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Piano paesaggistico, intervista a Lucia De Robertis Politica

Firenze – Frutto di un lavoro durato 4 anni, il Pit (Piano di Indirizzo Territoriale) con valenza di Piano Paesaggistico intende governare le trasformazioni. Intende cioè offrire, secondo il presidente Enrico Rossi, una “cornice di regole certe finalizzate a mantenere il valore del paesaggio anche nelle trasformazioni di cui è continuamente oggetto”. Rispetto agli altri strumenti di pianificazione regionale, concepiti come atti di indirizzo, il Pit è un Piano sovraordinato cui sono tenuti a conformarsi piani e programmi sia regionali che locali. Su questo tema così cruciale per una Regione come la Toscana abbiamo rivolto alcune domande a Lucia De Robertis componente della Commissione Assetto del territorio e ambiente e vicepresidente del gruppo consiliare Pd.

Il Piano di indirizzo territoriale (piano paesaggistico) intende governare le trasformazioni. Come?

“Con l’approvazione del piano paesaggistico ci siamo dotati di uno strumento fondamentale, oltre che decisamente all’avanguardia, per i nostri territori. Ci siamo posti obiettivi ambiziosi e per noi irrinunciabili: la tutela del paesaggio, del nostro ambiente, e lo sviluppo economico della regione. Due aspetti che per forza di cose devono basarsi su di una nuova armonia per poter governare – e bene – le trasformazioni che ci attendono. Il connubio che abbiamo a lungo cercato e poi trovato tra la salvaguardia dei territori e il rilancio economico, è pertanto un traguardo preziosissimo, dal quale partiamo per affrontare le sfide che abbiamo davanti”. Sviluppo economico , tutela del paesaggio e sue trasformazioni”

derobertis2-298x202Obiettivi compatibili?

“Non solo sono compatibili. In realtà il futuro di queste due componenti, chiamiamole così, sono strettamente interconnesse, dipendenti l’una dall’altra. Lo dico perché sono dell’idea che non possiamo pensare allo sviluppo economico della Toscana senza pensare di proteggerne il paesaggio, unico al mondo: sono due prerogative che se governate con intelligenza, lungimiranza e competenza, possono salvaguardarsi a vicenda. Con il piano abbiamo infatti messo a punto nuove regole che non hanno la funzione di ingessare bensì di semplificare, sburocratizzare, tanti passaggi che riguardano lo sviluppo delle aziende. Ma abbiamo fatto tutto questo tenendo di conto delle caratteristiche del territorio nei quali le aziende stesse operano. Non è stato facile coniugare tali aspetti, però ci siamo riusciti. Sviluppo economico e tutela del paesaggio sono due tipi di ricchezza che devono unire le nostre forze, non dividerle o disperderle. Se ci pensate, è fondamentale che tra queste ragioni – mi riferisco alla tutela del paesaggio e allo sviluppo – ci sia un canale comunicativo privilegiato. Capace di abbattere muri e di guardare al futuro con maggiore fiducia”.

Si parla di recupero degli aspetti e dei caratteri peculiari dell’identità sociale, culturale e ambientale del territorio. In che modo?

“In queste settimane si è parlato tanto delle cave di marmo, dunque delle Alpi Apuane. Lo si è fatto a ragion veduta perché sono una parte rilevantissima del Piano; tra l’altro sull’attività estrattiva, sulle concessioni, abbiamo varato una legge ad hoc. Però mi preme ricordare che il Piano non tratta solo di cave; attraverso questo strumento regolamentiamo, tra le altre cose, spiagge, dune, colline, crinali, montagne, piccoli e piccolissimi centri abitati che intendiamo preservare. L’’ecosistema’ toscano comprende tutti questi elementi, non ce ne dimentichiamo. Ed è giusto tutelarli al meglio per garantirne l’autenticità, ambientale, sociale e culturale. Questo però non significa negarne lo sviluppo o l’intervento dell’uomo a prescindere. Sappiamo bene che il paesaggio toscano è tale e apprezzato in tutto il mondo anche grazie alla mano dell’uomo. Negare questo sarebbe miope. Ad esempio, togliendo i vincoli della legge Galasso riconsegniamo all’agricoltura circa 200mila ettari di superficie; si tratta di terreni che col passare degli anni sono stati abbandonati e pertanto divenuti aree boschive non di pregio”.

Per una regione come la Toscana il paesaggio è un valore aggiunto anche in termini di promozione turistica…

“Credo che sia molto di più di un valore aggiunto. Sono convinta che il nostro paesaggio stia proprio alla base del concetto di promozione turistica con il quale intendiamo rivolgerci al resto del mondo. La nostra bellezza è unica, e può parlare attraverso l’uomo. Insomma siamo noi toscani che facciamo conoscere i nostri territori, siamo noi toscani che per primi intendiamo valorizzarli, proteggerli, e, allo stesso tempo, viverli e farli vivere nel migliore dei modi a chi viene qui in vacanza o per altre ragioni. La Toscana è il suo paesaggio, la sua gente, i suoi borghi, le sue eccellenze produttive, il suo know how. Pertanto, come per il settore economico, anche per quello del turismo e della sua promozione esiste un legame imprescindibile con il paesaggio”.

All’interno dei 20 ambiti previsti dal Pit ci sono aree tra loro abbastanza diversificate… avranno un riconoscimento della loro specificità?

“Il Piano paesaggistico non è un monolite, come spesso è stato descritto, ma un mosaico. Siamo entrati nel dettaglio delle singole aree della regione, definiti in 20 ambiti omogenei. Registro con soddisfazione che tra la prima versione adottata e quella approvata definitivamente del consiglio sono state accolte tante osservazioni di merito degli enti locali, delle attività economiche e sociali, insomma chi vive veramente sul territorio. Abbiamo raccolto quelle indicazioni concrete, che ci hanno permesso di ricostruire con fedeltà gli obiettivi di qualità che ci vogliamo dare zona per zona. Soprattutto si è cercato di semplificare e distinguere tra quelle che sono le direttive, quindi vincolanti per gli strumenti urbanistici degli enti locali, dai semplici orientamenti, che tracciano principi più generali. Questo perché l’esigenza che abbiamo riscontrato è di rendere il tutto più semplice, cercando di caratterizzare il piano per le specifiche aree. Perché quello che vale per le Alpi Apuane, non può valere per un’area votata al manifatturiero come la piana aretina o il Valdarno, così come le tematiche della costa devono avere un’attenzione diversa da territori legati all’attività vitivinicola. Solo chi conosce a fondo un territorio può prevedere di indirizzare il suo sviluppo in maniera efficace e sostenibile”.

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