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Piagge, 19,30, giovedì: ascensori fermi, disabili bloccati Cronaca

Firenze – Una vera e propria odissea, giovedì 20 ottobre alle Piagge, ha coinvolto due signori disabili, un uomo e una donna di circa ottant’anni. Gli ascensori guasti infatti hanno impedito loro di tornare alle loro case, al secondo piano di un immobile di via Liguria, costringendoli a una lunga attesa. Una vicenda che per trovare soluzione ha dovuto aspettare l’intervento dei carabinieri e di ben due associazioni, la Fratellanza Popolare di San Donnino e la Misericordia di Campi.

Eppure, tutte le condizioni affinché si verificasse l’incidente c’erano da tempo. Infatti i due ascensori del palazzo di via Liguria erano fermi da più giorni. “Martedì scorso si era già fermato con una persona dentro – raccontano alcuni residenti nello stabile – ma non era una sorpresa: era infatti da almeno due mesi che 4,5 volte alla settimana gli ascensori si fermavano, con persone dentro, l’11 settembre uno era rimasto bloccato con tre ragazzini dentro”. E, per aprirlo e tirare fuori i malcapitati, erano intervenuti i vigili del fuoco.

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La situazione si protraeva dunque da qualche mese, tant’è vero che a settembre gli abitanti dello stabile avevano inviato una raccomandata spiegando la situazione a Casa spa, al presidente di Casa spa e alla società adibita alla manutenzione. Da parte del gestore non erano pervenute risposte, mentre la società che si prende cura della manutenzione delle macchine, era intervenuta senza però risolvere la situazione. Sta di fatto, insomma, che gli ascensori, fra scricchiolii e rumori vari, funzionavano solo per qualche giorno e poi si tornava da capo, con persone intrappolate che dovevano essere fatte uscire, a volte forzando le porte, dai pompieri.

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L’11 settembre, dopo che i ragazzini erano stati liberati, la ditta adibita alla manutenzione, come raccontano i residenti, aveva inviato un operatore, che però non “aveva potuto aggiustare l’ascensore perché ci sarebbero voluti due operai e ormai era tardi per farli venire”. Mentre martedì scorso, quando la persona imprigionata era stata, come al solito, liberata dai pompieri, il manutentore era venuto e aveva “sistemato” l’ascensore riottoso.

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Ma giovedì 20 ottobre, la giornata comincia male. Intanto, la mattina “si ferma quello piccolo. Giovedì pomeriggio, si ferma anche quello grande, con le persone dentro”. Solita trafila, ma alle 17 arriva il tecnico. Ripara quello piccolo ma non quello grande (dove ci può stare la carrozzina di un disabile, n.d.r.) perché “bisognava essere in due, e a quell’ora non mandavano più altri operai”.

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Ma questa volta c’è un ma, grosso come una casa. A essere bloccato al piano terra c’è un signore, che abita al secondo piano, disabile, in carrozzina. Alle 19,30 gli inquilini incontrano questo vicino fermo vicino all’ascensore rotto, disperato: “Come faccio a rientrare a casa?”.

Comincia allora la più incredibile trafila che possa immaginarsi: i vicini di casa chiamano prima di tutto la ditta che ha in capo la manutenzione, che non batte ciglio: vista l’ora, non può inviare operai. Breve consultazione dei vicini, poi la decisione: chiamare i carabinieri. Prima chiamata, i carabinieri (“gentilissimi”, dice una vicina il cui marito ha fatto le telefonate) suggeriscono di chiamare la Pubblica assistenza. Ci provano, ma “parte sempre il fax”. I vicini del malcapitato richiamano i carabinieri, che suggeriscono una Fratellanza. Forniscono il numero, ma la telefonata non produce risultati, “in quanto non avevano personale da mandarci”.

Intanto il tempo passa e il signore in carrozzina comincia a risentire dello stress e della forzata immobilità, comincia ad accusare dolori, a non sentirsi bene. Sempre più impotenti, i vicini richiamano i carabinieri, che questa volta li indirizzano a una sede della Misericordia, che purtroppo, di nuovo, non ha la possibilità di intervenire. “Ci suggeriscono di portarlo su a braccia – ricordano i vicini, riferendosi al signore che intanto è sempre più in crisi – ma è un problema: come prenderlo senza fargli male o procurargli danni?”. A questo punto, più decisi che mai, richiamano i carabinieri, che, sempre molto disponibili, sentendo che la situazione non si smuove, intervengono direttamente.

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“Nel giro di venti minuti – ricordano ancora i residenti – arriva la Fratellanza Popolare di San Donnino. Operatori meravigliosi, tirano fuori una seggiolina apposita che avevano in ambulanza e finalmente portano l’uomo a casa sua”. Inutile dire che il signore disabile è sfinito. Tuttavia, tutti tirano un sospiro di sollievo e si apprestano a tornare nei loro appartamenti. Pensando che sia tutto finito.

Dopo mezz’ora, invece, risuona il campanello della famiglia che ha partecipato attivamente al primo “salvataggio”. E’ un’altra vicina di casa, disperata: la madre, di circa 80 anni, è ferma al piano terra. E’ inferma e in carrozzina. E, ovviamente, vorrebbe salire al secondo piano per tornare a casa sua.

La trafila ricomincia e, anche stavolta, si rivela decisivo l’intervento dei carabinieri. Questa volta arriva la Misericordia di Campi e, con lo stesso metodo, vale a dire l’apposita seggiolina che si usa in questi casi, portano la signora alla sua casa e al suo letto. Perché intanto s’è fatto tardi.

Tutto questo giovedì sera scorso. Il giorno dopo, la mattina di venerdì 21 ottobre, si presentano due tecnici dell’impresa che, dopo aver lavorato tutta la mattina, sembra abbiano trovato il modo di farli funzionare, gli ascensori, anche se “hanno detto che manca un pezzo”, che dovrebbero far venire da Milano. Intanto però l’ascensore “grande” (quello dove si caricano le carrozzine) ha perso quel sinistro rumore che lo accompagnava nella salita e discesa. Il che fa sperare, dicono i residenti del palazzo, che almeno regga più di quanto ha mai fatto finora. In più, i tecnici hanno anche incollato un adesivo all’entrata dei due ascensori, con sopra il numero verde da chiamare quando si verificano guasti o emergenze. Ma non è finita. Infatti, stamattina si sono presentati anche i carabinieri, che hanno raccolto le denunce dei due signori disabili. Non solo: il personale della Fratellanza Popolare di San Donnino “ha ricordato che anche loro, nel corso di un intervento qualche tempo fa, si trovarono bloccati sull’ascensore – dicono gli abitanti del palazzo – e sono pronti a rintracciare la data dell’intervento in cui questo successe”.

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