energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Pistoia, divampa la guerra dei fiori Società

Com'era verde la mia valle. E, secondo il direttore di Coldiretti di Pistoia Vincenzo Tropiano, rischia di non essere più solo un titolo di un vecchio romanzo (compreso il film di successo) ma una dura realtà: a rischio, la più verde, forse, delle "valli" toscane, quegli ettari dell'area pistoiese immerse nelle più belle, sontuose, portatrici di affari e di notorietà nel mondo serre florovivaistiche. E il "nemico", contro cui da due anni almeno stanno lottando Coldiretti, Italia Nostra, i comitati dei cittadini, le stesse aziende florovivaistiche è l'enorme centrale a gas naturale dela multinazionale svizzera Repower. Un progetto che la Regione Toscana e l'amministrazione locale continua  ad appoggiare, nonostante la "sollevazione" dell'intero territorio.

La questione è stata portata recentemente all'attenzione della giunta toscana da un'interpellanza della consigliera regionale Marina Staccioli, cui si sono uniti i consiglieri Paolo Marcheschi e Giovanni Donzelli. La giunta, per voce dell'assessore all'agricoltura Giovanni Salvadori ha risposto, ma non ha soddisfatto gli interpellanti. In particolare, sotto il mirino la valutazione d'impatto ambientale favorevole, giudicata perlomeno "sospetta". Dubbi condivisi anche da Italia Nostra, che proprio ieri ha depositato un esposto in Procura a Firenze proprio in merito "alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale seguita nel caso della centrale Repower di Pistoia” come hanno annunciato i consiglieri  regionali, comunicando la propria adesione all’iniziativa. Insommma, nell'esposto si chiedono "chiarimenti" su presunte irregolarità nel proocedimento che ha avuto come conseguenza il via libera per "l'impianto a gas a Canapale".
E' solo l'atto più recente di una lunga diatriba, che ha visto protagonista l'intera comunità che fa capo al florovivaismo pistoiese, al comitato del Bottegone e a Coldiretti (oltre a Italia Nostra) che sin dal primo momento ha preso una posizione molto netta in merito.

A conferma che l'installazione della centrale di Repower dovrà affrontare uno schieramento variegato sì, ma ben deciso a non accoglierla sul territorio, c'è anche l'incredibile numero di ricorsi al Tar che è stato messo in atto da vari organismi: il 4 marzo è stato inoltrato al Tribunale amministrative regionale il ricorso di Coldiretti Pistoia unitamente a Coldiretti Toscana; ci sono già 4 ricorsi di oltre 30 aziende vivaistiche, e ancora un altro ricorso presentato dal comitato il Bottegone, che rappresenta migliaia di persone. E la pietra dello scandalo, per così dire, (compreso l'esposto di Italia Nostra, come s'è visto) è quella valutazione di impatto ambientale positiva ottenuta  dalla Repower.
Le questioni che pendono insolute, nonostante la Via positiva, le elenca e spiega Vincenzo Trofiano, direttore di Coldiretti Pistoia, associazione che ha diffuso anche volantini sul territorio per "sensibilizzare e informare" la popolazione. "Abbiamo comissionato e resi pubblici studi molto accurati, anche da parte dell'Università di Pisa, che ricostruiscono accuratamente le ragioni per cui l'impatto ambientale e sulla salute di una centrale di quella portata sarebbe devastante, andando a incidere su un equilibrio delicato, che permette a questa zona di essere il "vivaio d'Europa" e consente un bacino di lavoro di circa 6mila addetti, lasciando fuori tutto l'indotto", spiega il direttore.

In realtà, il florovivaismo pistoiese è la locomotiva della provincia: 1.500 aziende, 5.000 ettari di coltivazioni e  gli addetti, se si conto l'indotto, sono circa 8mila. Il fatturato? Mezzo miliardo di euro, proveniente per buona parte (circa il 70%) dall'export.

"Per una breve sintesi dei rischi rimasti in sospeso, possiamo ricordare,ad esempio, il rischio idrogeologico – ricorda Trofiano – tema molto sensibile in questi tempi per la Toscana. La zona della piana di Pistoia è definita a rischio idrogeologico P4, vale a dire di massimo rischio inondazioni dovute alle piogge. Piazzare una centrale da 245 mwt in mezzo alla piana in un territorio di questo genere rappresenta un bel rischio".

Il rischio si quantifica meglio se si prendono le "misure" al colosso. Il progetto prevede una centrale a gas a ciclo combinato, fra i borghi di Badia, Canapale, Bottegone e Ponte alla Pergola, prima occupata dalla ex fabbrica Radicifil, i cui operai ora sono senza lavoro. La centrale produrrà 245 Mwt. Per raffreddarsi, avrà bisogno di 93milioni di litri di acqua. Produrrà polveri sottili in grande quantità, pari a una grande città, in una zona dove già insiste l'inceneritore di Montale e l'autostrada. Produrrà i 135 mwt di energia di cui la Regione ha dichiarato di aver bisogno basandosi , contestano associazioni, comitati e cittadini, su  un dato che risale al 2005, senza rivalutare il dichiarato fabbisogno ai dati attuali, in seguito agli investimenti della Regione stessa in termini di fotovoltaico e eolico.

"Cominciamo dal problema delle polveri sottili. Sa quanti sforamenti abbiamo annualmente a Pistoia? – spiega Trofiano – 64. Il Comune di Montale vieta perfino la bruciatura dei legni per impedire al pm10 di inalzarsi, vista la saturazione derivante da inceneritore e autostrada. Come si fa a dire che una centrale di quelle dimensioni non porterà impatto ambientale? Vogliamo passare alla questione acqua, fondamentale in un luogo la cui ricchezza deriva in buona parte dalle piante? Bene, l'attingimento di 93milioni di acqua per raffreddamento di cui abbisogna la centrale porta senza dubbio all'abbassamento dei 28mila pozzi cui s'abbevera il florovivaismo della piana. Ciò significa bucare ancora sempre più in profondità, aumentare i costi, andare sempre più a fondo in un terreno fortemente coltivato". Che significa anche aggravarne lo sfruttamento agricolo, con ricadute imprevedibili sulla rete dell'acqua e sulla qualità dell'agricoltura: sempre d'eccellenza sì, ma a costi sempre maggiori, con modalità sempre più esasperate e invasive.

"Mettiamo in evidenza un altro dato fondamentale – continua Trofiano – con l'insediamento di questa centrale, la piana di Pistoia dovrebbe essere classificata sito insalubre di prima classe, come prevede il D.M. del 5 settembre 1994 del ministero della sanità. La ricaduta di questa definizione? Terribile, per un'economia con una fetta così alta concentrata sull'export.  Che tipo di immagine darebbe il florovivaismo pistoiese se le piante prodotte provenissero da un sito insalubre di prima classe?" Insomma, giocarsi la certificazione di qualità potrebbe non essere esattamente una mossa vincente, specialmente in questo frangente, con tanto di crisi galoppante. Tenendo conto, last but not least, che il florovivaismo rappresenta il 30% del pil agricolo della Toscana.

Altro grosso problema le acque "di scarto". "Le acque che entrano nel ciclo – spiega il direttore di Coldiretti – sono salificate e devono venire filtrate. Per fare questa operazione, si usano dei fanghi. Questi fanghi, caratterizzati da un alto indice di salinità, non riempiono qualche sacchetto di spazzatura, ma equivalgono a due, tre tir al giorno da scaricare nella discarica del Cassero, nel Comune di Serravalle. Si tratta di di 6-11mila metri cubi annui, che vanno a ingolfare una discarica pensata e progettata per sostenere una massa ben inferiore di rifiuti. Inoltre, le centrali del tipo di cui ci stiamo occupando hanno durata di vita di 50 anni. Una volta esaurita la discarica del Cassero che si farà? Si aprirà un'altra discarica? …". Degno di nota il fatto che, nella prima versione del progetto, le qcque non trattate (36milioni di litri all'anno a regime) venissero dirottate dentro il torrente Brusigliano, che attraversa campagna e zone abitate.

"Torniamo per un attimo ai dati del fabbisongo di energia da parte della Regione, prima motivazione ufficiale all'apertura della centrale – continua Trofiano – i dati della Regione si rifanno al 2005-2006. Nel frattempo sono stati messi in atto invetismenti anche importanti in energia eolica e fotovoltaica. Sussiste ancora la necessità di reperire 135 megawatt di energia? Non credo,. E , nel caso che sussistesse questo impellente bisogno, mi permetto di ricordare che il gas per la centrale arriverebbe da Piombino a Pistoia. Vale a dire, da un territorio che ha già nel suo seno centrali dismesse che possono essere utilizzate, senza piazzarla in mezzo ai vivai pistoiesi con tutto ciò che questo, come ci siamo sforzati di rappresentare, significa a livello economico e lavorativo". E, aggiungiamo noi, evitando il trasporto di gas da un luogo all'altro della Regione.  Senza contare, come aggiunge lo stesso direttore di Coldiretti, l'inquinamento elettromagnetico che deriverebbe dal trasporto via cavo (anche se sotterraneo) di 135 Mwt in mezzo alla gente.

Prendendo in considerazione le ricadute economiche, un'altra variabile di non poco conto è l'abbattimento del valore dei terreni. L'essere ricacciati in "sito insalubre di prima classe" e con la presenza di inquinanti, comporterebbe la caduta del valore immobiliare dei terreni, con le ben comprensibili conseguenza per il tessuto economico dell'area. Non solo. Uno dei motivi più forti, che hanno consentito anche l'appoggio deciso dei sindacati a Repower, è stata la campana dell'occupazione. Infatti, la multinazionale ha promesso il riassorbimento di parte della forza lavoro che era occupata alla Radicil, la vecchia fabbrica di filati che si trova sul sito contestato. Quanti? "Mah, poniamo pure che l'assorbimento lavorativo stia nell'ordine di 25,30 posti di lavoro (qualcuno parla di 100, NdR). Ma a fronte di 8mila occupati, e di una filiera proiettata nel futuro e in modo maggioritario dedicata all'export, che cosa conviene fare?" commenta Trofiano. "Senza contare che il numero degli eventuali riassorbiti non è affatto stato deciso. Invece, una buona pratica consisterebbe nel ricollocare i lavoraotri nell'indotto che gira attorno al florvivaismo, che non consiste solo di attività gricole in senso stretto. Con il 70% di export, la gente che viene a comprare anche da fuori necessita anhche di altri servizi. Su questo si potrebbe impegnarsi".

Non parliamo poi delle due torri da 40 metri che dovrebero sorgere (come parte della struttura della centrale) alle porte di Pistoia. "Non importa da quale ccellenza dell'architettura vengano costruite – commenta ironicamente il direttore di Coldiretti – la cosa più importante è stabilire come  e perchè una struttura di questo genere, con un impatto di cui spero essere riuscito a dare un'idea, non possa venire messa in discussione". Un'intero territorio che dice no, studi accurati e univesrsitari, ricorsi al Tar contro la miopia di sindacati (concentrati sull'occupazione ) e amministrazioni. Per ora, la battaglia è in fase di sviluppo. Ma associazioni, comitati, aziende florovivaistiche, cittadini e territorio si preparano a vender cara la pelle.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »