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Morosini morì a causa di una cardiomiopatia aritmiogena Cronaca

Non vi sarebbero responsabilità di sorta da parte dei medici sportivi che lo avevano seguito durante tutti i suoi anni da calciatore professionista, mentre la presenza di un defibrillatore a bordo campo avrebbe certamente potuto aiutarlo a salvarsi. Questo il commento del perito di parte della famiglia di Piermario Morosini, Cristina Basso, al risultato della perizia chiesta dalla Procura di Pescara per far luce sulla tragica morte del calciatore del Livorno. La dottoressa dell’Università di Padova ha ammesso, infatti, che la cardiomiopatia aritmiogena che, secondo la relazione consegnata alla Procura pescarese, avrebbe ucciso Morosini, sarebbe stata eventualmente al suo primo stadio e che il ragazzo non aveva mai dato in ogni caso un segnale che rendesse i medici in grado di identificarla. Ritenuto sano come un pesce, Morosini si accasciò due volte sul terreno di gioco durante la partita di serie B fra Pescara e Livorno. Era il 31’ del primo tempo e il giovane calciatore labronico non riuscì mai più a rialzarsi dall’erba. Secondo il professor Cristian D’Ovidio, che ha consegnato alla Procura di Pescara una relazione di 250 pagine, la causa della morte di Morosini quel tragico 14 aprile sarebbe stata, dunque, questa malattia di probabile origine genetica e che genera nel soggetto che ne è affetto delle aritmie ventricolari. La cardiomiopatia aritmiogena è ritenuta la causa più frequente di arresti cardiaci negli sportivi professionisti e sarebbe stata responsabile anche della morte del calciatore spagnolo Puerta, morto sul campo di Siviglia nell’agosto del 2007.

Foto: http://www.gqitalia.it

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