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Pietro Grossi, il romanzo che aspettavo Cultura

È la prima volta che ti impegni nel rapporto uomo-donna sul piano della sessualità. Ti è costata molto quest'immersione?
In parte mi è costato tutto il libro, niente fino ad ora mi aveva spaventato così tanto. Quando ho firmato il contratto per il libro, avevo scritto solo la prima parte. Ho pensato più di una volta di chiamare l'editore e dire che era uno scherzo, perché ero spaventato e non sapevo come venirne a capo. La paura era parlare di cose che conoscevo poco e quindi dovevo documentarmi. Anche alcuni elementi che da anni non consideravo, come ad esempio la metropoli e le donne, mi hanno intimorito. Ho capito però che era arrivato il momento di aprirmi al mondo e non scappare più. Alla fine è venuto fuori tutto con facilità.

Come sta andando il libro?
Bene. Non voglio sapere di più. Ha poca importanza questa parte, tutto quello che sta intorno ha perso interesse nel corso di questi anni. Ho sempre scritto, da quando avevo 8 anni, e volevo fare lo scrittore. Fare lo scrittore non è facile. Ho scoperto che scrivere e fare lo scrittore sono attività abbastanza inconciliabili. So che adesso tutto quello che sta intorno ai libri rende la letteratura e i libri stessi un mondo peggiore di quello che è. Sembra assurdo ma è così. Anche perché tutto è diventato un business ed è un fardello che sta male sulle spalle. Pur essendo un libro che sta andando bene, mi ha dato delle risposte e mi fa vedere cose che non avevo mai visto. Questo era un tentativo forte per rispondere ai miei dubbi.

Perché l'hai fatto?
L'ho scritto per diversi motivi. Tutte le preoccupazioni di cui parlavo prima sicuramente. Questa storia è diversa, un passo ambizioso forse, ma di sicuro più complesso.

Le risposte che dai sembrano quasi risposte di addio al mondo della scrittura. È così oppure è solo un'impressione?
Assolutamente no. Mi auguro di non smettere mai di scrivere, ma voglio smetterla con il mondo della letteratura italiana. Non voglio prendere in considerazione tutto quello che sta intorno ai libri. Fare lo scrittore è un'altra cosa e ho scoperto che non è il mio mondo e non lo voglio fare. Non ho voglia di dover rispondere a domande che mi mettono sempre in imbarazzo. Non voglio seguire la classifica, non voglio sapere cosa scrivono su internet su di me. Non voglio più partecipare a questo mondo che mi ha tolto anche una parte del divertimento. Una volta mi alzavo e scrivevo i miei libri, ed era fantastico. Adesso invece quando scrivi, tutto si trasforma in calcolo e statistica.  Ad esempio quando vado nelle librerie a presentare il romanzo, il pubblico non incontra Pietro. La persona che incontrano è la parte di me che si sente più a suo agio, ma è una finzione. Comunque non è tutto negativo: vedere il pubblico che ride a una battuta, vedere che ci sono persone contente e che hanno apprezzato il libro è molto piacevole. Ti spinge a scrivere sempre meglio.

Sono intervenuti nel libro?
Abbastanza, ma abbiamo lavorato insieme. Loro erano più convinti di me. La prima stesura è uscita a Febbraio 2011 e fino a Settembre 2011 abbiamo lavorato insieme. È uscito il 18 Ottobre 2011.

Hai detto che la parte iniziale l'avevi già scritta quando hai firmato il contratto. Sento anche in questo libro una nostalgia per un tempo perduto o mai trovato. Questo tempo nostalgico cos'è? Perché? Eppure sei giovane..
È vero. C'è tutta una serie di elementi del mondo che mi fanno sentire la mancanza di un tempo che ho vissuto. Sono abbastanza convinto di una cosa: starei meglio in un mondo dove i computer e tutti i mezzi di comunicazione non ci sono. Sono disinteressato, non in assoluto perché li uso, ma se non c'erano era meglio per me. Distraggono troppo. Mi affascinano di più i tempi in cui tutto questo non c'era. In realtà oggi c'è la velocità e il nostro mondo è un altro. È una mia sensazione interiore, un luogo dello spirito. Cose che mi angosciano sono facebook e i social networks. Mi sento vecchio solo a dire questa cosa. Manca l'incontro dal vivo con una persona, stringersi la mano e darsi una pacca sulla spalla.

Ai ragazzi di oggi cosa diresti? Cosa consiglieresti?
I sogni si avverano e io sono la prova vivente. Le energie che usi per ottenere i risultati sono tante, ma alla fine raggiungi l'obiettivo e sei soddisfatto. Ho rischiato molto nella vita. La passione mi ha sempre riportato a galla. Il mio vero amore è sempre stato per la scrittura e mi ha salvato la vita. È l'unica cosa che conta. State attenti alle scelte che prendete e a ciò che desiderate. Il problema si pone quando ti accorgi che, raggiunto l'obiettivo, hai sbagliato strada.

Sara Berti

foto: www3.varesenews.it

 

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