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Pergola: Otello, cronaca di una tragedia contemporanea Spettacoli

Firenze – E’ un Otello estremamente lineare, scevro da cunei psicanalitici come da interferenze politiche, quello che propone il Teatro dell’Elfo, in scena fino a domenica alla Pergola. Un allestimento che scava nella cronaca dei fatti, più che nel delirio dell’uno o nella follia dell’altro.

La storia è nota. Ridotta all’osso è una questione privata. Tutto precipita senza controllo. Se qualcosa dell’ingranaggio, diabolico e insensato orchestrato da Iago altrove sfugge, qui, nella lettura di Elio De Capitani e Emilia Scarpati Fanetti, emerge con chiarezza. Niente resta inedito o sospeso. Del resto, come dice lo stesso De Capitani, che si riserva anche il ruolo del protagonista, complice la traduzione scapigliata di Ferdinando Bruni, l’obiettivo è “rileggere Otello spogliandolo della tradizione per tornare al cuore del meccanismo drammatico”.

Sulla scena di Carlo Sala (suoi anche i costumi ecletticamente indecifrabili), ridotta a cantiere edile fra ponteggi, grandi vele plasticose ondeggianti e praticabili mobili, pedane a fornire arredi di fortuna, succedono cose che naturalmente appartengono alla natura umana. Ora insistere su e ribadire la contemporaneità di Shakespeare è altrettanto naturale esercizio. In controluce, tutto il peggio dei giorni nostri, nella tragedia del Moro è trasferibile. Leggibile e individuabile.

Il razzismo, il femminicidio, la violenza gratuita, il bullismo, il sesso, il maschilismo imperante, i pregiudizi sul diverso, i sospetti su chi arriva da fuori ti ruba il lavoro e la donna, le trame e i depistaggi presi a prove, xenofobia imperante e chiusura delle frontiere, insomma tutta l’indecenza del mondo che non si arresta, spiattellata su un’isola prigione, geografica e mentale, accerchiata dal mare nostrum, cimitero di migranti e sbarchi e respingimenti.

Se vogliamo, ognuno può coglierci il suo Otello “nostro contemporaneo” nel lavoro dell’Elfo. Che a noi, più modestamente, ha colpito per una sua intrinseca scorrevolezza da cronaca tetra, follia romanzata, derive di apparente normalità, un bel feuilleton di cui tutti conosciamo la fine che puntualmente arriva sul letto immacolato di Desdemona.

E che comunque vale sempre la pena ripassare. Nel dispositivo antisismico della regia sfugge dai ranghi la presenza di una figura claunesca, che introduce e disorienta. Federico Vanni è Iago, furbo e disincantato, determinato e fuori sacco, Emilia Scarpati Fanetti è Desdemona, vibrante e più degli altri consapevole. Che sono Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Carolina Cametti, Gabriele Calindri, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Carolina Cametti, Alessandro Averone. Musiche atmosferiche di Silvia Colasanti, luci di Michele Ceglia.

 

Foto: Otello – De Capitani, Scarpati Fanetti

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