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Export salva Pmi, inchiodate da credit crunch e burocrazia Economia

Pmi, la sola cosa che va bene è l'export. In particolare in Toscana, dove la salute del mercato verso l'estero è testimoniato dai numeri: secondo i recenti dati Irpet, le esportazioni dal 2008 al 2012 per gli articoli in pelle crescono del 36%, macchinari e apparecchiature del 12%, prodotti chimici 37%, prodotti di altre industrie manifatturiere + 15%, apparecchiature e apparecchiature elettriche + 32%, articoli di abbigliamento +11%, bevande +30%, prodotti alimentari +23%, carta e prodotti di carta +14%. Insomma, una crescita pari a  quasi tre volte di più della media nazionale, sette volte che in Lombardia, il triplo dell’Emilia Romagna e più di diciassette volte del Veneto. Inoltre cresce il numero di multinazionali e griffe che decide di riportare in Toscana la propria produzione come ha reso noto il presidente della pelletteria di Confindustria di Firenze  Franco Baccani, parlando con il Sole24ore a proposito del "rientro" della Montblanc e sbilanciandosi: "Lo faranno altri a breve". Motivo della reviviscenza del settore, il salto di qualità, come indica anche l'Irpet, che le pmi toscane hanno saputo compiere.

Tutto bene dunque? No, affatto, almeno se si tiene conto di altri dati che in realtà illustrano come le nostre Pmi stiano compiendo un vero e proprio miracolo solo per il fatto di riuscire a stare sul mercato. A conti fatti i nemici più insidiosi, credit crunch e burocrazia, sono ancora all'opera e stanno allegramente erodendo la capacità finora dimostrata di "reggere" in condizioni assolutamente svantaggiate la concorrenza staniera.

I "numeri" ancora una volta li dà la CgiaMestre: dal dicembre 2011 al dicembre 2012, la contrazione dei prestiti alle aziende italiane è ammontato a 32,6 miliardi di euro. Che vuol dire 32,6 miliardi di liquidità in meno nel circolo produttivo. Le sofferenze, sempre nello stesso periodo (i dati riguardano il livello nazionale)  sono aumentate di 14,4 miliardi di euro. Ma, a fronte del 2012 anno orribile della crisi, "la raccolta degli istituti di credito è aumentata complessivamente di 43,33 miliardi di euro (+2,5%), mentre i prestiti erogati alle famiglie ed alle imprese sono diminuiti di 27,58 miliardi di euro (-1,4%)", secondo i dati di Cgia.

Capitolo a parte, la burocrazia: quanto costa alle Pmi italiane? Anche in questo caso, soccorrono i dati della Cgia: si tratta, secondo le rilevazioni eseguite dall'Ufficio studi di Mestre, di una tassa occulta che, misurata fra maggio 2011 e maggio 2012, è costata al sistema delle Pmi 26,5 miliardi di euro, con un aumento, rispetto a poco più di un anno prima, di 3,4 miliardi di euro pari a + 14,7%. Una "tassa" che vede, su ogni Pmi, calcolando i costi su base annua e aggiornandoli al maggio 2012, 6.000 euro di aggravio spese.

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