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Poli e Luzzati: il nostro miglior Novecento Cultura

Mancava un bel libro illustrato su un attore straordinario come Paolo Poli (classe 1929, ma nessuno ci crederebbe!) e un artista eccezionale come Lele Luzzati (1921-2007). Ci hanno pensato Marina Romiti, storica dell’arte con esperienza amministrativa, e Maschietto Editore, che oggi 4 dicembre alle 17,30 lo presentano al Teatro Puccini, dove Poli è sulla scena col lavoro “Aquiloni” fino al 9 dicembre. Il sottotitolo Il Novecento è il nostro secolo non è una mera collocazione temporale, ma come ben scrive Natalia Aspesi nell’introduzione, il libro dedicato a Poli e Luzzati riesce a raccontare “una cultura artistica profondissima, un sapere straordinario, una vita fatta di orgoglio e sincerità, di passione e rettitudine, di solitudine e ombra, ma anche di profonda, taciuta melanconia. Una vita ricchissima che è il racconto più nostalgico e raffinato del Novecento”.

Il volume, curatissimo nelle immagini, contiene dialoghi tra Romiti e Poli sul teatro e le arti, fra le scenografie e le invenzioni di Luzzati. I due protagonisti si conobbero a Genova negli anni Cinquanta del Novecento, e si divertivano, racconta Poli “…ad andare per le case delle signore ricche e ci si travestiva con le coperte del letto e con tutto quello che si trovava”, e a fare esplorazioni artistiche insieme. Quali le suggestioni desunte dalla storia della grande arte è illustrato nelle foto delle scenografie: Picasso e Les demoiselles d’Avignon, Max Ernst e L’Europa dopo la pioggia, Savinio e La sposa fedele, Antoine Watteau e La perspective, Balthus e La fanciulla e il gatto, e così via, dai Futuristi a Francis Bacon,  assieme a citazioni di ambienti storici,  legati alla famiglia de’ Medici, oppure alla letteratura tardo romantica di Gozzano, alle fiabe tra cui primeggia Pinocchio.

Il fascino del libro sta quindi nella vis comica di Poli che farcisce le sue battute con le trovate che ce lo rendono ambiguamente irresistibile da sempre, fin dagli esordi in calzoncini, fatti in una tivù in bianco e nero; e nella passeggiata, tra realtà e metafisica, nell’arte del Novecento. Questa si svolge, di sala in sala, proprio un anno fa, dentro al rinnovato Museo milanese che ha sede nell’Arengario al Duomo – ed è la parte conclusiva del libro. Un pretesto affascinante per affrontare anche una critica verso la gestione di certi musei, contro l’inadeguata istruzione scolastica, verso certi osannati critici come Longhi (“era tremendo” commenta Poli), e per approfondire, sollecitando la memoria inesauribile di Poli, tanti eventi e altrettanti personaggi del secolo trascorso. Con cui anche noi abbiamo avuto a che fare, direttamente o indirettamente, grazie alle interpretazioni divertenti e dissacranti di un attore di teatro che ci ha sempre riempiti di voglia di sorridere, mentre ci insegnava qualcosa di fondamentale della nostra cultura.


 

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