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Piazza della Vittoria, si innaffia a mano: l’iper tecnologico irrigatore è fermo Breaking news, Cronaca

Firenze – Piazza della Vittoria, la sensazione è in effetti un po’ paradossale: i piccoli pini impiantati da un anno, dopo la memorabile battaglia dei residenti contro l’abbattimento dei fratelli centenari della storica piazza, hanno aghi secchi e i rami bassi pure. Il prato, secco. Della cosa si è già occupata ieri la stampa cittadina, che aveva messo in evidenza la questione dell’aspetto desertico del sito a distanza di un anno, e aveva anche menzionato la lettera da cui tutto è partito, quella di una residente, Judith, che aveva posto, fra le domande, anche una senz’altro cruciale: chi deve vigilare e gestire la piazza e in particolare il suo sistema di irrigazione? In altre parole, di chi la responsabilità del deserto a un anno di distanza?

Il paradosso è reso evidente stamane dalla presenza di un bravissimo giardiniere comunale inviato sul posto per innaffiare i giovani pini con la più classica delle modalità, ovvero un furgoncino con sopra la sua brava cisterna d’acqua, e gomma per immettere il prezioso liquido nelle radici dei pini, mentre il raffinato impianto a tecnologia spinta avebbe dato forfait, a giudicare dall secchezza della terra dei pini e dallo stato di molti sprinkler. Tema fondamentale dell’ incontro pubblico convocato dall’Associazione di Piazza della Vittoria. In sintesi, il tema è: come mai un impianto costato 60mila euro circa, di nuovissima concezione che permette l’innaffiamento da remoto, non funziona? E anche: ha mai funzionato? Non conveniva forse, come suggerito a suo tempo dall’Associaizone e da Italia Nostra, di pagare con quei soldi due giovani giardinieri per farli annaffiare secondo le modalità classiche che consentono, fra l’altro, nel momento in cui si annaffia, di controllare lo stato delle piante e del prato?

Tutte domande inevase fino ad ora. “Da un punto di vista tenico – dice l’agronomo Lorenzo Orioli, del CCTA (Coordinamento Cittadino Tutela Alberi) – metterei in discussione le scelte tecnologiche, da 50mila a 60mila euro, perché un sistema automatico a probabile scheda elettronica è molto fragile in particolare con queste temperature e sotterraneo. La nostra proposta, all’inizio, era quella di, anziché spendere questi soldi per un sistema troppo tecnologico e di gestione complessa, utilizzare il camioncino dando i soldi a due ragazzi che potessero di volta in volta innaffiare. Inoltre, le bocchette degli sprinkler, vale a dire i terminali di annaffiatura a pioggia, spesso sotto il liveloo del terreno, da cui dovrebbero emergere con la pressione, sono già tutti intasati”.

“E’ un sistema che va benissimo in un giardino privato – aggiunge Deanna Sardi , dell’Associazione piazza della Vittoria – ma che non può essere utilizzato per uno spazio pubblico, in quanto va continuamente monitorato e ripulito. E qui con ogni evidenza non è successo.  Eppure il costo è stato alto. Soldi, temo, buttati via”. Nel frattempo, il giardiniere comunale continua il giro, innaffiando coscienziosamente le radici dei piccoli pini.

“Un altro elemento – continua Orioli – è che essendo queste piante in una fase di post impianto, si trovano a subire uno stress idrico che provoca un danno forte a livello di crescita. Nei primi anni le piante hanno bisogno di un certo quantitativo di pioggia che consenta loro uno sviluppo vigoroso. L’impianto di irrigazione ad oggi, pur essendo stato venduto come modello eccezionale a livello tecnologico, è fallito”.

A valle di questo, ciò che chiedono i cittadini è, come già anticipato dalla lettera della residente Judith (rimasta ad ora senza risposta): Chi è il reponsabile dell’impianto di irrigazione? Il Comune? Un’eventuale ditta? La ditta di produzione e/o di installazione?… “Non abbiamo punti di riferimento”.

“Sta di fatto che dalle 7 di questa mattina c’è il giardiniere che annaffia”, dicono i residenti. Ma quei 50-60mila euro per l’iper tecnologica innaffiatura?

“Inoltre – dice la presidente Sardi – i pini piantati nei vialetti ghiaiati di accesso, sono molto più verdi, rispetto al resto che stanno nel prato. Allora, dal momento che i trattamento è stato lo stesso, vale a dire tutti senza acqua, si potrebbe ipotizzare che quelli verdi sono stati impiantati in un altro modo”. Oppure, c’è differenza di terreno? Insomma, di fatto, lo si vede a occhio nudo, i pini, tutti uguali, sono qui verdi, mentre nelprato soffrono. Perché?

Inoltre, qualcuno ha accampato l’ipotesi che il mancato funzionamento del sistema d’irrigazione sia dovuto ai cani che mordono i tubi di gomma. Ipotesi, dice   Orioli, surreale. “Si tratta di tubi di gomma forati, posti alla base del pino, da cui fuoriesce l’acqua. Al massimo, mordendolo, il cane può forarlo ancora, ma i buchi in più non pregiudicano di certo la funzionalità. Anzi”. Il dubbio: che il sistema non sia mai partito, o per motivi di distribuzione della alimentazione elettrica o perché le alte temperature fanno saltare il sistema. Intanto, con buona pace di tecnologie da migliaia d’euro, il giardiniere ha quasi finito di annaffiare.

Fra i contributi partecipativi che l’Associazione rilancia, vista l’attenzione che si è di nuovo accesa sulla piazza, c’è il nodo dell’area cani. In effetti, come spiega Vincenzo Ramalli, nelle aiuole dei pini spesso si ritrovano le feci degli animali che, come naturale, accedono al gioardin con i loro padroni. “In effetti l’area cani, almeno sulla carta, o sarebbe meglio dire sul cartello, c’è – spiega Ramalli – sarebbe quella sull’argine del Mugnone a pochi metri da qui. Peccato che quell’area sia esistita sempre solo sul cartello. Avevamo proposto al comune, e rilanciamo, di occuparci noi dell’area come assoicaizone, per renderla davvero fuibile ai tanti che, in quest’area, hanno animali d’affezione, in maggioranza cani e che potrebbero recare lì i loro amici quattrozampe, dove potrebbe esserci, con pochissimo sforzo, un vero e proprio paradiso per i nostri cani”.

 

 

 

 

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