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Pmi, crescono i protesti anche in Toscana Economia

La comparazione è fra il terzo trimestre del 2007 e lo stesso arco di tempo 2012: in questa frazione temporale, l'aumento medio delle piccole e medie imprese che hanno subito protesto è del 12,8%. In numeri? 67mila unità negli ultimi tre mesi del 2012. La Toscana è passata da 2.890 imprese protestate nel terzo trimestre 2007 a 3.555 nello stesso periodo 2012: +23% in termini percentuali. E non è certo la regione messa peggio: dati da brivido riportano l'Umbria, +46.4%, l'Abruzzo, +34% e la Sardegna +32,4%. Peggio di tutti, purtroppo come al solito, il Sud, che detiene il primato del maggior numero di imprese protestate, quasi 29mila nel terzo trimestre 2012, con il tasso di crescita più elevato del fenomeno: +19,8% negli ultimi 5 anni.

Le elaborazioni sono quelle fornite dall'Ufficio Studi Cgia di Mestre (su dati Cerved Group) che mettono in evidenza un elemento oggettivo: la crisi ha prosciugato le pmi al punto che siano assegni bancari, postali, cambiali, vaglia o tratte, le imprese sono sempre più in difficoltà ad onorarli, e l'aumento dei protesti comincia ad assumere una dimensione preoccupante. Anche perchè le sofferenze bancarie che pesano sulle aziende mostrano un picco agghiacciante: dall'inizio della crisi sono cresciute +165%, 95miliardi di ammontare complessivo delle insolvenze nel passaggio fra il 2012 e il 2013. Un gioco perverso, che induce a considerare la gabbia in cui si dibattono gli imprenditori che devono restituire i prestiti ottenuti dalle banche nei termini temporali concordati, senza uscita. Infatti, la "gabbia" risulta ssotanzialmente composta di tre elementi: calo del fatturato dovuto alla crisi, pagamenti "bloccati" da parte della Pubblica amministrazione, aumento dei protesti bancari, Una concomitanza di elementi che contribuiscono a tenere sotto un tallone di ferro quasi impossibile da rovesciare le pmi. E, fra le conseguenze di questa ricaduta disastrosa dei 5 anni di crisi sempre più nera secondo le stime della Cgia di Mestre, "sono aumentate a visto d'occhio le aziende che da qualche mese stanno dilazionando i pagamenti degli stipendi a causa della poca liquidità", come precisa il segretario Giuseppe Bortolussi. Insomma, secondo quanto calcolato dalla Cgia, almeno una piccola impresa su due è costretta a raterizzare la retribuzione dei suoi collaboratori.

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