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Petrolio libico: tra i due litiganti (Eni e Total) il turco gode Politica

Parigi – Erdogan, il sultano di Libia, titolava nei giorni scorsi il quotidiano Le Figaro, commentando le mire espansionistiche del presidente turco che sembra voler riconquistare le zone di influenza che un tempo erano dell’Impero ottomano.

Mentre il mondo occidentale è tutto preso a risanare le ferite inferte dall’epidemia del Covid 19, l’uomo forte di Ankara continua a muovere le sue pedine nel Mediterraneo orientale. E’ grazie al suo appoggio infatti che le forze sostenute dal maresciallo putschista Haftar hanno subito una sonora sconfitta proprio alle porte di Tripoli che era sicuro di conquistare e scacciare cosi il governo di unità nazionale diretto da Fayez el Serraj.

Nel mese di giugno così, forte dell’aiuto in armi, ufficiali e combattenti siriani messi a sua disposizione da Recep Tayyp Erdogan, Serraj ha potuto lanciare una vittoriosa contrattacco che ha fatto perdere ad Haftar tutte le sue recenti conquiste.  Serraj non ha perso tempo a ringraziare la Turchia. “Vorrei sottolineare il profondo riconoscimento..per i passi concreti fatti di fronte all’aggressione” di Haftar precisando, in un articolo scritto per La Repubblica, che “non si arrenderà mai” e che impedirà in ogni modo una dittatura nel suo paese.

Il primo ministro libico ha anche ringraziato tutti i paesi che lo sostengono, tra cui l’Italia che è al suo fianco da quando ha prese le redini del paese nel 2016 sotto l’egida dell’Onu con l’obiettivo di pacificare il suo paese in piena crisi dalla fine nel 2011del regime di Gheddafi per volontà di Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna.  La sua legittimità è stata però contestata dal suo rivale Haftar e dalla regione orientale del paese e la Libia è ormai da anni divisa dalla guerra civile che ha avuto anche, come danno collaterale, il forte aggravamento del problema dei migranti.

La Libia è anche rapidamente trovata al centro di un risiko in cui numerose potenze straniere si stanno dando battaglia per interposto paese. Se Serraj può contare su Turchia e Italia, Haftar ha ottenuto l’appoggio dai sauditi, degli Emirati arabi uniti, dell’Egitto, della Russia e anche della Francia che dopo aver fatto cadere Gheddafi sperava di fare della Libia una sua zona di influenza, impedendo spesso all’Italia di giocare le sue carte.

Con la batosta di Haftar, Erdogan si piglia anche una soddisfazione su Putin che aveva appoggiato indirettamente il maresciallo ribelle inviando  un migliaio di mercenari del gruppo Wagner e miliziani siriani pro Assad.

La sconfitta di Haftar non è piaciuta in Francia che contava sul suo successo per potere preservare l’accesso al petrolio per cui sono in competizione la francese Total e l’italiana ENI. Il maresciallo, che il 9 marzo era stato ricevuto per la terza volta all’Eliseo, “ ha ora poche possibilità, a 76 anni di restaurare la sua credibilità” scrive ora Le Figaro.

Ora si teme che tra i due litiganti ENI e Total, a godere delle risorse di idrocarburi libici siano invece le compagnie petrolifere turche.  Le ambizioni egemoniche della Turchia stanno anche preoccupando la Grecia, Cipro e Israele con la rivendicazione di una zona economica esclusiva che potrebbe ora godere dell’appoggio della Libia.

In Libia inoltre la Turchia  potrebbe disporre di uno strumento di controllo sul flusso dei migranti provenienti dalla Siria e del Medio Oriente e non solo. Grazie all’appoggio libico Erdogan potrebbe anche rafforzarsi in Siria  rispetto ad Assad e anche alla Russia.

Insomma più che mai sarebbe necessario che la diplomazia entrasse in gioco rapidamente per riportare la pace in Libia e forse anche arginare l’ambizione di Erdogan di rinnovare i fasti dell’impero ottomano.

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