energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Pirandello a Prato: dei sei personaggi rimane il lato oscuro Spettacoli

Prato – Seguendo a ruota la prima uscita dei giorni scorsi al Mercadante di Napoli, i sei personaggi pirandelliani hanno fatto la loro fantasmatica apparizione sul palcoscenico del Metastasio di Prato (dove resteranno ancora fino a domenica). Il carico di domande che si portano appresso è sempre lo stesso. Inevitabile e sconcertante. Realtà, finzione, verità e rappresentazione. Attori e personaggi.

L’eterno gioco dello specchiamento. Semmai c’è da chiedersi se sono ancora “necessari”. E se sì: dove collocarli per non disperderli nella routine? Per il regista Luca De Fusco non ci sono dubbi. Siamo davanti, forse, al più importante testo teatrale del Novecento. Del Novecento, appunto. E per renderli credibili li impasta col cinema, imparentandoli ai protagonisti di “Broadway Danny Rose” di Woody Allen, liberi di entrare e uscire dallo schermo: “La loro vicenda – scrive nel programma di sala – mi ha fatto subito pensare a una trama che si presta ad essere rappresentata più attraverso l’occhio visionario del cinema che tramite quello più concreto del teatro”.

Di fatto però non bastano le suggestive invenzioni videografiche di Alessandro Papa, fotogrammi di stampo espressionista, volti da cinema ritrovato, a creare un corto circuito tale da far trasmigrare altrove, un altrove metaforico, surreale, leggendario, fantastico o fantascientifico che sia, le sei creature pirandelliane, così colpevolmente abbarbicate ai sipari polverosi e alle antiche tavole del palcoscenico.

La contrapposizione fra ciò che sembra e ciò che è, fra apparenza sostanziale e veridicità plausibile, fra contenuto espressivo e contenitore mediatico, sfugge ormai al “gioco delle parti”, dissoltasi nella contemporanea, virtuale irrappresentabilità del rappresentabile, ogni certezza o verisimiglianza. In fondo oggi, a dirla tutta, dei “nostri personaggi” (tutti, non solo quelli pirandelliani) più che l’essere o l’apparire, interessa il lato oscuro, la pruderie del tabù, lo scandalo del corpo che si offre a chi non dovrebbe, la carne del peccato più del maltrattamento della psiche.

L’allestimento di de Fusco, prodotto insieme da Napoli e Genova, al di là delle intenzioni, vive di una classica solidità (corroborata dalla scena coerente di Marta Crisolini Malatesta, dalle luci soliste di Gigi Saccomandi e dalla musiche “ligetiane” di Ran Bagno), punteggiando gli scoop con calibrata enfasi e amalgamando senza sussulti, o forzature, il proverbiale scambio dei ruoli drammatici e delle compagnie di giro. Capitanate da Eros Pagni l’una e da Paolo Serra l’altra, sfilano in bella evidenza le battute, le sovrapposizioni, le incredulità, le temperature, le cadenze, le ironie, le bruciature del fraseggio pirandelliano, fino alla manomissione ultima della “realtà”. O almeno di ciò che noi crediamo che sia. O possa essere. Oltre il teatro. Gaia Aprea, come uscita da un cabaret berlinese anni venti, dà fuoco ai deliri di vittima inconsapevole, fra Lulu e Lola Frolich, Angela Pagano si inventa una Madama Pace felliniana, uscita da una costola di Lindsay Kemp.

 

 

 

 

”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »