energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Personaggi, Tinto: “Quanto è più social fare la spesa nel quartiere” Società, Spettacoli

Firenze – Parafrasa Feuerbach, acconciando le parole del filosofo tedesco a una ben più moderna foggia mediatica: “Noi siamo ciò che mangiamo, ma anche ciò che guardiamo”. Lo dice Tinto, al secolo Nicola Prudente, pistoiese del ’76, alle spalle una già lunga carriera radiofonica e televisiva in gran parte costruita sul granitico e transmediale sodalizio con Federico Quaranta, autore e conduttore genovese, colui che, dal 2002, assieme a Tinto, scrive e presenta “Decanter”, trasmissione cult di Rai Radio Due dedicata al mondo dell’enogastronomia. C’è molta tivvù, negli impegni della pluripremiata ditta “Fede e Tinto”: quest’anno, la coppia di “Decanter” è al fianco di Antonella Clerici nella giuria de “La prova del cuoco” (Rai Uno), e in passato c’erano già stati “Fuori di gusto” (La7), “Magica Italia” e “Linea Verde-Orizzonti” (entrambi sulla rete ammiraglia della Rai).

Ma è in solitaria che Nicola Prudente, da poco più di due mesi, conduce  “Frigo” (Rai Due, il sabato alle 10.50, un programma di Gianluca Mauri, scritto con Giorgia Sonnino; regia di Alessandro Ferrara), format che punta ad aiutare giovani studenti e/o lavoratori fuori sede a capire come migliorare il proprio rapporto con la spesa, le provviste, la cucina, insomma con l’alimentazione. Che difatti, nello spazio d’una puntata, cambia da così a così. Basta dare un’occhiata ai vari frigoriferi, prima e dopo:  là dove regnavano informi moli di scatolami di cibi precotti, ora sorgono castelli di prodotti freschi ordinatamente disposti; là dove carni e formaggi e ortaggi e affettati a un passo dalla scadenza, o già scaduti, contendevano lo spazio dei gelidi ripiani alle vivande inviate da una parte all’altra d’Italia coi “pacchi della mamma”, ora sfilano impeccabili assortimenti di ghiottonerie dislocate con logica e pragmatica ferree; idem per i freezer, che da campi di battaglia si trasformano in fulgidi esempi di razionalismo da dispense svizzere.

Come da tradizione rispetto al personaggio che il pubblico italiano ha imparato a seguire ed apprezzare – con o senza “Fede” – Tinto si occupa di educazione alimentare. Argomento che, racconta, gli sta molto a cuore, «soprattutto da quando ho avuto due bambiniCon “Frigo”, vorrei interpretare al meglio il concetto di “televisione/servizio pubblico” ed arrivare ai ragazzi, ai giovani studenti che vanno molto su internet ma poco al mercato. Mi ricordo i miei anni universitari dove da Pistoia mi sono traferito a Milano: il mio frigo era più triste della nebbia meneghina… Non è una questione economica. Più di sane abitudini, direi. Migliorare il proprio stile di vita sì che è moderno: fare la spesa nel quartiere è molto “social”, altro che Facebook, Instagram, Twitter… qui gli “amici” e i “mi piace” sono più che reali!».

Siamo ciò che mangiamo ma anche ciò che guardiamo. Lo sa bene Adele, protagonista della prima puntata (31 ottobre scorso), ora che può guardare il frigo della propria abitazione studentesca con occhi diversi. Roma, quartiere universitario di piazza Bologna. Lei è una graziosa studentessa campana alle prese con gli esami di marketing: ama la moda, e infatti il suo guardaroba è degno delle più pretenziose copertine patinate. Non così il suo frigo, i cui scaffali, da tempo, gridano vendetta. Da troppo tempo, deve aver pensato Elisabetta, la coinquilina, la complice, il “gancio” che un giorno contatta lo staff di “Frigo” e permette a Tinto di arrivare nell’appartamento e portare avanti la propria salvifica azione redentrice che si snoda dagli interni agli esterni, dall’angolo cucina al poco distante mercato rionale, i cui banchi la bella Adele esplora con la curiosità di un Crusoe appena sceso dalla zattera . Qui s’incontra Serena, anche lei giovane studentessa ma, al contrario di Adele, assai ferrata nell’arte di far bene la spesa e cucinare manicaretti ghiotti e sani.

Con la sua compita verve di toscanaccio garbato, Prudente tiene insieme, con la versatile eleganza di un Mengacci che sia passato dalle scene di un matrimonio alla divulgazione enogastronomica, protagonisti e comparse, ragazzi lontani da casa per studio o lavoro e informazioni scientifico-nutrizionali, spunti seri e faceti, complici e collaboratori, ricette e battute. E il copione si ripete, di puntata in puntata, in una girandola d’incontri, di sapori, di bagliori di fragrante, gioiale quotidianità.

Si inizia da un frigo e si finisce a tavola, dove si mettono in pratica i buoni propositi consumando portate a base di prodotti di stagione.  Si racconta un po’ di giovane Italia prendendola bonariamente per la gola, ragionando di pietanze e sapori, finalmente non con quell’aria da caserma che regna nei reality con gli chef stellati, dove alle povere reclute-aspiranti cuochi si urla alla maniera del sergente Hartman di “Full Metal Jacket”.

Qui l’educazione alimentare si sposa con la pacata ironia che Tinto infonde a tutto quel che fa davanti alle telecamere o dice al microfono, perché – e questa volta parafrasa Nino Manfredi – «il gusto del mangiare e bere bene resta pur sempre un piacere della vita: va raccontato con la dovuta spensieratezza. Se non te lo godi, che piacere è?».

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »