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Coldiretti Pistoia: quella centrale è inutile e pericolosa Cronaca

Quella centrale è pericolosa e inutile, non deve essere fatta. E le istituzioni, provincia in testa, male hanno fatto a sposare la causa prima ancora di avere i risultati dello studio di impatto ambientale della Regione. La Coldiretti Pistoia ci va giù dura, presenta i suoi “nove buoni motivi per dire no” basati su uno studio commissionato a Ema srl (Environmental Management Agency) e condotta da Simone Gorelli, docente di pianificazione ambientale all'università di Pisa, e dall'agronoma Elena Balducci, sull'impatto economico, sociale e ambientale dell'insediamento. Ad essere contestata è l’ipotesi di realizzare una centrale elettrica a ciclo combinato ad opera della multinazionale Repower (che ha già realizzato altri insediamenti in Italia e ha la propria sede centrale a Milano) nell’ex stabilimento Radicifil, azienda tessile con 137 dipendenti (licenziati), chiusa quasi due anni fa.  E a finire sotto accusa è la Provincia di Pistoia che “ha sottoscritto accordi con i sindacati senza avere ancora i risultati dell’impatto ambientale sull’area da parte della Regione”, spiega il direttore di Coldiretti, Francesco Sossi. Che aggiunge: “Un altro comune della nostra provincia aveva precedentemente rifiutato quel progetto”.
Insomma la polemica monta e già se n’è avuta una prima eco nei giorni scorsi con la presa di posizione di Confindustria Pistoia che aveva accusato Coldiretti, senza citarla (“ ogni volta che si profila all'orizzonte un investimento, ecco si alzano le voci di chi – per paura o per interesse di singoli – vuole che nulla cambi”). La replica di Coldiretti non si fa attendere: “E’ scorretto l’appello di Confindustria che ha chiesto agli enti pubblici di intervenire a favore di quell’impianto – sottolinea il presidente Riccardo Andreini – Nel caso dell'area ex Radicifil, a fronte dei precedenti 137 occupati, sarebbero inseriti nella nuova attività solo una decina di lavoratori. Anche un solo posto di lavoro è importante ma più importante è salvaguardare la salute dei cittadini. Ci chiediamo perché costruire ed autorizzare una centrale elettrica nel bel mezzo dei vivai pistoiesi. Un impianto progettato in mezzo ai vigneti del Chianti farebbe riflettere non poco, non solo di produttori di vino, ma pure le amministrazioni locali”. Coldiretti indica anche l’alternativa: “Basterebbero 115 ettari di pannelli solari per evitare che una centrale elettrica venga incuneata in mezzo ai vivai più importanti d'Europa, con i conseguenti rischi per il futuro della più importante attività economica della provincia. Una centrale inutile, visto che l'apporto energetico da fonte convenzionale (gas metano), oltre a non essere in linea con quanto indicato dal piano energetico della regione Toscana, potrebbe essere già stato raggiunto dal 2008 ad oggi dalle installazioni di impianti fotovoltaici in tutta la regione”.
La ricerca commissionata da Coldiretti ha fatto le pulci allo Studio di impatto ambientale (Sia) della Repower e ha messo in luce le non poche “carenze informative (dati mancanti e/o o basati su rilevamenti datati)”. Di tutto questo si parlerà stasera, alle 21, al circolo Mcl di Badia a Pacciana. Interverranno i professori Simone Gorelli e Massimo Rovai dell'università di Pisa, che illustreranno  i risultati dello studio. Saranno presenti Riccardo Andreini, presidente Coldiretti Pistoia e Francesco Sossi, direttore Coldiretti Pistoia.

 

 

Caratteristiche dell’impianto
– Centrale a ciclo combinato (alimentata a gas), ubicata in località Canapale nel comune di Pistoia
– Potenza elettrica 120-140 MWe
– Potenza termica in ingresso 245MWt
– Gasdotto – 670m
– Elettrodotto in cavo interrato – 2,7 km
– Sottostazione elettrica

NOVE BUONI MOTIVI PER DIRE NO!
1) Incoerenza progettuale con il piano energetico regionale
Il piano energetico regionale, che impone la riduzione del20% delle emissioni di gas serra, individua l’utilizzo del gas metano come fonte energetica di transizione tra il petrolio e le rinnovabili, il piano si riferisce ad obiettivi da raggiungere entro il 2020. L'investimento relativo all'impianto Repower per la produzione di energia da gas metano, che nella migliore delle ipotesi potrà entrare in funzione a partire dal 2014, non può essere considerato un investimento transitorio.
Nello Studio di impatto ambientale (Sia) di Repower si parla di deficit energetico regionale che giustificherebbe il nuovo impianto. Tuttavia si fa riferimento ad un bilancio energetico sviluppato nel 2008 (sei anni prima della presunta entrata in funzione della nuova centrale) trascurando l'incremento di energia da fonti rinnovabili. Un incremento esponenziale favorito dagli incentivi sia per nuovi impianti (fotovoltaici, eolici, biomasse, geotermia e non solo), sia al risparmio energetico (che ha significativamente ridotto i consumi).
Inoltre, per produrre la stessa energia che garantirebbe lanuova centrale , si potrebbero impiantare impianti rinnovabili:
– fotovoltaico, basterebbero 115 ettari di pannelli;
– eolico, circa 46 aerogeneratori da 3 MW
– biomasse, collocando in maniera diffusa piccoli impianti esfruttando il concetto di filiera corta.

2) Vantaggi per abitanti e sistema economico

Nello studio si individua come valore aggiunto dell’opera la cessione del calore alle utenze termiche interessate tra cui spiccano i vivaisti, ma da una attenta analisi del tessuto produttivo vivaistico pistoiese emerge che le poche serre presenti sono serre fredde che utilizzano solo in casi di soccorso il riscaldamento. Nessun vantaggio di prezzo dell'energia è previsto per chi abita nei pressi della centrale.

3) Aria

Lo Studio di impatto ambientale della Repower ricostruisc ele condizioni meteo-climatiche dell’area interessata dal progetto, per simulare gli eventuali scenari di diffusione delle emissioni gassose rilasciate in fase di esercizio. Ma i dati utilizzati risalgono al 2005 (nove anni prima della presunta entrata in funzione della centrale). Inoltre, i dati sono frutto di rilevazioni effettuate da centraline poste non proprio in prossimità dell'area dove la centrale è ipotizzata. Tra gli inquinanti gassosi non viene preso in esame l’ozono (O3) troposferico, prodotto secondario degli ossidi di azoto(NOx) e fortemente influenzato da questi e che risulta essere un inquinante (ad effetto serra).
4) Ambiente idrico

Lo Studio di impatto ambientale della Repower si basa sudati del torrente Ombrone poco attendibili. È necessario un approfondimento della situazione dello statoecologico ed ambientale dell'Ombrone, in particolar modo a monte e a valle della confluenza del torrente Brusigliano.

5) Suolo

Lo Studio di impatto ambientale di Repower pone la centrale in una zona a rischio sismico medio (come da classificazione del territorio pistoiese). Ma non risulta molto chiaro se tale classificazione siano estendibili automaticamente anche i terreni interessati dalle opere secondarie(cavidotto, gasdotto, ecc.). Carenze informative si riscontrano anche rispetto al rischio idraulico (alluvioni, ecc.). Tutto il sito interessato dall'opera ricade in un'area ad elevata pericolosità idraulica, ma non risulta chiaro se tutte le opere connesse alla centrale (vasche di contenimento dei reflui, serbatoi per lo stoccaggio dei chemicals e degli olii, piazzola di stoccaggio dei rifiuti, ecc.) siano state adeguatamente progettate per collocarsi al di sopra del battente idraulico relativo alla quota di imposta della centrale.

6) Vegetazione flora, fauna ed ecosistemi

Lo Studio di impatto ambientale della Repower riporta informazioni generali e non specifiche del sito, che accoglie anche specie tutelate. Nessuno specifico approfondimento sugli effetti che la presenza della centrale provocherebbe alle produzioni vivaistiche: 2500 essenze coltivate nel circondario della centrale.

7) Salute Pubblica
Lo Studio di impatto ambientale della Repower ritiene che la centrale non genererà impatti ambientali significativi sulla salute pubblica. Lo studio trascura l'effetto dell'ozono (vedi Aria) che a causa del suo elevato potere ossidante, attacca direttamente animali, vegetali e materiali non biologici, influendo anche sulla salute dell’uomo. Inoltre il cavidotto produce un campo magnetico nocivo alla salute umana. Il cavidotto attraversa anche ampie zone a vivaio dove in maniera continuativa svolgono la loro attività operatori.
8) Radiazioni ionizzanti
Lo Studio di impatto ambientale della Repower assicura che cavidotto ed altre fonti di radiazioni sono poste a distanza di sicurezza. Tra l'altro, relativamente ai raccordi aerei afferma che nelle distanze ed aree di prima approssimazione non ricadono edifici o luoghi destinati a permanenza per più di 4 ore continuative. Un'affermazione da verificare, vista la presumibile presenza di operai agricoli che si trovino a lavorare in prossimità (circa 3m)del tracciato del cavidotto.

9) Paesaggio
Lo Studio di impatto ambientale di Repower ritiene mitigato l'impatto paesaggistico con una progettazione ad hoc della centrale e degli impianti connessi. L'area non è soggetta a vincolo, ma la presenza di 2 camin iper la fuoriuscita delle emissioni non esclude che possano interferire con la vista da due zone a vincolo paesaggistico: zona di Belvedere a sud di Pistoia e l'area di interesse storico e naturalistico per il paesaggio collinare con olivi, castagne, antichi borghi e resti di torri e mura di difesa del comune di Pescia che offrono dei punti di vista accessibili al pubblico.
 

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