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Personaggi: Gaia Nanni, affrontare il caos Spettacoli

Firenze – Averla davanti non può lasciare indifferenti: una ragazza così bella e affettuosamente comunicativa è una perla rara. Gaia Nanni é il talento più esplosivo che il teatro fiorentino abbia prodotto nell’ultimo periodo, ma, e in questo risiede la sua preziosità, è  anche una persona semplice, fresca e gioiosamente disponibile. É molto stanca però, come ogni giovane mamma. Infatti otto mesi fa ha partorito due gemelli. 

Com’è la vita ora?
N- E’ un amorevole delirio. La bellezza di una gravidanza gemellare è il fatto di essere entrata in contatto col vero motivo per cui siamo al mondo: affrontare il caos. Trovarsi di fronte ciò che non si conosce, e per il quale non esiste vaccino. Per la prima volta mi sono chiesta: “e ora che faccio? Sarò capace di essere una buona mamma, di rendere felici questi bambini?”

L’arrivo di questi due piccolini ha stoppato la tua lanciatissima carriera?
N- in realtà no, la mia attività è stata in sospeso soltanto per il periodo in cui sembravo Marisa Laurito che aveva ingoiato Giuliano Ferrara, ma adesso tutto sta riprendendo piano piano il suo ritmo. Le produzioni teatrali ripartiranno da dicembre, e nel frattempo condurrò una serata importante il 18 ottobre al Nelson Mandela Forum per Trisomia 21, la famiglia che mi sono scelta, e Oxfam Italia. Ho ripreso anche il mio programma L’Ape Gaia a Radio Toscana. Tutto questo con l’enorme sostegno dei nonni e della baby sitter.

Non sarai più la stacanovista del palcoscenico?
N- Questa situazione mi consentirà finalmente di essere più selettiva nei confronti delle proposte di lavoro. Non posso più perdere tempo, devo essere più rigorosa, perché non investo più solo il mio tempo, ora investo anche quello dell’esercito di persone che mi aiuta. Se esco di casa per lavorare, deve essere per qualcosa in cui credo molto.

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La professione di attrice è per te una scelta casuale oppure un sogno realizzato?
N- Come molti, io ho avuto una vita spaccata in due: ho fatto tutto quello che la mia famiglia si aspettava, fino alla laurea in giornalismo, ma dietro tutto questo c’è sempre stato il teatro. Per i primi 18 anni però il teatro é stato solo passione, il che voleva dire fare tutt’altro durante il giorno e poi ritrovarsi alle 21 in un circolino a recitare. Al liceo ero rappresentante d’ Istituto e decisi, forte del mio potere, di fare un piccolo calendario teatrale. Poi la scuola triennale Cathalist diretta da Riccardo Rombi con Alessandra Comanducci, Ulpia Marcela Popa e altri. Loro mi hanno insegnato fin da subito che il teatro é disciplina, e che é un affar serio. Un’ottima scuola.

Il tuo primo spettacolo?
N- “Caffè Santiago de Cuba”, scritto e diretto da Rombi, dove interpretavo un travestito …. Manuelo. Uno spettacolo veramente divertente. Abbiamo portato questo spettacolo in posti di vario genere, e ci siamo trovati di fronte un pubblico davvero eterogeneo, a volte, mi dispiace dirlo, anche maleducato e distratto. Ma il bello del teatro é anche questo.

É dunque la curiosità per l’imprevisto che ti ha appassionata al teatro?
N- mi sono appassionata al teatro perché fondamentalmente sono innamorata delle persone. Il consiglio che posso dare a chi vuol fare teatro é: “prendete un autobus, andate nei bar, e guardate le persone, innamoratevi della gente”. Ma a parte i consigli, mi sono appassionata per quello che noi attori dobbiamo fare: prestare il nostro corpo e la nostra voce a qualcuno che non é noi, contro ogni possibilità egoica e vanitosa. Il pubblico non paga un biglietto per vedere l’attore, paga per avere altro, e gli deve essere dato. L’attore propone al pubblico non se stesso, ma il frutto di un lavoro che ha fatto, di una ricerca senza fine.

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Come dovrebbe essere secondo te il teatro nelle città?
N- oggi dovrebbe essere un impegno ancora più importante perché abbiamo un pubblico svezzato a televisione e a un certo cinema. Il teatro è un “qui ed ora” molto attinente alla vita e che non può essere corretto. In questi ultimi trent’anni nelle varie operazioni culturali qualcosa deve essere andato storto, perché oggi le persone sono lontane dal teatro. Dobbiamo convincere le persone a venire a teatro dicendo loro che non é una cosa noiosa e difficile, che non é una cosa per pochi. Il teatro va restituito all’uso, cioè occorre fare delle operazioni culturali che possano essere davvero al servizio della cittadinanza.

Non temi che rincorrere il pubblico possa portare a una semplificazione eccessiva?
N- credo piuttosto che non si debba più fare un errore che ormai sembra una trappola dalla quale non riusciamo a uscire: i grandi teatri riempiono le sale con volti noti per programmi televisivi. Nei cartelloni teatrali sono riportate sempre in primo piano le facce degli interpreti, perché ormai si va a vedere quel personaggio televisivo e ci si aspetta anche che faccia battute che si conoscono già. Fra l’altro gli attori televisivi e cinematografici non hanno tempi teatrali, e i risultati sono spesso scadenti, col risultato che alla fine si pensa che il teatro sia una barba. Quindi il lavoro da fare non è una semplificazione, ma dare il teatro a veri professionisti: facciamo lavori fatti bene. Il vero professionista porta in sala il pubblico; facciamo lavorare la gente brava. E per essere bravi bisogna sempre studiare e fare ricerca.

La linea di confine fra dilettante e professionista é difficilmente tracciabile, in questo ambiente regna l’autocertificazione
N- il problema fondamentale è  la vanità. Quando mi offrono un lavoro, la prima cosa che provo è la paura, ed é questo il pungolo che mi fa studiare come una matta: il punto di partenza dell’attore deve essere l’inadeguatezza, sentirsi perennemente indegni del personaggio che si sta interpretando in scena. Quindi lavorare, lavorare, lavorare.

La vanità é però una componente non secondaria in questo mestiere
N- certo, ma se mi affidano il ruolo di una popolana coi baffi e il monosopracciglio, devo mettere da parte le mie ambizioni estetiche. Non si deve aver paura di essere brutte in scena, come non si deve aver paura di avere ruoli minori, perché, come ha detto Stanislawski, non ci sono piccoli ruoli ma soltanto piccoli attori.

Il cinema non ti é mai interessato?
N- il cinema non mi è mai interessato perché fondamentalmente non mi voglio rivedere. Ho fatto un po’ di televisione perché lì é giocare facile: faccio me stessa e non sento l’imbarazzo. É stato un modo per finanziare i miei studi, le mie ricerche.

Sai cantare?
N- appartengo a una famiglia di musicisti e sono intonatissima, nonostante il mondo non lo capisca. Canto benino, ma solo nella mia tonalità. Mi piace molto cantare, e in un prossimo spettacolo canterò, non ti dico quale.

Cambiamo argomento: sei una buona forchetta?
N- a questo proposito ho un messaggio per gli uomini: non uscite mai con donne che levano il grasso dal prosciutto ….. Mia madre diceva: guardate come mangia la vostra donna, è un biglietto da visita per quello che succederà dopo cena.

Quindi, conoscendo la tua passione per l’osso buco coi piselli, chi ti porta a cena chissà cosa si aspetta…
N- in effetti Cicciolina fa ridere rispetto a me! Davvero, a me piace molto mangiare, se c’è un motivo per cui faccio l’attrice sono le cene dopo spettacolo. Non nego di avere pensato spessissimo alla pizza per sollevarmi dall’ansia della scena. Poi so anche cucinare, la mia specialità è la francesina, ma soprattutto mi piace inventare. Ho ereditato dalla mia mamma il piacere di cucinare per gli altri, per gli amici che vengono a cena. Lei mi ha insegnato che dar da mangiare a qualcuno è gioia, è un gesto d’amore.

Quando hai tempo, fra teatro cucina e famiglia, sei anche una buona lettrice?
N- abbastanza, mi piace molto una letteratura erotica che riporta aspetti insospettabili di persone insospettabili: insomma libri che svelano il proibito che c’è dietro la facciata. Questo ha a che vedere con un aspetto della mia vita: quello di essermi sempre innamorata di persone meravigliosamente difettose. Mi piacciono gli uomini un po’ corrotti dalla vita, crettati, con qualche ruga, come i palazzi siciliani.

Questo dá speranza a molti! Ma per concludere, Gaia, le tue priorità oggi?
N- c’è stato un momento in cui Giulio (uno dei due gemellini n.d.r.) si era scoperto il dito. Questo evento ha reso piccino tutto il resto.

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