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Picasso, un mito vivente tra natura e arte Cultura


Di questo enorme artista, fuori da qualsiasi canone, si continua a parlare e discutere, riproponendolo in mostre che ne approfondiscano le complesse caratteristiche, ancora non del tutto chiarite, tanta è la mole della sua produzione. Per Palazzo Blu di Pisa, Claudia Beltramo Ceppi Zevi ha progettato questa mostra di oltre 400 opere, realizzate principalmente su carta, tra cui spiccano i 58 grandi linogravures a colori, l'intera "Suite Vollard" e preziosi libri d'artista. Pablo Picasso è stato tra noi fino al 1973, e in 91 anni di vita, intrecciata costantemente alla ricerca, ha compiuto una rivoluzione copernicana nella storia della pittura e non soltanto quella del Novecento, convinto che 'l'arte è sempre stata arte e non natura'. Il curatissimo catalogo della Giunti, raccoglie i saggi di Fagioli, Lèal, Marcadè e Tavola, scritti con cui gli studiosi intendono spiegare il 'mito Picasso'.  Un mito che fu per primo l'artista a costruirsi, convinto com'era di essere 'un gigante dell'arte moderna'. E che recentemente nel 2007, si è reincarnato ed è tornato in scena in forma di inquietante scultura, inventata da un altro genio e sregolatezza, a nome Maurizio Cattelan. La mostra di Pisa prende l'avvio dal periodo blu a Parigi, quando un Picasso poverissimo, si arrangiava a lavorare su vecchie lastre da incisione; include un nudo muliebre a inchiostro che porta la fatidica data 1907, la stessa delle Demoiselles d'Avignon, il dipinto da cui  originò il Cubismo; il volume con acqueforti e incisioni realizzate nel 1927, editato dal gallerista e mercante Vollard – che proviene dalla Biblioteca Nazionale di Firenze – il cui tema principale è il pittore e la modella, ma che contiene un altro soggetto, considerato dalla mostra, quello del toro. Agli anni Trenta appartengono le opere che mostrano l'impegno civile di Picasso contro Franco e il forte coinvolgimento emotivo causati dalla guerra civile in Spagna, e il bombardamento di Guernica. E' esposta anche una bella serie di litografie che Picasso elaborò dal 1945 al 1946, sui tori, partendo dal figurativo fino alla rarefazione di linee e volumi. Poco dopo, nel '48, l'artista spagnolo illustrò i poemi dell'amico Reverdy, 'Les chant des morts', con potenti e misteriosi ideogrammi rosso sangue. Accompagnano la mostra, citazioni dal libro 'Vita con Picasso' dell'ultima compagna Françoise Gilot, tra cui questa: "…Le mie opere, finite o no, sono le pagine del mio diario. Il futuro sceglierà le pagine che preferirà…".

Palazzo Blu, Pisa. Fino al 29.01.2012
Lunedì-venerdì 10 – 19    sabato e domenica 10 – 20

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