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Piccole e medie imprese nella morsa di fisco e credito Cronaca

Una grande tenaglia tiene in apprensione le imprese toscane: da un lato, la stretta creditizia con la più volte dichiarata difficoltà di accedere al credito che riguarda in particolare le piccole e medie imprese, dall’altra la pressione fiscale e gli strumenti sempre più veloci e invasivi di cui si è armata Equitalia.
La prima “lama” della tenaglia emerge con evidenza dall’analisi Irpet 2011 sul credito da un dato indiretto: le imprese in generale cercano di fare da sé, vale a dire evitano, per quanto possibile, di utilizzare il sistema del credito bancario; circa l’85% delle imprese utilizza l’autofinanziamento come fonte di finanziamento esclusiva. Del resto, il quadro delle sofferenze dei crediti bancari non è allegro: nella provincia di Firenze, da fine 2007 a  Dicembre 2010 i crediti in sofferenza sono più che raddoppiati, raggiungendo un valore pari a quasi un miliardo e mezzo di euro. L’aumento maggiore (+56% su base annua) si è avuto nel corso del 2009, nel momento più acuto della crisi, sebbene anche nel corso del 2010 non si siano osservati segnali di ripresa (le consistenze sono aumentate di del 35%).Il tasso di decadimento, vale a dire il flusso di impieghi bancari entrato in sofferenza (crediti in difficoltà) è più che raddoppiato fra il 2007 e il 2010, e, in maniera più accentuata, nella provincia di Firenze (dati Irpet). D’altro canto, per quanto riguarda le piccole e medie imprese fiorentine, la percezione del rapporto banca/impresa mostrata dagli imprenditori non può essere definita sostanzialmente positiva. Secondo una ricerca dell’Osservatorio sul Credito di Confartigianato Imprese Firenze e Camera di Commercio, svolto su un campione di 1000 pmi fiorentine, il 64% dei micro e piccoli imprenditori, pur riconoscendo il ruolo essenziale svolto dal sistema bancario nel supporto allo sviluppo dell’imprenditoria, ritiene i costi aumentati e il 51,5% non indicati in maniera chiara e comprensibile se non agli addetti ai lavori. Inoltre, il 54,6% stima che sia più difficile accedere al credito, sebbene il rapporto con la banca si sia mantenuto stabile (né peggiorato, né migliorato) per il 49,3% degli intervistati. Una tendenza in linea con quanto sta accadendo sul territorio nazionale: secondo un’indagine svolta dalla Cgia Mestre su 800 piccole
imprese distribuite sull’intero territorio nazionale,
il 51,3% delle micro imprese italiane che si sono rivolte ad una banca negli ultimi tre mesi ha denunciato un aumento delle difficoltà reali nell’accesso al credito, mentre il 37% ha accusato un peggioramento dei rapporti con il sistema bancario. Non solo: l’86,2% degli intervistati ha dichiarato che non si rivolgerà ad un istituto bancario nei prossimi tre mesi.
L’altra lama della “tenaglia” è il fisco, in particolare il suo “braccio armato” vale a dire Equitalia.
Per quanto riguarda quest’ultima, se si considerano il rapporto fra il valore dei ruoli emessi dalla società di riscossione e il numero dei residenti, emerge che la Toscana è al secondo posto di questa speciale classifica. Vale a dire, nel 2010 ciascun toscano ha versato a Equitalia 192,6 euro, dopo i laziali (217,6 euro cadauno) e prima dei lombardi (189.7 euro). In totale, il valore dei ruoli in Toscana per il 2010 è di 722,30 milioni di euro. Le pmi lamentano infatti non solo un’elevata pressione fiscale, ma anche interventi della società di riscossione che le lascia senza scampo: in particolare, il “fermo” amministrativo su strumenti e mezzi di produzione, anche per ritardi o somme non elevate . Un modo per impedire all’azienda di produrre, risollevarsi e quindi pagare il dovuto.

 

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