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Perquisite le abitazioni del killer xenofobo di Firenze Cronaca

Diciotto anni fa, ha ricordato il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, Firenze si svegliava terrorizzata per la bomba dei Georgofili. Oggi, il giorno dopo la strage, la città è inorridita dall’inspiegabile gesto di Gianluca Casseri. «Oggi ci siamo svegliati non come una città razzista ma colpita al cuore dal razzismo», ha dichiarato Renzi. Tanto ferita che ha deciso di fermarsi, di issare a mezz’asta le bandiere, di annullare tutte le cerimonie istituzionali in segno di rispetto per la comunità senegalese fiorentina. C’erano solo due banchi al mercato di piazza Dalmazia. Due banchi e tante persone che portavano mazzi di fiori o accendevano candele nel luogo in cui sono morti i due giovani africani vittime dalla furia omicida di Casseri. Alle 9.30 anche il sindaco di Firenze ha voluto porgere il suo saluto ai due senegalesi uccisi, visitando piazza Dalmazia e fermandosi a portare la sua solidarietà all’edicolante che ha tentato di fermare l’assassino pistoiese. Anche in San Lorenzo i banchi del mercato erano chiusi ed avevano esposto cartelli con scritte contro il razzismo. “Chiusi per solidarietà con i colleghi ambulanti senegalesi”, c’era scritto su alcune bancarelle del mercato del centro storico. Anche all’interno del mercato centrale, rimasto invece aperto, tutti hanno voluto mostrare la loro solidarietà per le vittime della strage razzista di Casseri. Perché tutto, davvero tutto, sembrerebbe condurre alla matrice xenofoba del gesto. Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ed il pubblico ministero che indaga sulla tragica vicenda, Paolo Canessa, hanno spiegato infatti che non vi sarebbe stata nessuna lite fra l’assassino ed i senegalesi uccisi e feriti. Avrebbe semplicemente mirato e sparato. Con spietata freddezza. Senza dire una parola. A quanto risulta dalle prime indagini, Casseri avrebbe addirittura studiato le sue vittime. Le avrebbe scelte nei mercati che frequentava abitualmente: piazza Dalmazia e San Lorenzo. Dalla cronologia delle ricerche del suo computer pare avesse più volte visitato anche il sito web del mercato di Sesto Fiorentino, che poi avrebbe scartato dai suoi obiettivi. Il responsabile fiorentino di CasaPound, Saverio Di Giulio, ha precisato che quello di Casseri è stato un gesto che non ha nulla a che vedere con l’attività dell’associazione. Non la pensa così, però, Matteo Renzi, che ha ricordato come a Firenze gli attivisti di CasaPound si siano resi protagonisti, durante la celebrazione della festa della Liberazone, di una anacronistica commemorazione dei cecchini fascisti. Su una cosa, però, il sindaco di Firenze è d’accordo con Di Giulio: sul fatto che più che di una manifestazione di un gruppo xenofobo si tratterebbe del gesto isolato di un folle. A chiarirlo saranno le indagini condotte dai carabinieri e dalla polizia di Firenze. Mentre da Careggi si apprende che le condizioni dei tre senegalesi feriti sarebbero gravi ma stabili, gli agenti hanno infatti effettuato i loro sopralluoghi nelle due abitazioni di Casseri. Nella cantina della sua casa di Cireglio (Pistoia) sarebbe stato scoperto un vero e proprio laboratorio nel quale il cinquantenne fabbricava le sue munizioni. Nello scantinato sarebbero stati trovati, infatti, una pressa, dei bossoli, una cuffia per sparare al poligono, alcuni libri sulle armi ed altro materiale necessario per la fabbricazione dei proiettili. Nell’appartamento di via del Terzolle, a Firenze, gli agenti si sono trovati di fronte, invece, una casa spettrale. Casseri aveva affittato l’appartamento da un amico, che racconta di esserlo andato a trovare nella giornata precedente la strage e di non aver notato nulla di strano nell’appartamento. Quando, però, gli inquirenti hanno effettuato la perquisizione questa mattina, in casa non vi erano più gli abiti e l’insulina che l’uomo usava per curare il diabete. Ammassi di libri, centinaia di libri, e nient’altro. Una casa che appariva disabitata. A far riflettere gli inquirenti sarebbe soprattutto il fatto che dal computer di Casseri è sparito l’hard disk che avrebbe potuto contenere informazioni importanti ai fini dell’indagine. Resta da capire, a questo punto, se sia stato lo stesso Casseri a svuotare la sua casa fiorentina per depistare le indagini e far perdere ogni appiglio agli inquirenti o se l’appartamento sia stato “ripulito” da altri che potrebbero essere coinvolti nella vicenda di sangue. Da chiarire anche cosa è accaduto nei 90 minuti che hanno separato i due attentati dell’omicida, sui quali al momento non vi sono notizie certe.

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