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Pil: l’agricoltura crolla sotto il “peso” dell’Imu, costi record sui campi non remunerativi Economia

L’agricoltura paga pesantemente l’ingiusta e opprimente Imu sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli, gli alti costi produttivi e contributivi, l’asfissiante burocrazia, i prezzi all’origine che continuano a non essere remunerativi e le conseguenze disastrose del maltempo (siccità in particolare) che hanno colpito diversi comparti. Tanti fattori negativi che hanno impresso una preoccupante inversione di tendenza nel settore primario che, nonostante la complessa congiuntura, aveva segnato fin dalla metà del 2011 una lenta ma progressiva crescita. Una situazione estremamente difficile che la crisi politica rischia di aggravare ulteriormente. Per questa ragione sottolineamo l’esigenza di elezioni al più presto, in modo che ci sia una maggioranza chiara in grado di adottare politiche incisive e di ridare così fiato all’imprenditoria”. E’ quanto afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito ai dati del Pil diffusi oggi dall’Istat.
Sotto i colpi degli oneri che le aziende agricole sono costrette ad affrontare, il valore aggiunto del settore -ricorda la Cia- è diminuito nel terzo trimestre del 2012 del 5,1% in termini tendenziali e del 6,7% in termini congiunturali. “La grande vitalità delle imprese agricole -commenta Politi- è stata fiaccata sempre più in questi ultimi mesi. Per gli imprenditori agricoli è una continua corsa in salita. Occorrono in tempi brevi misure efficaci e soprattutto una strategia che guardi seriamente all’agricoltura che ha tutte le potenzialità per contribuire alla crescita del Paese. Insomma, una nuova politica agraria nazionale”.
La situazione delle aziende agricole -aggiunge il presidente della Cia- è, quindi, tornata ad essere molto critica, anche a causa del maltempo. La siccità ha avuto effetti pesantissimi in molti settori produttivi. Ecco perché auspichiamo con forza che nella prossima legislatura il nuovo Governo e il nuovo Parlamento affrontino in maniera concreta i problemi della nostra agricoltura. Non è pensabile di disperdere una risorsa fondamentale per riprendere la via dello sviluppo e della competitività”.
Gli agricoltori italiani -afferma Politi- oggi sono costretti a operare in un contesto carico di ostacoli. Per comprendere la delicatezza del momento, è sufficiente vedere gli effetti devastanti che sta provocando l’Imu e il ‘caro-gasolio’ sulle aziende, sempre più oberate dai costi che riducono l’azione sui mercati, comprimono gli investimenti innovativi e frenano qualsiasi slancio imprenditoriale. Il tutto aggravato da prezzi all’origine che non coprono gli oneri pagati dai produttori. E in questo modo i bilanci vanno irrimediabilmente in rosso”.
Negli ultimi dieci anni -avverte il presidente della Cia- oltre 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, sono state costrette a chiudere. I dati del terzo trimestre 2012 mettono in evidenza uno scenario allarmante che rischia di divenire drammatico se non si imprime una svolta radicale, soprattutto in vista della riforma della Pac, che inevitabilmente sarà chiamata a segnare il futuro dei nostri agricoltori”. 

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