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Pistoia 2017: quell’idea di cultura che guarda alle generazioni future Cultura

Pistoia – Anche Pisa , anche Parma e le altre otto città che fanno parte della Rete delle Città della Cultura possono vantare gioielli artistici e monumenti unici al mondo. Tutte potevano vantare progetti realizzati o programmati di tutto rispetto. Allora perché il titolo di Capitale della Cultura 2017 – con tutti i suoi benefici ivi compreso un milione di euro  del Governo – è stato assegnato a Pistoia? E’ la domanda che in molti si sono posti quando è ieri è stata diffusa la notizia che la Giuria di selezione presieduta da Marco Cammelli aveva scelto la città toscana, seconda di questa regione dopo Siena a conquistare il primato nel giro di pochi anni.

La risposta è venuta oggi quando il sindaco Samuele Bertinelli, insieme con il vescovo Fausto Tardelli, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia Ivano Paci, il presidente della Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia Alessio Colomeiciuc hanno  spiegato ai giornalisti i motivi della loro soddisfazione – tanto più forte quanto più inaspettata – e i loro programmi per onorare il riconoscimento, con  la benedizione della vicepresidente della Regione Toscana nonché assessore alla Cultura Monica Barni.

Perché il premio è andato a un modello, un sistema, un’ipotesi di lavoro, chiamateli come volete, che ha preso corpo in una città caratterizzata da “ritrosia e timidezza”, come ha detto mons. Tardelli. La Barni lo chiama per brevità “il Progetto”: Pistoia si è presentata alla selezione finale come una città che ha messo in moto un percorso di valorizzazione delle sue ricchezze, delle sue tradizioni associative capillarmente radicate, della sua coesione e integrazione sociali che punta a una trama che tutto unifica e che produce un salto di qualità nel vivere quotidiano dei cittadini. Che, soprattutto, guarda alle generazioni future.

Per Bertinelli e gli altri protagonisti è questa la definizione corretta di cultura: “Pistoia intende, come è nella sua misura, produrre conoscenza, non apparenza, convinta che solo il rigore dello studio e della ricerca e l’applicazione costante al lavoro possono portare a uno sviluppo coerente e sostenibile, verificabile in itinere e, perciò, correggibile”, è scritto nel dossier presentato alla Giuria il 15 settembre 2015, aggiungendo che se la città “uscirà per un  anno dal suo guscio non lo farà per trasformarsi in un conglomerato fluttuante di turisti chiassosi e scomposti”.

In questo quadro la città, che investe in cultura, anche in tempo di crisi, il 5% (molto più della media nazionale) delle sue risorse ha già stanziato investimenti per 15-16  milioni di euro “su progetti culturali di alta qualità gestiti in economia dalle sue istituzioni, in primis dalle sue biblioteche e dai suoi musei” mentre “ogni progetto è commisurato alla sua capacità di rendere duraturi i servizi, migliorati o introdotti per  l’occasione”. Al punto che, come ha detto Bertinelli, il milione che arriverà dal Governo “servirà soprattutto per potenziare e per promuovere mostre che comunque avremmo fatto lo stesso”.

Cosa ci voleva di più per convincere una Giuria rigorosa e competente? La qualità delle singole articolazioni del Progetto parla da sola: la riqualificazione dell’area dell’antico Ospedale del Ceppo (76mila mq nel cuore medievale della città), i nuovi percorsi delle Mura urbane, lo sviluppo di Palazzo Fabroni museo dell’arte moderna e contemporanea. E poi la mostra dedicata a Marino Marini, i grandi appuntamenti di riflessione (Leggere la città, Dialoghi sull’Uomo) e di spettacolo (Pistoia Blues Festival, l’Associazione teatrale pistoiese etc.), la nascente Orchestra sociale alla quale punta la Fondazione di Paci.

Provate infine a mettere tutte di seguito le perle del patrimonio culturale pistoiese, dalla collezione degli strumenti chirurgici di Filippo Pacini inventore del bisturi, alla biblioteca San Giorgio e il sistema archivistico e bibliotecario (la più importante biblioteca pubblica d’Italia), al suo polo universitario Uniser, alle opere linguistiche di Cino da Pistoia, alla reliquia di San Jacopo nell’altare d’argento della cattedrale, al Palazzo dei Vescovi restaurato dalla Cassa di risparmio che ospiterà il notissimo arazzo millefiori di fattura gotica come il battistero.

Insomma c’era tutto quanto serviva perché i tre membri del Comitato Scientifico della candidatura Giulia Cogoli, Carlo Sisi e Virgilio Sieni con il direttore del progetto Giuseppe Gherpelli presentassero un dossier che ha sbaragliato tutta la concorrenza.

 

 

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