deciso “per portare in scena testi non compiacenti verso lo spettatore, che lo spingano al dubbio più spiazzante e ruvido come fa il teatro di Bernhard in un momento nel quale il pubblico sembra abbandonarsi a vivere il teatro come distrazione e intrattenimento”, come ha affermato in una intervista alla Repubblica. Quel volto della fotografia, però, ci dice di più sul piano della stoffa umana: una maturità pienamente raggiunta, un amore infinito per la sua arte, la “forza dello spirito” di cui parla Minetti.

Di grande impatto è stata anche l’interpretazione di Roberto Sturno nell’altro atto unico della serata alla Pergola. Nel Riformatore del mondo il partner artistico di Mauri da più di quaranta anni si è messo al servizio della parola dell’autore che raggiunge tutte le sfumature del disprezzo, della protesta, dell’invettiva, anche della gratuita cattiveria nei confronti della realtà e delle persone. Sturno è nei panni di un vecchio intellettuale che sta per ricevere da università e città di Brema, una laurea honoris causa per aver scritto un trattato su come salvare il mondo. Il bello è che ciò che lui propone è esattamente l’eliminazione degli esseri umani, il che lo conferma nella convinzione che i premi non hanno alcun riferimento alle opere che nessuno alla fine capisce. Se ti premiano e  non sei stato capito – spiega il regista di Progetto Bernhard Andrea Baracco – in realtà cercano solo di rendere inoffensivo il tuo messaggio. Con esperienza e grande talento Sturno riesce a rendere fruibile e comprensibile il messaggio dell’autore del Soccombente.

Alla Pergola fino al 15 gennaio 2023

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »