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Pitti Uomo: la carica delle aziende aretine di moda Economia

Firenze – Pitti Immagine Uomo è uno degli eventi più importanti per le aziende internazionali, e anche un’occasione per presentare ai buyer di tutto il mondo le eccellenze manifatturiere toscane.

Per l’attuale edizione della kermesse numerosi marchi aretini hanno deciso di esporre le proprie collezioni alla Fortezza da Basse di Firenze: Soldini, Del Siena, Inghirami e Supermaglia. Si tratta di vere e proprie eccellenze del Made in Italy, apprezzate e richieste in tutto il mondo.

Ha affermato Marco Sanarelli, Amministratore Delegato di Mely’s Maglieria e Presidente della Sezione Moda di Confindustria Toscana Sud: “Il nostro territorio è ben rappresentato non solo direttamente dai brand e dalle aziende ormai storiche della manifestazione, ma anche indirettamente da quelle aziende produttrici che collaborano con i marchi espositori, divenendo per essi partner indispensabili.”

“In effetti – ha proseguito Sanarelli – nonostante la lunga crisi ed un 2018 non facile per alcuni settori, il territorio esprime ancora più di 1.100 aziende per oltre 10.500 occupati: dal tessile alle confezioni, dalla maglieria all’abbigliamento, dalle calzature alla pelletteria, il comparto offre una vasta gamma di prodotti rigorosamente made in Italy destinati all’esportazione.”

Le aziende regionali aumentano il loro appeal anche prestando attenzione ai cambiamenti richiesti, come quello ambientale, e pertanto un valore aggiunto è quello di orientarsi verso un aspetto green, optando per raccolta differenziata, economia circolare, fonti di energia alternativa e risparmio energetico.

Le aziende tuttavia si lamentano per problemi atavici come burocrazia e mancanza di infrastrutture, a cui si aggiunge la mancanza di incentivi per la formazione di manodopera specializzata, atta al cambio generazionale dei collaboratori, che può essere effettuata solo in azienda, in quanto peculiare per ognuna di esse.

Ha detto ancora Sanarelli: “Oggi il sostegno finanziario per questa formazione arriva direttamente dall’azienda, che accantona risorse per questo scopo ma non è sufficiente. Quindi chiediamo interventi in tal senso per poter istruire il nostro personale affinché venga mantenuto quel savoir faire che rende forte quel made in Italy che il mondo ci invidia e che ci permette di realizzare quei prodotti che saranno presenti a manifestazioni come Pitti Uomo.”

È una richiesta che vede giustificata anche dal fatto che il comparto della moda rappresenta nel suo complesso la terza più grande industria del Paese con un fatturato di circa 95 miliardi e un surplus commerciale di circa 28: “Siamo pertanto interlocutori chiave nell’economia italiana verso i quali è doveroso realizzare interventi strutturali.”

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