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Piano paesaggistico, la Toscana ora ce l’ha Politica

Firenze – Che l’atmosfera fosse cambiata, si era già avvertito in serata, negli interventi di alcuni “irriducibili”, quando il consigliere di Sel Mauro Romanelli aveva dichiarato: “Siamo tornati ad una mediazione condivisibile, grazie soprattutto ai cittadini che si sono mobilitati”. Oggetto, il Piano del Paesaggio rivisto e reinterpretato, una riflessione, quella di Romanelli, condivisa da tutto il centrosinistra, che aveva apprezzato lo sforzo di mediazione del governatore Rossi, che, dopo svariati viaggi fra Firenze e la capitale, incontri e scontri, con un intervento equilibrato aveva dato il là a quella che doveva essere (ed è stata) la faticosa “quadra”: “Dobbiamo fare ciò che riteniamo giusto e in accordo con l’interesse generale – aveva detto a conclusione del dibattito in aula consiliare – questo significa scrivere una pagina di buona politica: e questo piano, nell’equilibro che ha saputo raggiungere, è senz’altro una pagina di buona politica”.

Un punto fondamentale, ribadito da un altro passaggio“Siamo la prima regione che può approvare un piano del paesaggio in consiglio regionale – sottolineava Rossi –  perché anche la Puglia, l’unica regione finora dotata di un piano, lo ha approvato senza un voto in consiglio regionale. Noi lo facciamo attraverso un dibattito ampio e difficile in consiglio, confrontandoci con posizioni diverse anche all’interno della stessa maggioranza, come è giusto che sia, perché il paesaggio è tema davvero trasversale, basti pensare che per anni ha avuto come punto di riferimento la legge Bottai del 1939”.

Così, il Piano di indirizzo Territoriale (Pit), con valenza di Piano Paesaggistico, dopo un iter durato tre anni, e un dibattito che, iniziato venerdì 27 marzo (con partenza mercoledì 25) si è concluso dopo le 20, con votazione successiva, è stato approvato con i 32  voti favorevoli della maggioranza e di tutto il centrosinistra, contro i 15 del centrodestra, che ha votato contro.

Il dibattito ha registrato gli interventi di 24 consiglieri e la replica del governatore Enrico Rossi. Quindi è iniziata la votazione degli ordini del giorno (in tutto 61) presentati da Forza Italia e Fratelli d’Italia interrotta per cercare un punto di incontro per superare l’ostruzionismo, alla fine trovato su un emendamento alla legge che introduce modifiche alle norme regionali per il governo del territorio (65/2014).
Respinti tutti gli emendamenti presentati dal centrodestra, e due proposte di risoluzione a firma Forza Italia. Passata invece quella presentata dal Gruppo Pd che “impegna la Giunta ad un aggiornamento della cartografia ricognitiva delle aree tutelate per legge. Approvato, infine, il maxiemendamento di cui è primo firmatario il presidente Rossi, e con lui capogruppo e vice capogruppo Pd Ivan Ferrucci e Lucia De Robertis, e gli altri capigruppo della maggioranza.

Circa la valenza del Piano, è necessario mettere in campo il lungo lavoro congiunto che ha impegnato per due anni il Centro interateneo di studi territoriali (Università) e il Settore tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio (Regione). Rispetto al piano precedente approvato nel 2007, il nuovo progetto sembra parlare un linguaggio del tutto diverso, nonostante la delibera parli di “integrazione”. Fra i punti più importanti, la centralità dello Statuto del territorio, una sorta di “carta costituzionale” cui devono uniformarsi i nuovi sviluppi territoriali. Una serie di dettati precisi, che vanno dalle “invarianti strutturali”, a cui corrisponde un “morfotipo”, per ciascuno dei quali sono dettati valori, criticità, obiettivi di qualità; senza dimenticare le schede d’ambito e la cartografia, che ha ricevuto riconoscimenti internazionali, oltre al lavoro mastodontico svolto dai funzionari regionali che hanno rivestito di sostanza i vincoli paesaggistici.

In sede di analisi, tuttavia, non manca chi segnala che questo Piano, un “buon piano”, avrebbe tuttavia l’aspetto del classico gigante con i piedi d’argilla. Ed ecco il motivo della sua debolezza: mancherebbe uno strumento fondamentale per renderlo efficace, vale a dire, la nuova legge di governo del territorio che ancora si trova nello stadio della gestazione. Uno strumento fondamentale per far valere il nuovo Pit, che rischia, se non “armato” della legge ancora in fieri, di rimanere un “buon piano” sì, ma sulla carta.

 

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