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Pietrasanta batte Forte dei Marmi 3 a 0 Cultura

Questa è la seconda mostra stagionale ad Ex Marmi, complesso post-industriale unico per volumi in Versilia, in Via Nazario Sauro, 52, che raccoglie in una ampia collettiva opere particolarmente significative di artisti di differenti generazioni: Roberto Barni, Enzo Cucchi, Gilberto Zorio, i quali toccano anacronismo, transavanguardia e arte povera, intrecciandoli con artisti affermatisi per il ritorno alla pittura quali Piero Pizzi Cannella ed i più giovani Giovanni Frangi, Daniele Galliano e Luca Pignatelli, includendo la fotografia internazionale con David Lachapelle e Youssef Nabil. Le opere presentate sono di carattere monumentale nelle dimensioni e particolarmente significative per essere state esposte in musei, realizzate in momenti salienti del percorso dell'autore o addirittura prodotte appositamente per questa mostra: basti citare Caro a Trezzi di Enzo Cucchi, un olio su tela con equipaggiamento elettrico di oltre 5 metri già esposto al Museo di Saint-Etienne, l'opera Scultura di Luca Pignatelli proveniente dalla Calcografia di Stato di Palazzo Poli a Roma, le sculture monumentali in bronzo di Roberto Barni di oltre 3 metri, Stella del 1989 di Gilberto Zorio, oppure il lavoro Isola d'Elba del 2005 di oltre 4 metri di Piero Pizzi Cannella presentato per la prima volta alla personale al Teatro India di Roma con saggio in catalogo, di Achille Bonito Oliva. Tra le altre va almeno ancora citata l'opera Simone in dowtown bar di Youssef Nabil, un lavoro storico del 1997 di grandi dimensioni, e due esemplari di David Lachapelle dalla serie Deluge. Il filo attraverso il quale le opere sono scelte è la presa di posizione intransigente del fare arte degli artisti che rifiutano un ripiegamento su loro stessi in una fase storica di incertezza emotiva: un approccio deciso verso la mancanza del conformismo, un impeto della creazione con il quale misurarsi. Los Versos del capitan di Pablo Neruda, a questo proposito, è una raccolta senz'altro d'amore ma legata alla poetica dell'espressione dell'impeto. Un recupero totale della fiducia dell'azione dell'artista e della pratica dell'arte, della sfrontatezza impegnata e coerente.
Una ri-lettura dell'opera poetica di amore in senso lato, di passione, di irruenza, di materialità, di fuga dal pre-costituito, di una linfa nuova come i Versi del Capitano di Neruda, che affronta supporti e tipologie di oceani passionali e visivi diversi: la fotografia, la scultura, la pittura. Senza dimenticare che i Versi del Capitano uscirono anonimi, lì per celare l'identità dell'autore nel rispetto della sensibilità della moglie, qui di un anonimato solo apparente: non un autore unico ma lo sforzo di compiere un percorso senza compromessi in un'unica dimensione in cui prevale l'armoniosità del complesso, del collettivo ed in cui la forza dei singoli autori è disvelata in un secondo momento. Perchè come Neruda è stato un poeta riconosciuto vicino più al sangue che all'inchiostro, questa collettiva si richiama alla visceralità di un impatto plastico senza compromessi: sculture di Roberto Barni e fotografie di David Lachapelle costringono al ripensare forme ed accostamenti, rapporti e razionalità. E' l'approccio neo-romantico di Pablo Neruda: il poeta si pone davanti alla realtà e se ne autoproclama interprete assoluto, ed è la combinazione delle opere presenti nella collettiva Los Versos del Capitan che singolarmente troviamo convincenti ognuna per effetto della poetica di ciascun artista, ma che nel loro complesso generano la sensazione di creare senza compromessi un assolutezza di rapporti verso la realtà, ciascuno per la forza che gli è propria.
Paola Raffo Arte Contemporanea presenta la mostra di Lino Mannocci “Opere recenti”. L’esposizione intende celebrare la cinquantesima mostra dell’artista viareggino che ritorna dopo sei anni a Pietrasanta con una personale di dipinti a olio. In questi ultimi quadri, come ha scritto Vittorio Sgarbi: “Senza mai contraddirsi, senza mai ripetersi, Mannocci ha mantenuto ancora una volontà intensa di stupirsi e di stupire. Non stupori chiassosi, teatrali, estranei al suo modo meditativo d’intendere la pittura; al contrario, sono improvvisi momenti di candore, misteriose fascinazioni di un attimo, stati di sospensione cosmica in cui ci si imbatte per caso o per destino, tenere sorprese emotive dalle quali ci si lascia ammaliare senza porre resistenza.”Un po’ di notizie.  Lino Mannocci nasce a Viareggio nel 1945. Nel 1968 si trasferisce a Londra e studia alla Camberwell School of Art e Slade University. Dal 1976 trascorre parte dell’anno a Montigiano, un paesino tra Lucca e Viareggio. Nei primi anni ottanta partecipa come co-fondatore a tutte le mostre del gruppo ‘La Metacosa’. Nel 1984 espone al ‘Hack Museum’ di Ludwighaffen, in Germania. Seguono negli anni novanta numerose mostre a San Francisco, New York, Londra, Bergamo e Firenze. Nel 2005 espone al Museo Andersen di Roma e l’anno dopo a Delhi e Mumbai in India. Nel 2007 cura la mostra e il catalogo “Gli amici pittori di Londra” alla Galleria Ceribelli di Bergamo, un omaggio alla pittura e all’amicizia. Nel 2008, a seguito di un viaggio a Nuova Deli e a Mumbai, scrive  “Madre India – Padre Barbiere”, un testo relativo al viaggio, con foto di barbieri indiani, per i tipi della SKIRA. Nel 2010 in occasione della sua mostra di monotipi al Museo Fitzwilliam di Cambridge “Clouds and Myths”, cura una mostra di opere sull’Annunciazione. Scrive Alberto Abruzzese: “Nei suoi quadri, Mannocci raggiunge una preziosa quanto rara suggestione metafisica e surreale, questo accade proprio perché ogni tragica implicazione del sublime, ogni suo eccesso formale o passionale, ogni sua caduta patetica o enfasi epocale, viene qui da Mannocci controllata ed anzi metabolizzata e superata, decantata, purificata dalla quotidianità semplice, comune, che, salendo dal basso, si  trasfigura in una versione tutta personale del sublime.” Inaugurazione: sabato 11 agosto 2012 ore 19 – Paola Raffo – via P. E. Barsanti, 11 – 55045
Per i patiti dei docu-film, dei video d’arte, sempre a Pietrasanta c’è un nuovo, magnifico spazio dedicato a questo tema, in via dei Frati, 6. Si chiama MUSA, Museo Multimediale Scultura e Architettura, ed è aperto dal venerdì alla domenica, dalle 18 alle 24, con proiezioni non stop su grandi schermi e molti touch screen che danno la possibilità di vedere i maggiori scultori viventi all’opera. Da questo venerdì 10 a domenica 12, ultimo week-end di apertura, scorreranno sugli schermi le immagini, tra gli altri, di Baldessarri e Ai WeiWei, Gordon Matta Clark, Joseph Beuys, e anche Cesare Pietroiusti e il giovane Leone Contini, per chiudere con Neuman e la sempre grande Abramovic. Tutti i dettagli su: www.cavpietrasante.it    (PB)

 

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