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Ping pong, Prato e la comunità cinese: la storia di Mei Lin Cultura, Società, Sport

Prato – Marco Wong nato a Bologna da genitori cinesi è un ingegnere, un top manager, e ha una grande passione per le moto. Attualmente siede come consigliere comunale italo-cinese tra i banchi del centro sinistra nel Comune di Prato.

Sua la graphic novel uscita  in questi giorni dal titolo “Mei Lin: La campionessa del ping pong”, che narra di una seconda generazione cinese appassionata di questo sport ma anche della costante ricerca da parte della protagonista di un equilibrio tra la sua passione sportiva, gli affetti familiari e primi amori.

Ne parliamo con l’autore Marco Wong alla sua prima esperienza con il genere fumettistico, come mai questa scelta?

“Per vari motivi, il primo innanzitutto per avere conosciuto le persone del Circolo Prato 2010 e averle seguite sia nelle ultime partite che hanno portato poi alla promozione della squadra nella serie A1, sia nella organizzazione di occasioni d’incontro insieme. Tutto questo mi ha dato modo di rinverdire i miei ricordi di ragazzo, quando giocavo molto a ping pong e questo mi ha anche riportato ai manga a tema sportivo che, negli anni ’80, contribuirono a rendere più popolari alcuni sport e ad avvicinare molti bambini e ragazzi alla pratica sportiva. Ho pensato quindi di usare questo tipo di linguaggio per raccontare una storia che includesse lo sport, ma anche altri temi sociali, quali le seconde generazioni figli di immigrati e il loro continuo equilibrio tra la cultura d’origine e quella di adozione. Le immagini della graphic novel le ho realizzate con il software 3D utilizzando una serie di accorgimenti in bianco e nero per ottenere sfondi e paesaggi tipici del fumetto”.

La storia è ambientata a Prato una città che conta una vera e propria comunità cinese tra le più importanti e numerose in Europa. Mei Lin come racconta questa città?

“Mei Lin è fortemente legata a Prato e varie scene sono quasi delle cartoline della città. Trovo che sia una città raccontata e conosciuta in modo parziale, la si associa giustamente alla sua industria tessile e dell’abbigliamento ma il suo centro storico medievale è molto interessante e quindi nella graphic novel sono inseriti molti scorci del centro, da piazza San Francesco al Duomo passando per piazza del Comune, ma anche via Pistoiese che rappresenta la Chinatown pratese”.

Attraverso Mei Lin scopriamo anche i delicati rapporti genitori-figli e le problematiche adolescenziali ad esse collegati che sono simili un pó per tutti i giovani d’oggi. Ma con Mei Lin sembrano maggiori le difficoltà perchè i suoi genitori sono immigrati.

“Ho voluto accennare alle difficoltà generazionali che ci possono essere tra genitori cinesi, immigrati e abituati a considerare il lavoro la prima, ma spesso anche la seconda e la terza priorità della propria vita e la dialettica, che alle volte diventa uno scontro, con i loro figli che vorrebbero uno stile di vita diverso. Il conflitto generazionale è tipico di tutte le famiglie, ma in questi casi rischia di essere acuito dalle differenze culturali tra l’Italia e la Cina”.

Mei Lin avverte il disagio di non sentirsi pienamente accettata anche se vive in una città multietnica come Prato. E l’Italia è senza dubbio in ritardo nel non riconoscere ancora come cittadini i giovani di famiglie immigrate. Qual è il suo punto di vista in proposito?

“Purtroppo c’è stata una occasione storica di riformare la legge sulla cittadinanza, attualmente basata sul principio dello ius sanguinis e che quindi crea il concetto di una etnia italiana, quando in effetti la popolazione italiana è sempre stata il risultato di tante mescolanze. La proposta che era stata avanzata avrebbe potuto aiutare tante seconde generazioni a risolvere sia i tanti problemi concreti che sono connessi alla negazione di un diritto, sia a evitare che si crei uno estraniamento identitario in tanti giovani, che sono e si sentono italiani, ma vivono anche traumaticamente il rifiuto, da parte delle istituzioni, della loro identità, E’ una battaglia di civiltà far sì che un milione circa di giovani non debbano sentire l’Italia come una matrigna che nega loro una piena identità, ma come una vera madre che ama allo stesso modo tutti i suoi figli”.

Lo sport in questa graphic novel ha un ruolo importantissimo perché grazie ad esso Mei Lin riesce a vincere le sue paure e ad aprirsi al mondo e all’amore. Quali sono oggi secondo lei gli sport che i giovani cinesi in Italia praticano con maggiore interesse e perché?

“Ci sono diverse situazioni, in alcuni casi, come il ping pong, ci può essere una maggiore vicinanza vista la popolarità che questo gioco ha in Cina, più spesso però sono gli amici di scuola che indirizzano le scelte. Importante è anche il ruolo delle scuole e magari anche, nel caso della comunità cinese, dei vari doposcuola cinesi dove i ragazzi passano diverso tempo a cercare di padroneggiare anche la lingua di origine”.

Sempre nel racconto lei cita la locale squadra di tennis da tavolo,”Circolo Prato 2010″, che conta tra gli altri, giocatori come il cinese Kang Zhihao, il russo Gusev e il giovane emergente Jonh Oyebode, guidati dal tecnico di Michel Oyebode. Ci spiega perché questo riferimento?

“Mi sembrava il giusto omaggio per una squadra che, nel panorama dello sport di Prato, rappresenta uno dei pochi casi di presenza nella massima categoria sportiva, oltre appunto al rapporto di stima personale nei confronti dei suoi dirigenti.Inoltre la presenza di persone con tanti background rappresenta un vero e proprio melting pot che, in qualche modo, rappresenta ancora meglio la realtà pratese che conta moltissime etnie sul proprio territorio”.

Foto. Marco Wong

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