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Polemiche in Gb: discriminati lavoratori Ue residenti Politica

Londra – Il Regno Unito negli ultimi giorni risulta il paese più danneggiato dagli effetti drammatici della pandemia, uno tra i più colpiti in Europa. Il sito del governo britannico registra 27,967 deceduti a causa del virus, ma come sappiamo il numero potrebbe essere di gran lunga superiore.

Il governo britannico, con un Primo Ministro tornato da poco da una lunga convalescenza da Covid-19, si trova immerso in un dibattito pubblico acceso e polemico contro il suo operato. L’ultimo attacco è arrivato da Nathalie Loiseau, che guida un gruppo trasversale di parlamentari europei (MEPs) che accusa la governance britannica di discriminazione contro i cittadini europei residenti nel Regno Unito.

Fin da subito il governo britannico ha attivato una serie di ammortizzatori sociali e aiuti statali per le persone maggiormente colpite dagli effetti del lockdown. Un piano economico efficace e veloce, ma che non tiene conto delle migliaia di persone che a causa della Brexit si ritrovano in un limbo burocratico causato dal periodo di transizione, che terminerà nel dicembre 2020.

Anche in questo caso il virus ha messo in luce crepe del tessuto sociale dovute a scelte politiche affrettate e non lungimiranti, infatti il virus ha danneggiato ulteriormente situazioni borderline, come quella dei cittadini europei che attualmente vivono nel Regno Unito, ma a livello burocratico ancora non risultano pienamente residenti britannici e quindi non tutelati come il resto dei cittadini autoctoni.

Il governo inglese prima dello scoppio della pandemia aveva messo a disposizione per gli abitanti dell’UE, che erano intenzionati a rimanere nel territorio britannico, oltre la fine del periodo di transizione, due strumenti: il SETTLED STATUS e il PRE- SETTLED STATUS, entrambi con la valenza di permessi di soggiorno a tempo indeterminato. Eppure, mentre il primo permette di accedere ai Benefit messi a disposizione dal governo britannico a coloro che risiedono da più di cinque anni, senza troppi intoppi burocratici, poiché ha valenza di un permesso di soggiorno indefinito, il secondo sta causando diversi problemi di accessibilità per quelli che hanno bisogno di chiedere sovvenzioni statali.

A sostegno della causa è intervenuta anche la Comunità europea, la quale ha criticato il Regno Unito di non rispettare le regole di negoziazione sancite dagli accordi, nei quali si impegnava a garantire il rispetto a tutti i cittadini europei dei loro diritti, anche sul territorio britannico durante il periodo di transizione. In un momento storico come questo, dove la pandemia ha aumentato le diseguaglianze tra classi sociali, aumentando il divario tra poveri e ricchi, il trattamento iniquo riservato ai cittadini europei, residenti nel Regno Unito da meno di cinque anni, incrementa ancora di più le disparità sociali.

La legge varata nel 2019 dal Parlamento britannico, sebbene già allora giudicata discriminatoria, è passata e ha stabilito che i cittadini in possesso del pre- settled status non avessero un diretto accesso al welfare statale. Cristina Megaluzzo, che al patronato INCA di Londra si occupa di fornire un aiuto a coloro che fanno domanda per gli Universal Credit, mi ha raccontato che i cittadini che hanno il pre settled status sono abilitati a richiedere i benefit, ma per farlo devono seguire una procedura più lunga per ottenere il “Right to reside”, al fine di dimostrare la loro residenza nel Regno Unito.

Si tratta di 1,2 milioni di persone che non hanno un accesso diretto ai servizi di welfare, e molti di loro hanno perso il lavoro e ne hanno bisogno, ed è loro diritto avere, un aiuto immediato. L’associazione politica 3million, attiva già nella campagna a favore del REMAIN contro la Brexit, si è messa in moto per combattere questa causa. Ha attivato una raccolta fondi, al fine di ricoprire le spese legali necessarie a farsi ascoltare dalla Corte Suprema e poi dal Parlamento.

Questa decisione di adire a vie legali è stata presa dopo che il gruppo politico ha inviato una lettera al segretario di stato esponendo il problema del trattamento iniquo e ingiusto riservato ai cittadini con il pre settled status ed ha ricevuto una risposta di negazione dei fatti, affermando invece che il governo sta rispettando le regole dei negoziati.

In occasione del 75esimo anno dalla vittoria sul nazifascismo la regina Elisabetta, parla una seconda volta alla nazione, dall’inizio della pandemia, usando parole incoraggianti e ricordando, alla fine del discorso, che in guerra le nazioni si combattevano fra di loro, mentre adesso è necessaria una cooperazione fra popoli per il bene di tutti.

Di conseguenza, risulta quasi anacronistico che in uno dei paesi che dl 1979 ha fatto parte dell’Unione Europea, organizzazione internazionale fondata sul principio di cooperazione tra stati membri per promuovere pace e benessere economico e sociale, in questo momento siano permesse discriminazioni verso alcuni cittadini europei per l’accesso ai servizi di welfare.

 

 

 

 

 

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