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Pete Townshend: iTunes è un vampiro digitale Internet

Un musicista del calibro di Pete Townshend di certo può illuminare anche le menti più buie per quanto riguarda la musica e tutto ciò che c’è dietro: dalle case discografiche e la scoperta dei nuovi talenti, alla produzione e diritti di vendita, al copyright e via dicendo.
La sua affermazione (The Guardian, UK), quindi, particolarmente spietata in un periodo in cui il ricordo del defunto simbolo Apple è ancora così vivo, appare motivata da situazioni che, prima dell’avvento di internet e dell’MP3, di fatto non esistevano.
Townshend spiega che ai suoi tempi le case discografiche “nutrivano” il nuovo talento e “lo accompagnavano” nel suo percorso “fin da piccolo” finanziandolo e fornendogli la pubblicità che gli serviva.
Una volta che il nuovo talento diveniva a tutti gli effetti un artista completo, questo si separava e cominciava a percorrere la propria strada da solo, ringraziando la casa che lo aveva aiutato.
Ora invece Apple punterebbe solo a massimizzare il guadagno, non curandosi del fatto che stia rovinando la musica a causa del suo “ruolo troppo parassitario”.
La soluzione secondo il chitarrista sarebbe quindi che la mela morsicata si prendesse le responsabilità che furono delle case discografiche un tempo e investisse di più nel settore, essendo a suo parere la principale causa della sua rovina.
Ma le accuse ad iTunes fanno solo parte di un attacco di proporzioni maggiori diretto a Internet e al tanto discusso file sharing. “La rete ha distrutto il copyright per come lo conosciamo; la parola condivisione significa davvero dare via qualcosa che si guadagnato, prodotto o pagato”?
Accuse pesanti, ma le parole di Townshend sono l’ennesima cannonata in un mondo in guerra.
Chi spara questo colpo però è una persona che ha visto il mondo cambiare e non gli piace, non perché tecnologicamente avanzato e “a portata di click” ma perché rivede nelle sue origini qualcosa di remoto che non accadrà più.

Si discuterà tanto di questo argomento ma una cosa è certa, l’arrivo dell’MP3 avrà anche danneggiato le case discografiche, ma per il “consumatore medio” è stato un traguardo importante che ha agevolato l’ascolto della musica e ha ridotto notevolmente i costi da essa derivati.

Gabriele Varacca – Parma
 

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