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Piazzetta San Sepolcro, autogestione case popolari: “Non ci lasciate soli” Cronaca, Società

Firenze – L’anima dell’autogestione degli stabili della piazzetta San Sepolcro, appena alle spalle di BiblioteCanova, dirimpetto ai giardini dove cani, nonni e nipotini in età non ancora da asilo passeggiano nonostante l’aria ghiaccia e il cielo grigio, sono loro: la responsabile dell’autogestione Michela, la “collega” Dianora, un’altra signora che oggi non è potuta venire, un signore che rappresenta l’unico uomo di questa combattiva cellula della gestione dei palazzi. Si tratta di 4 capiscala, vale a dire quelle figure di riferimento cui vengono demandati, ormai, non solo questioni ordinarie come il cambio di una lampadina o la pulizia delle scale, ma un bagaglio di problemi ben più pesanti. “Ma non sarebbe neanche questo , il male – dice Michela – il problema reale è che ci sentiamo abbandonati”.

Abbandonati, è questo il punto. A cominciare dalle strutture che recano in se’ una storia che dura da almeno sei anni. Sì, sei anni soli, vale a dire che il blocco di tre palazzi venne inaugurato nel 2010, aprile 2010, per l’esattezza.  “Abbiamo sollecitato l’intervento di Casa spa non so più quante volte – dicono Michela e Dianora – ma guardati atttorno“. Interventi e promesse,  ma di fatto l’umidità continua a corrodere i muri, le piastrelle saltano via da pavimenti e pareti, fessure si aprono fra un muro e l’altro, senza contare che, nei giorni di forte vento di giovedì 5 marzo del 2015, 4 terrazzi furono letteralmente “smantellati” dalle forti raffiche di vento. Come se, invece del cemento, si fosse trattato di case di sabbia.

sansepolcro 3Eppure, il 23 aprile 2010, all’inaugurazione delle nuove case alla presenza dell’allora sindaco Renzi,  dell’ex assessore alla casa Claudio Fantoni, dell’allora presidente del Quartiere 4 Giuseppe D’Eugenio e del presidente di Casa Spa, a quel tempo Giovanni Pecchioli,  fu una giornata di festa. I 28 alloggi erano stati costruiti da una ditta di Napoli per un costo pari 2.563.412 euro. La festa durò per qualche tempo, poco a dire la verità. Infatti, a distanza di qualche mese, cominciarono i primi problemi: mattonelle e infissi si sollevarono, le porte degli appartamenti o rimanevano incastrate nei pavimenti o si aprivano da sole, gli impianti a gas erano malfunzionanti, intonaco che crollava, cantine e garages allagati al primo acquazzone.

san sepolcro seiA dire il vero, Casa spa, nel 2011, prese il toro per le corna e dopo le pressioni degli inquilini che si erano rivolti al Sunia e un sopralluogo sul luogo, “rivoltò tutto come un guanto”. 

Ma non bastò. Ed ecco dalla voce delle donne dell’autogestione il racconto di cosa succede ora, in questo momento, in quei palazzi. “Il degrado delle strutture è oggettivo – dice Michela – la cosa più triste però è che, nonostante si stia chiedendo in continuazione un intervento di Casa spa e abbiamo anche fatto una riunione alla presenza del direttore attuale, Esposito, del geometra Marini, della segretaria del Sunia Laura Grandi e del nostro amministratore della Polis, i muri continuano a sgretolarsi, le pareti si distaccano, in cantina abbiamo le stalattiti, da mesi chiediamo l’illuminazione esterna ma siamo ancora al buio pesto”. Un buio che agevola e facilita anche presenze inquietanti,  come inquietanti sono siringhe e altra oggettistica ritrovata non solo all’esterno, ma anche nelle scale interne dei palazzi. Non solo. “Da anni – dicono le due rappresentanti del’autogestione – manca anche la possibilità di vedere la televisione. Consideriamo che qui vivono anche molti anziani, il cui unico svago, spesso, sarebbe proprio guardare la Tv. Ebbene, è impossibile. Ci chiediamo perché”. 

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Un discorso a parte merita il “giardino pubblico” fra le tre strutture. Si tratta di un giardino cui, per accedervi, bisogna discendere tre gradoni, quasi completamente avvolti dalla selvaggia vegetazione che vi alberga. Attorno, transenne e sbarramenti, ma non per la macchia incolta e piena di cartacce nonostante la pulizia effettuata da Michela un giorno fa,  bensì per una pista ciclabile che mostra le tessere di pietra sollevate e che è lì “da tempo”. Cantiere fermo.

Fra le  “promesse non mantenute”, ricordano Dianora e Michela, a febbraio erano attesi, come promesso da Casa spa, gli operai per l’illuminazione esterna. Nessuno. Si sarebbero dovuti anche cominciare i lavori per i “riaggiustamenti”. Niente e nessuno. E c’è anche un altro aspetto: la dignità del luogo in cui si abita. “Sembra poca cosa, rispetto al resto – dice Dianora – ma perché nei nostri palazzi non possiamo avere tutte le tende dei balconi uguali? Perché ci deve essere questo guazzabuglio, ognun per se’ come gli piace? In altre strutture ad occuparsene è stata la stessa Casa spa. Capisco che forse ci sono problemi per le famiglie a pagare le tende tutte eguali, ma non si potrebbe ricorrere che so, alla rateizzazione?”. Poca cosa, ripetiamo, ma le nostre donne dell’autogestione spiegano un concetto molto condivisibile: “Il fatto è che abitare in un ambiente pulito e accogliente, ordinato, aiuta anche per molte altre cose”. 

san sepA questo degrado che sembra inarrestabile “nonostante i tanti soldi pubblici buttati al vento”, dice Dianora, si sta aggiungendo un altro problema, forse ancora più serio. “Si tratta del rispetto delle regole di convivenza civile”, dichiarano entrambe. In buona sostanza, infatti, nelle strutture abita un vero e proprio melting pot che contempla le più svariate etnie e culture. Un “pentolone” difficile da gestire per tutti, ma soprattutto per queste donne che si trovano a dover fronteggiare abitudini di vita e mentalità molto diverse fra loro. Un compito pesante anche per mediatori culturali e addetti ai lavori, figurarsi per i quattro capiscala. Con un’aggiunta di difficoltà per chi è donna. “Non vogliamo cadere in equivoci razzisti – spiegano Michela e Dianora – si tratta solo di una questione di civiltà: ci sono delle regole di convivenza civile che devono essere riconosciute come essenziali e primarie per tutti, qualsiasi sia la cultura e l’abitudine di provenienza. Non è possibile che in questo luogo non si riesca a mettere in pratica questo concetto”. 

san sep esternoEppure un sogno, proprio riguardo alla convivenza, queste donne ce l’hanno: “Riuscire ad avere momenti di scambio comune, come ad esempio scambio di auguri, una cena insieme, momenti di convivialità che portino alla reciproca conoscenza. Bisogna operare in maniera da facilitare gli scambi”. Un punto, quello di un’integrazione che si basa sulle regole, che è fondamentale per il Sunia, che ricorda che, laddove esiste il rispetto delle regole, “le convivenze sono possibili e funzionano”. 

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E concludono: “Non possiamo essere lasciate sole anche su questo punto, perché la tensione sta crescendo e rischia di diventare intollerabile. Prova ne siano le riunioni di condominio, in cui volano offese e gesti che di “scambio” fra culture hanno ben poco”. 

 

 

 

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