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Poggio Tre Vescovi, niente parco eolico (per ora) Ambiente

Alla fine, a decidere se l’impianto eolico del Poggio Tre Vescovi si farà sarà il consiglio dei ministri. Una decisione, quella presa dalla Conferenza dei Servizi che si è tenuta a Firenze il 10 ottobre scorso, che equivale a uno stop di fatto dell’opera.
Una questione complessa, quella del parco eolico di “Fresciano.Poggio Tre Vescovi” che vede una netta distinzione fra pareri favorevoli e negativi: da un lato, le Regioni Toscana, Emilia-Romagna, il Ministero per i beni e le attività culturali e la Provincia di Arezzo, che hanno dato parere negativo; dall’altro, i Comuni e le Comunità montane interessate che hanno confermato, nel corso della Conferenza dei Servizi svoltasi a Firenze il 10 ottobre scorso, il loro parere positivo. Nel mezzo, un’aspro commento del sindaco di Casteldelci, Mario Fortini, e una denuncia presentata dall’associaizone ambientalista Italia Nostra.
Sul piatto, il progetto del grande parco eolico presentato dalla società GEO Italia, per un investimento di circa 220 milioni di euro, che dovrebbe sorgere tra i Comuni di Badia Tedalda (AR) Verghereto (FC) e Casteldelci (RN).
Se da una parte le due Regioni interessate e il Ministero che ha raccolto anche i pareri negativi delle soprintendenze di Arezzo e Ravenna, hanno espresso parere negativo come la Provincia di Arezzo, mentre quella di Rimini ha chiesto integrazioni prima di esprimersi, i Comuni e le Comunità montane coinvolte hanno confermato il loro parere positivo già espresso in precedenza. Per questo, in base alla legge 241/90 sul procedimento amministrativo, la conferenza ha deciso di rimettere la deliberazione al consiglio dei ministri.
Le dimensioni del progetto sono veramente molto ampie, e comportano senz’altro un grande impatto sulla natura del luogo, una punta appennninica che si intercala fra Romagna, Umbria e Marche, dotata di un paesaggio in buona parte incontaminato e di una storia illustre.
Innanzitutto le torri eoliche, alte 180 metri, per cui si è richiesto anche il parere dello Stato di San Marino. E’ prevista la realizzazione di 36 aerogeneratori, di cui 22 nel territorio del Comune di Badia Tedalda (Arezzo), della potenza nominale  di 3,4 MW ciascuno, per una potenza totale installata di 122,40 MW.   E’ prevista inoltre la realizzazione di circa 18 km di strade di collegamento interne all’impianto, anche attraverso adeguamenti di sentieri esistenti, di cui 14 km interessano il territorio toscano. L’accesso al sito per i mezzi pesanti adibiti al trasporto delle pale avverrà tramite strade esistenti, sulle quali sono previsti 26 interventi di adeguamento, con  relativi disboscamenti di macchie boschive, siepi e filari arborei. Il progetto ha visto in prima fila sul fronte contrario l’associazione Italia Nostra, che, con un comunicato di Mariarita Signorini, membro della giunta e del gruppo di lavoro energia del Consiglio nazionale di Italia Nostra, elenca in modo puntuale le devastazioni che verrebbero prodotte in un ambito territoriale in cui insistono paesaggi in parte già tutelati da vecchi vincoli dove, per l’elevato valore ambientale, negli ultimi anni sono state istituite anche diverse aree protette (riserve naturali, parchi SIC e ZPS). Non ultimo, il problema del terreno, argilloso e soggetto a frane, che mal potrebbe reggere l’impatto di ingenti sbancamenti e movimenti di terreno.
Uno stop, quello di fatto attuato dalla Conferenza dei Servizi del 10 ottobre scorso, che non è andato giù al sindaco di Casteldelci, Mario Fortini, che, prendendosela direttamente con Italia Nostra, accusa l’associazione ambientalista di avere condizionato il ministero.
Ed ecco i numeri dati dal sindaco Fortini: 120 mega watt di energia prodotti, meno 4 tonnellate di anidride carbonica, lavoro per 30 giovani per 30 anni, ricaduta sul territorio per decine di ditte locali. Il sindaco ricorda anche i 260 milioni di capitale estero di investimento, il fatto che le strade utilizzate saranno quelle esistenti, e parla di 5 chilometri di deserto che potranno essere rimessi a posto.
Ma un’altra ombra, sinistra, si è alzata sul progetto: una denuncia, depositata da Italia Nostra alla Procura di Arezzo, in cui emerge che l’autorizzazione paesaggistica e idrogeologica, oltre al piano particellare di esproprio, vengono richiesti dai tecnici di Badia Tedalda. Dalla documentazione prodotta sembra che il 50 % dei terreni interessati siano di proprietà del sindaco dello stesso comune e di suo fratello.
 

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