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Pirandello in realtà virtuale: alla fine lo spettatore salì sul palcoscenico Spettacoli

Firenze – Il gioco dell’identità, il reale e l’immaginario, la ricerca vana delle verità che si incanaglisce nel pettegolezzo e nell’intrusione nella vita degli altri. La commedia Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello sembrava quasi essere stata in attesa di fare da apripista di una nuova forma di spettacolo vicino alla sensibilità contemporanea e agli strumenti avanzati attraverso i quali si esprime.

Elio Germano, attore pluripremiato, regista, sperimentatore senza negare la tradizione di cui anzi esalta i contenuti universali, ne ha colto pienamente questa potenzialità  e ha realizzato uno spettacolo in realtà virtuale che è stato presentato alla stampa alla Pergola.

Così è (o mi pare), il titolo della riscrittura del testo per realtà virtuale, non è dunque più teatro e non è ancora cinema: non c’è il pubblico che fisicamente è coinvolto nell’azione drammatica e non c’è  la presenza di un set con una troupe che riprende le scene. Lo spettatore è isolato dagli altri dal suo grande visore nel quale può muovere la testa osservando l’intera scena a 360°. E questo si era già varie volte sperimentato con altri spettacoli nella stessa modalità tecnologica.

L’innovazione introdotta da Germano è che ora lo spettatore fa parte del cast. L’occhio della camera è il suo occhio, ha un ruolo (il commendatore in sedia a rotelle) e gli attori si rivolgono a lui, gli parlano e con lo sguardo tengono sempre conto della sua presenza. E’ lui che recita un monologo del tu e dell’io, della verità specchio nel quale riflette il suo smarrimento di fronte a una realtà che non riuscirà mai a conoscere fino in fondo, che è il succo del messaggio di Pirandello.

Nelle riprese – hanno spiegato Germano, gli attori che hanno preso parte all’esperimento (dopo le prove 15 giorni chiusi nella tenuta Bossi del marchese Gondi con due o tre uscite al giorno) e il realizzatore tecnico della realtà virtuale nonché final designer Omar Rashid – la camera occhio dello spettatore era la testa di un  manichino in modo che gli attori fossero più a loro agio nel rivolgersi a lui.

Dal punto di vista degli attori il tecno-teatro di Germano cambia tutte le prospettive. Intanto sono tutti protagonisti: lo spettatore può seguirli ovunque intorno a lui. Non c’è un centro focale dell’azione drammatica, ma l’attenzione può dirigersi dovunque lui voglia. I dialoghi non sono regolati precisamente dall’ultima battuta alla prima successiva, ma i personaggi possono interagire fra loro anche sovrapponendosi. Nel cinema è proibito agli attori di guardare la macchina da presa, qui devono farlo e chi guarda viene scrutato negli occhi suscitando in lui il desiderio di rispondere di intervenire.

Da parte sua lo spettatore perde il piacere di ritrovarsi a teatro in una sorta di partecipazione a un rito collettivo, ma prova la sensazione di trovarsi insieme con gli attori. Si esalta l’effetto del “de te fabula narratur“: sei coinvolto non solo nella percezione intellettuale della semantica del testo, ma sei portato direttamente all’interno di questa semantica.

In questo nuovo campo d’azione ci sono continui riferimenti all’ordinaria vana ricerca della verità e alla possibilità che offrono i nuovi strumenti multimediali di spiare il prossimo, potenziando a dismisura la curiosità morbosa degli affari degli altri che muove la commedia di Pirandello.

Si parla di fakenews che attraversano internet, si utilizzano computer e monitor per il collegamento a distanza con colei che avrebbe dovuto alla fine risolvere il dilemma di fondo della commedia: chi è il pazzo e chi dice la verità? Il genero Ponza o la suocera Frola? Un dilemma che la signora Ponza, l’unica che avrebbe dovuto sapere di essere la prima o la seconda moglie, si rifiuta di risolvere provocando la grande risata/applauso del commendatore che è spettatore singolo e collettivo.

La domanda da porsi è se questa nuova modalità non possa mettere in discussione l’essenza vera del teatro: per la Fondazione Teatro della Toscana, “la grande opportunità offerta dai nuovi media è quella di creare progetti specifici fruibili in maniera non sostitutiva al teatro. Ovvero, creazioni che nascono dal teatro e che al teatro ritornano. La sfida, quindi, è sui contenuti e sui modi per realizzarli”. Una sfida ancora agli albori.

Così è (o mi pare) è stato realizzato da un cast di attori altissimo livello, così come di altissimo livello – come si conviene a un eccezionale esperimento teatrale – i tecnici con il contributo della progettualità della fiorentina Gold, pioniera del VR in Italia, che lavora con la tecnologia e gli strumenti VR più avanzati.

Il loro impegno nella ricerca di nuove forme di teatro li rende tutti meritevoli di citazionei:  Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli e con la partecipazione di Isabella Ragonese e Pippo Di Marca.

Il lavoro diretto da Germano è un progetto presentato da Fondazione Teatro della Toscana, Infinito Produzione Teatrale, Gold Productions, in programma in autunno all’interno della prossima stagione del Teatro della Toscana, la 2021/2022. Sono previste anteprime il 14 luglio a Villa Bardini e il 5 agosto alla Manifattura Tabacchi in collaborazione Fondazione Stensen e il 23-26 settembre a Romaeuropa Festival 2021.

Nella foto da sinistra: Elio Germano, Tommaso sacchi presidente della Fondazione Teatro della Toscana e Omar Rashid.

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