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Poesia: i vincitori del 24° Premio Nazionale di Montepescali Cultura

Montepescali – Cresce l’attenzione e la partecipazione al Premio nazionale di poesia “Elisabetta Fiorilli” organizzato dal Circolo Culturale Montepescali che sabato 26 maggio ha celebrato la sua 24° edizione. La giuria ha esaminato e giudicato 952 liriche di 335 autori provenienti da tutta Italia.

Sostenuto dalla Fondazione Elisabetta e Clemente Fiorilli, il premio è suddiviso in tre sezioni: il concorso nazionale, quello riservato ai poeti della provincia di Grosseto e una riservata ai ragazzi delle scuole grossetane. Il premio nazionale dotato di  mille euro è stato vinto da Daniela Raimondi di Saltrio (Varese) con la lirica “La moglie di Lot”. Al secondo  posto Francesco Perlini di Bologna con “Le case ferme” e al terzo Luigi Brasili di Tivoli (Roma) con “Stalking”.  Laura Giorgi di Grosseto ha vinto il premio speciale per gli autori della provincia con “La morte è rosa”.

 

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La consegna dei premi è avvenuta nel corso di una serata condotta da Fabiana Paladini animatrice del Circolo culturale, presentata da Rita Martini e accompagnata dalle musiche del duo concertistico composto da Davide Vallini (sassofono soprano) e Marzia Stolzi (clavicembalo), nella foto. Il duo ha eseguito musiche di Benedetto Marcello e di Astor Piazzolla.

La cerimonia è stata anche l’occasione per riaprire la chiesa di San Niccolò di Montepescali, che risale all’XI secolo, rimasta chiusa per due anni a causa di restauri che ne hanno valorizzato le ricchezze architettonica e pittorica. L’inaugurazione ufficiale è fissata per il 3 giugno, festa del Corpus Domini con la partecipazione del vescovo di Grosseto.

Ecco il testo della poesia scelta dalla giuria composta da Giovanna Tagliaferri (Presidente),  Giovanna Leoni, Giulio Gasperini, Adriano Poletto e Gianluca Franci. 

 

 

poesiamonte

Daniela Raimondi

 

 

 

 

 

 

La moglie di Lot

 

Stanotte ho liberato i miei cavalli.

Ho dato cibo ai cani ciechi

poi sono venuta fra i monti per cercarti.

Ho camminato scalza,

stringevo fra le braccia girasoli accesi.

 

Non so più essere come tu volevi.

Sono soltanto un corpo chiuso,

la somma di mille fallimenti quotidiani.

Ma come sopravvivere l’inverno

o ignorare ancora la luce del tuo volto.

Mi resta solo la fierezza assurda dei perdenti:

fermare il tempo con il gesto di una mano,

sfidare a testa alta la furia di chi non sa piegarmi

né ha mai saputo leggermi nel cuore.

 

La morte, sai, non mi spaventa.

Non è che un mutamento impercettibile nell’aria,

un respiro che trema sulla terra

ma poi si acquieta, senza il minimo rumore.

È l’abbandono che mi fa paura.

È il tuo abbandono quello che fa più male

mentre il tuo sguardo

brucia e mi trasforma in sale.

 

Dimmi: sentisti le mie grida

mentre il sangue si faceva pietra?

Trovasti in me la rabbia per nutrire il cuore?

Ma come posso incontrare i tuoi occhi e non tremare

come fissare il cielo e non esserne distrutta.

E nonostante tutto

ancora mi tendevo alle tue mani

quelle tue mani grandi, orrendamente vuote.

 

Ci sarà tempo adesso per dimenticare.

Un tempo senza limiti, come nell’infanzia.

E poi restare immobile fra le spighe di grano,

con questo orgoglio inutile a brillarmi dentro agli occhi,

con l’edera a stringere i miei polsi ed i miei fianchi.

 

Daniela Raimondi — SALTRIO – (VA)

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