energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Pirandello alla Pergola: partitura d’amore per adulteri in libera uscita Spettacoli

Firenze – Quel matrimonio di facciata, buono per salvare l’apparenza e l’onorabilità borghese altrimenti destinata a andare in frantumi, rende l’uomo al fine un profeta. Neanche disarmato. La “finta” matrimoniale, orchestrata da petulanti, preoccupatissime comparse, che non possono tollerare l’onta di leggerezza che ricadrebbe sulle loro teste (l’uomo, anche marchese, è sposato, l’amante è rimasta incinta, bisogna trovare una “soluzione” adeguata), lo rende davvero libero di dire la verità e smascherare l’ipocrisia dell’architettura e dei loro artefici.

La sonda pirandelliana sa dove scavare. Il gioco è un po’ sempre quello: sottile e perverso. Chi siamo veramente oltre la maschera della rispettabilità che ci ostiniamo a indossare? Dove finisce il campo minato della verosimiglianza e si apre il terreno enigmatico della finzione? Essere come apparire o viceversa? Girarci attorno è un duttile “giuoco della parti”. Sfatare le convezioni (morali e sociali) un esercizio di lancinante destrezza. Ma qui, in questo Piacere dell’onestà, non c’è alcun ombrello teatrale. E anche il paradosso si piega verso una affettuosa, disarmante amarezza.

Pirandello sfodera, alla sua maniera contorta e ruminante, un “realismo” da romanzo rosa. E allora una questione d’onore adulterina diventa una partitura d’amore canterina. Una formula riparatrice. Ispirato a una novella del 1905 (Tirocinio), andato in scena la prima volta nel novembre 1917 al Carignano di Torino con Ruggero Ruggeri mattatore, Il piacere dell’onestà è atterrato alla Pergola con Geppy Gleijeses (al suo quarto Pirandello) nei panni del protagonista, per la regia di Liliana Cavani. Che alla commedia imprime una sommessa signorilità discorsiva, una morbida voluttà narrativa, sostenuta da adeguate punteggiature acide e da incisive pennellate “polemiche”, distribuita nei tre atti senza soluzione di continuità, risolti dalla funzionale, a sua volta rarefatta, scena di Leila Fteita, e intervallati da pulsazioni sonore stranianti timbrate da Teho Teardo (costumi di Lina Nerli Taviani, luci di Luigi Ascione).

Al taglio pudico e sensuale scelto dalla Cavani, si attiene la prova di Geppy Gleijeses che al suo Angelo Baldovino (“una mostruosa maschera grottesca che alla fine diventa un volto rigato di lagrime” lo definisce l’autore) regala movenze da “iniziato” (il candore e il rigore) e cautele da “predestinato” (l’umiltà e la lucidità), custode di una dirittura attoriale di antica provenienza e cospicua sapienza drammatica. Al suo fianco, tutti in linea con questo girotondo di allarmismi in cerca di identità, si muovono Vanessa Gravina, Leandro Amato, Maximilian Nisi, Tatiana Winteler, Giancarlo Condè, Brunella De Feudis. Meritati gli applausi finali. Lo spettacolo prodotto da Gitiesse Artisti Riuniti insieme a Teatro della Toscana, resta sul palcoscenico della Pergola fino a domenica 21, per poi passare, martedì 23, su quello del teatro Era di Pontedera. Info 055 0763333.

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »