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Piazza della Vittoria, Orioli: “Giù pini adulti, su le temperature” Ambiente, Breaking news, Cronaca

Firenze – Piazza della Vittoria, la parola agli esperti. E l’esperto in questo caso è l’agronomo Lorenzo Orioli, fiorentino, che, interpellato da Stamptoscana, mette in chiaro alcuni punti che configurano una visione diametralmente opposta rispetto all’operazione di riqualificazione che ha coinvolto la storica piazza, autore il Comune di Firenze, supportato dal contributo di consulenti esterni, fra cui, ultimo in ordine di tempo, il dottore forestale Luigi Sani. 

“Il presupposto da cui si parte pecca di confusione – dice Orioli – in quanto sembra sottintendere che due concetti molto diversi come riqualificazione e restauro conservativo siano stati sovrapposti in modo arbitrario. Il rimpianto e la conservazione dei pini di Piazza della Vittoria infatti non si configura come una concessione dell’amministrazione alla cittadinanza “affezionata” alle piante, ma è conseguente al dettato del codice 42 del 2004, che all’art. 29 comma 4 specifica che per restauro di un bene di importanza storico artistica (come la piazza in questione) si intende un ” l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali”.

Dunque, è con questo intendimento che nel gennaio del 2018 fu presentato da parte del CCTA e di Italia Nostra il progetto “La pineta di Firenze – restauro dello square di piazza della vittoria”, di cui fu accolta in buona sostanza solo la parte che riguardava i pini. Accoglimento necessario, verrebbe da dire, in quanto è la legge stessa a vietare lo stravolgimento dello square, ad esempio con l’introduzione di altre essenze”.

D. Un punto su cui i cittadini hanno avuto ragione, quello del reimpianto dei pini. Ma per quanto riguarda gli abbattimenti?

R. Dire oggi che quei pini siano a fine vita non è tecnicamente corretto, anche in considerazione della natura di piazza storica. Si fa confusione tra impianto forestale e gestione di un bene culturale; difatti l’impianto di quei pini risale al 1926, quando ne furono piantati 128 con determinato sesto d’impianto a 4 filari concentrici. Non so se chi segue i lavori adesso, conosce una perizia del 1994, in cui si consigliò sì il diradamento, ma non nei termini con cui si sta attuando oggi, vale a dire con l’eliminazione di piante non pericolose, così dichiarate in occasione Commissione ambiente del Comune il 6 febbraio 2020. Negli anni, 43 pini furono abbattuti in seguito alla nevicata del 2010, mentre altri furono abbattuti nel 2014 per ragioni di scurezza per cui nulla da eccepire”.

D. Dunque, pare di capire che il diradamento suggerito nel 1994 è già avvenuto senza risparmio, e che il loro reimpianto è atto dovuto alla piazza storica, più che concessione al tavolo delle trattative. 

R. Torniamo al nostro primo assunto: il concetto di riqualificazione delle piazze storiche su cui sembra muoversi l’amministrazione fiorentina abbattendo alberi che a questo punto non è neppure importante se siano malati, pericolosi o altro, sembra conseguente semplicemente alla realizzazione di un progetto: ci si muove dal concetto sbagliato per cui bisogna spendere dei soldi già a bilancio e che porta alla distruzione vera e propria della storicità dei luoghi e alla cancellazione della memoria storico artistica, il che significa, di fatto, l’azzeramento dell’identità culturale”.

D. Eppure qualcuno ritiene che per “rifare” la piazza, stando un progetto di riqualificazione, sia appropriato rifare tutto togliendo qualche pianta definita “residuale“.

R. Un punto di vista coerente con quello di un progetto di riqualificazione, ma che fa a cazzotti con un progetto di restauro conservativo, le cui finalità, come abbiamo visto, sono quelle di mantenere il più possibile intatto l’aspetto e lo “stile” della piazza, in quanto riconosciuta portatrice di valori artistici, storici e culturali. Il nucleo di piante selezionate per dare una sorta di contentino ai residenti (13 pini) e che probabilmente verranno abbattute dopo che sono cresciuti i reimpianti, molto difficilmente sopravvivranno all’operazione di smantellamento dell’asfalto della piazza, essendo impossibile che durante i lavori qualche radice non venga toccata. Le piante rimaste sotto osservazione potrebbero, una volta danneggiate all’apparato radicale, essere definite pericolose. E dunque abbattute. E il gioco torna.”P

D. Pensa ci sia ancora la possibilità di far recedere l’amministrazione dal suo percorso?”

R.” Ormai il danno è fatto. Non si tratta che di aspettare il reimpianto dei nuovi pini.  Si contesta il reimpianto della stessa specie forestale, solo che non esiste una sola scuola di pensiero in fatto di arboricoltura e comunque predomina cosa la committenza indica di fare ai tecnici. Quando avverrà questo impianto? In quale mese? Prima dell’autunno? Si calcola che senza copertura arborea, in agosto l’incremento di calore nelle piazze arriverà sino ai 3 gradi. Questo per sottolineare che tenere in piedi quei pini ha un’utilità per i cittadini che va al di là delle considerazioni affettivo-nostalgiche, ma anche storiche e artistiche: si tratta di una vera e propria necessità fisica, sottolineata da condizioni microclimatiche legate agli eccessi di temperatura, che rappresentano uno degli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare in ambiente urbano. Lasciare in situ piante già adulte aveva anche questo scopo. Agli anziani del rione di Piazza della Vittoria chiederemo di aspettare almeno 30 anni prima di recuperate quelle minime condizioni di ombra che i pini storici della piazza garantivano”.

Foto: Piazza della Vittoria com’era

 

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