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Pina Ragionieri, l’eredità di una grande operatrice culturale Cultura, Opinion leader

Firenze – L’eredità di una donna. Oggi 23 febbraio 2019 Pina Ragionieri avrebbe compiuto 93 anni, ma cinque settimane fa, il 16 gennaio, è morta all’improvviso, come tutti vorremmo che avvenisse.

Un destino benigno ha voluto che, senza soluzione di continuità, lasciasse un ricordo concreto del suo passaggio nella forma di un libro al quale stava lavorando anche quel giorno fatale. I tre figli, Maria Giovanna, Rodolfo e Delia insieme con il curatore Arnaldo Bruni e l’editore Mauro Pagliai lo hanno pubblicato in tempo per presentarlo nel Cenacolo di Santa Croce, omaggio affettuoso rappresentato da una sedia vuota in prima fila, il posto che Pina occupava in occasione di incontri, convegni e cerimonie.

“Col passare degli anni – saggi e Memorie” è un volume postumo che tuttavia, grazie alle coincidenze temporali, è vivo e pulsante dello spirito e dell’intelligenza di una protagonista della cultura fiorentina, per 13 anni (dal 1983 al 2016) direttrice del Museo Casa Buonarroti.

Si tratta di una raccolta di sei saggi michelangioleschi che coprono un arco di circa venti anni e di sette scritti dedicati ad amici che con lei hanno condiviso esperienze e sentimenti, a cominciare dal marito, storico e grande personalità della cultura, esponente di prima piano della sinistra italiana, Ernesto Ragionieri.  

La gran parte degli scritti sono recenti, segno evidente del desiderio di lasciare alla famiglia e alla città il racconto della sua vita. Conforme alla personalità di una donna che ospitava in misura inusuale il talento intellettuale e quello pratico, ha inserito nella raccolta sia il frutto del lavoro di studiosa di Michelangelo della cui casa era la principale custode, sia quella che testimonia la sua capacità di relazione e di amicizia fedele e generosa.

Questa seconda parte completa l’indagine sul Buonarroti e mette in evidenza la personalità dell’autrice, ha detto il curatore Bruni. Pina Ragionieri non si sentiva una storica dell’arte, perché aveva piuttosto una formazione letteraria. Lavorando per la casa editrice Sansoni, aveva tradotto classici della letteratura inglese e americana come Henry Fielding, Henry James e Hermann Melville. Ma da conservatrice di uno dei santuari michelangioleschi aveva potuto raggiungere una competenza del massimo livello.

E’ un vero godimento leggere i saggi perché si ha la diretta esperienza anche del lavoro e delle esperienze quotidiane di una direttrice curiosa e appassionata. Un esempio, il racconto dei capolavori ritrovati: la scoperta di due disegni sicuramente autografi del maestro, in seguito al distacco del controfondo da altre due opere conservate. “Certamente per caso queste due scoperte sono giunte all’inizio e alla fine del mio impegno di direttrice; l’immagine che ne serberà in me la memoria è però quella di una parentesi che si è aperta oltre trent’anni  fa e che in misure e compiuti diversi non si è ancora chiusa”, scrive l’autrice (2017).

E’ stata lei ha “far uscire dall’aurea mediocritas  il museo di Michelangelo e a trasformarlo nella storia di una famiglia eccezionale”, ha detto Giovanni Agosti, storico dell’arte che ha cominciato la sua carriera professionale da Casa Buonarroti. Grazie ai rapporti internazionali e anche all’intelligenza delle politiche di comunicazione della Olivetti ideate da Renzo Zorzi i capolavori del museo sono arrivati all’attenzione internazionale.

Pina prestava al suo museo le capacità e le esperienze che aveva maturato come una delle fondatrici di quel mestiere complicato e appassionante qual è l’organizzazione di grandi eventi culturali. Dal 1976 era stata scelta dall’amministrazione fiorentina come coordinatrice per le mostre e i convegni di grande rilevanza internazionale, culminati nel progetto delle mostre medicee del 1980, che fecero da battistrada al filone dei grandi eventi artistici che uniscono spettacolarità a filologia, bellezza a fruizione turistica.

Franco Camarlinghi, che fu in quegli anni uno degli assessori alla cultura più innovativi, ha ricordato quella esperienza impegnativa: “Aiutava tutti a capire meglio le cose e a farle meglio”, aveva una formazione “che le ha consentito nel lavoro nella cosa pubblica di esprimere una personalità singolare e speciale”.

Parole di Pina, lette dall’attore e amico Italo Dall’Orto, hanno offerto ai tanti che hanno affollato il cenacolo con l’albero della vita di Taddeo Gaddi, una esperienza concreta di questa personalità speciale.

Pina aveva scritto una sua libera interpretazione della fiaba del Piccolo Principe destinata al programma di sala di un adattamento drammatico del libro più famoso di Antoine de Saint-Exupéry. Il titolo “l’Anima dell’artista”: l’anima dell’artista è qualcosa di tangibile, è una cosa colorata fluttuante nell’aria, una farfalla variopinta, è la sciarpa del Piccolo Principe. Un amabile, struggente senso della bellezza.

Foto: Pina Ragionieri

 

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