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Pirogassificatore Barga: il Tar ha dato ragione alla Kme Economia

Fornaci di Barga – C’è una nuova tappa nella telenovela infinita dell’impianto pirogassificatore di KME con la sentenza del TAR della Toscana n.1124 del 28 settembre 2020, che accoglie in toto il ricorso dell’azienda contro il Comune di Barga. Ma ricapitoliamo un po’ la questione.

La KME, la multinazionale metallurgica del rame (la ex SMI) ha presentato tre anni fa un progetto di rilancio del proprio stabilimento di Fornaci di Barga, nella valle del Serchio in Lucchesia, che prevedeva tra l’altro la costruzione di un impianto di autoproduzione di energia elettrica alimentato dagli scarti di lavorazione delle vicine industrie cartarie.

È il cosiddetto “pirogassificatore”, sul quale si è immediatamente aperta una vera e propria guerra, con comitati locali, comuni e politici di vari schieramenti intenzionati ad impedire la realizzazione dell’impianto considerato pericoloso per la salute e inquinante per l’ambiente ed il paesaggio, a prescindere da qualunque valutazione e misurazione tecnica oggettiva (facciamo anche presente che la fabbrica, ancora la più grande industria metalmeccanica della provincia di Lucca, esiste dal 1916 in una zona in precedenza caratterizzata da forti emigrazioni).

Il complesso processo di autorizzazione comunque va avanti fino a giungere, la facciamo breve, alla decisione della Conferenza dei Servizi dello scorso giugno che comunica all’azienda un “preavviso di diniego” nei confronti del quale la KME ha tempo fino alla fine di novembre per presentare le proprie controdeduzioni.

La sentenza del TAR è di particolare importanza in quanto annulla una serie di atti del Comune di Barga sulla base dei quali era stato motivato il preavviso di diniego.

In pratica l’amministrazione borghigiana (guida PD osservanza “marcucciana” nel senso del Sen. Andrea Marcucci uomo forte della zona) aveva approvato delle delibere, a suo dire, di “interpretazione autentica” dei piani regolatori e urbanistici del 2010 e del 2014 nelle quali si affermava che l’area industriale della fabbrica dove avrebbe dovuto essere realizzato l’impianto di autoproduzione di energia elettrica, rientrava in quelle interessate da invariante strutturale di valenza ambientale, per cui l’impianto non poteva essere autorizzato.

KME aveva fatto ricorso facendo presente che sia il piano strutturale che quello urbanistico, al contrario, escludevano la valenza ambientale delle aree interne allo stabilimento, anzi riconoscevano la valenza strategica dell’attività industriale.

Il TAR ha dato dunque pienamente ragione all’azienda, con parole anche abbastanza severe nei confronti dell’amministrazione comunale quando scrive: “Sono dunque evidenti i vizi denunciati di eccesso di potere per contraddittorietà, sviamento, disparità di trattamento, lesione dell’affidamento, che affliggono la delibera del Consiglio comunale……………………….., nonché l’arbitrarietà della perimetrazione dell’area come invariante strutturale di valenza ambientale………..

E prosegue: “E’ evidente infatti che l’attività posta in essere dal Comune esuli dai limiti dell’attività interpretativa per concretizzare invece un’illegittima attività novativa delle fonti, diretta a creare, in aperta violazione dei suddetti principi, una regola apposita per il procedimento autorizzatorio in questione (quello per il pirogassificatore ndr).

Ora che succede? L’azienda, che ha diffuso il testo della sentenza, non rilascia ulteriori commenti a parte manifestare l’ovvia soddisfazione e dichiarare altrettanto ovviamente di voler proseguire sulla strada del rispetto assoluto delle norme. Il Comune di Barga ha espresso l’intenzione, anch’essa scontata, di ricorrere al Consiglio di Stato.

La prossima tappa dovrebbe essere alla fine di novembre con la presentazione delle repliche di KME ai rilievi della Conferenza dei servizi, repliche che a quel punto si avvarranno anche del balsamo della sentenza del TAR.

Allora si sarà insediata anche la nuova giunta della Regione e si potrà capire, forse, quale sarà l’orientamento politico sulla questione. La forma dubitativa è d’obbligo. Rossi infatti era favorevole al progetto KME, Giani si è finora tenuto alla larga da prese di posizione dirette, anche perché sulla questione degli impianti di termovalorizzazione è rimasto famoso per il voltafaccia di giugno, quando nell’arco di una settimana è passato dal minacciare i blindati per far fare gli impianti necessari alla negazione della loro necessità. Anche su KME, dunque, prevale l’ambiguità.

Si sa solo che, pur più volte invitato a visitare la fabbrica, ha finora sempre declinato, qualche maligno dice a causa dei veti impostigli dal sen. Andrea Marcucci. La vicenda comunque è ben lontana ancora dalla conclusione.

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